Pubblicato da: fitonews | 11 giugno 2018

Affaticamento oculare e mirtillo

Televisione, computer, posture sbagliate, cattiva illuminazione, ecc. possono contribuire all’insorgenza di un affaticamento oculare, spesso segnale indiretto della presenza di un vero e proprio disturbo della vista. Importante è l’impiego in oftalmologia dei frutti del Vaccinium myrtillus L.(mirtillo nero): la ricchezza in antociani, composti polifenolici che presentano effetti antiossidanti e antinfiammatori, determina la spiccata attività angioprotettrice dei frutti di V. myrtillus. Gli antociani, presenti nel fitocomplesso, sono in grado di favorire la microcircolazione, la rigenerazione della rodopsina: aumentano la velocità di rigenerazione dei pigmenti retinici e sono in grado di migliorare l’adattamento all’oscurità e la qualità della visione in quanto agiscono come normalizzanti nelle carenze di adattamento e di percezione visiva (in particolare in condizioni di luce crepuscolare).Tali dati sono confermati dall’elettroretinografia. Valida è quindi la prescrizione in caso di miopia, nelle alterazioni del visus, nelle retinopatie diabetiche. Preparati a base di mirtillo possono essere impiegati, come coadiuvanti, anche nel trattamento della cataratta e del glaucoma. Avvertenze: I frutti non presentano tossicità o effetti secondari. Solo per dosaggi elevati (antocianine: >100 mg/die) occorre cautela in pazienti con disordini della coagulazione e in quelli che assumono warfarin o farmaci antiaggreganti. Posologia: Vaccinium myrtillus T.M. (da frutto fresco): 40 gocce, diluite in acqua, 1-3 volte al dì. Una piacevole modalità di assunzione è il succo che può essere somministrato a cucchiai (puro o diluito): unica avvertenza è quella di aggiungere un po’ di miele per ovviare alla stipsi che può seguire ad un consumo eccessivo.

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Pubblicato da: fitonews | 8 giugno 2018

Le piante “nemiche” dei bambini

Dalla M@yer newsletter – Azienda ospedaliero universitaria (Firenze):

” Nella maggior parte dei casi causano solo fastidi lievi e transitori, come irritazioni cutanee o disturbi gastrointestinali, ma è comunque bene tenerle d’occhio. Sono le piante velenose: alcune proprio insospettabili, devono diventare sorvegliate speciali specialmente se in casa si aggira un bambino nella fascia tra 1 e 2 anni (quella, cioè, in cui finisce tutto in bocca). Doverosa premessa: “Senza allarmarci troppo, cogliamo l’attenzione alle piante come occasione per insegnare ai bambini, una volta di più, che senza chiedere non si mangia niente”, spiega Francesco Silenzipediatra del Pronto soccorso del Meyer. Intanto, per orientarsi: “In generale, in casa o all’aperto, ci devono insospettire tutte le piante che hanno un odore intenso, la linfa lattiginosa o le bacche rosse”.

Le sorvegliate speciali. Detto questo, ecco una lista di alcune piante velenose da mettere in sicurezza in presenza di bambini intraprendenti:

  • agrifoglio: le sue bacche e le sue foglie possono dare nausea, vomito, diarrea, sonnolenza e in rarissimi casi convulsioni
  • azalea: le sue foglie possono essere velenose se ingerite (in grandi quantità)
  • calla: alcune parti delle pianta possono dare intossicazione se il bambino le mangia (o semplicemente ciuccia)
  • ciclamino: la linfa può dare irritazione cutanea e, se ingerita, disturbi intestinali
  • gelsomino e ginestra: velenosi in tutte le loro parti, se ingeriti possono dare disturbi visivi e difficoltà nella coordinazione motoria
  • mughetto: fiori, foglie, frutti e bulbi sono tutti velenosi se ingeriti
  • oleandro: la sua linfa irrita pelle e occhi. Se ingerito o ciucciato può dare effetti sistemici (come problemi gastrointestinali, cardiaci, ipotermia) anche gravi
  • stella di natale: la linfa è irritante per la cute; foglie e semi se ingeriti, in rari e gravi casi, possono provocare il delirio
  • tulipani: contengono tossine nei bulbi
  • vischio: è tossico (anche se le bacche sono bianche!)

Cosa fare in caso di emergenza. “Se si ha il sospetto che il bambino sia venuto in contatto con una pianta velenosa, la prima cosa da fare è lavare la cute con abbondante acqua corrente. Allo stesso modo, in caso di contatto con gli occhi, vanno sciacquati per molti minuti con acqua fresca. Mentre, se si sa o sospetta un’ingestione (o se temiamo che il bambino abbia morso o succhiato una pianta velenosa), è importante togliere dalla bocca eventuali residui e sciacquarla abbondantemente, chiamando il centro antiveleni per un primo orientamento”, spiega il dottor Silenzi. E attenzione: “Se i sintomi sono tali da spingerci al pronto soccorso, è importante portarsi dietro anche la pianta, perché i medici possano identificarla correttamente”.

Pubblicato da: fitonews | 11 maggio 2018

A proposito di aglio….

La principale indicazione terapeutica di Allium sativum L. (Aglio) riguarda il trattamento coadiuvante dell’ipertensione e dell’ipercolesterolemia. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ” può essere utile nel trattamento dell’ipertensione di tipo lieve”. Sono segnalate, inoltre, proprietà diuretiche attribuibili soprattutto ai fruttosani e all’olio essenziale. Da non sottovalutare  la concomitante azione ipocolesterolemizzante che può contribuire a contenere il rischio cardiovascolare. L’aglio oltre a ridurre i livelli di colesterolo e dei trigliceridi plasmatici può contribuire ad inibire lo sviluppo di processi aterosclerotici. Sono state dimostrate, inoltre, modiche proprietà antiaggreganti piastriniche e fibrinolitiche con aumento del tempo di sanguinamento e conseguente riduzione del rischio di trombosi. L’attività è simile a quella dell’aspirina. Preparati a base di Aglio presentano, inoltre, per la ricchezza in Zolfo, un’interessante azione antiossidante. Viene segnalata anche un blando effetto ipoglicemizzante.  Avvertenze: L’impiego dell’aglio, anche a dosaggi terapeutici, è controindicato o quantomeno deve essere attentamente vagliato, nei pazienti in trattamento con farmaci che influenzano la coagulazione sanguigna (aspirina, warfarin, ecc) o con farmaci antiinfiammatori non steroidei. Posologia: Estratto secco nebulizzato e titolato in alliina min.1% (Farmacopea Francese X): 1 capsule 1-3 volte al dì.
Curiosità: ” Questo ortaggio era collegato anche al culto di San Giovanni, e si pensava che comprarlo nel giorno a lui dedicato avrebbe tenuto lontana la miseria” .

Pubblicato da: fitonews | 1 maggio 2018

Questa mattina navigando su internet…..

Questa mattina navigando su internet ho trovato un articolo, datato 2010, e che non avevo mai letto, apparso su “La Nuova Sardegna” relativo al mio libro “Piante medicinali in Sardegna” (2009). Una bella recensione per un libro ormai esaurito da tempo e che meriterebbe sicuramente una ristampa.  Ecco il testo:

Virtù e benefici delle piante medicinali della Sardegna

La studiosa Enrica Campanini, medico fitoterapeuta ed omeopata, autrice di numerose pubblicazioni di Storia della Medicina, ‘ormai sarda per annosa ed affettuosa consuetudine” come sostiene Pier Luigi Cabras (suo professore), firma ora un corposo volume dal titolo Piante medicinali in Sardegna (Ilisso, 592 pagine, 68 euro), appena uscito per i tipi della casa editrice nuorese che, come di consueto, ne ha curato minuziosamente anche la veste grafica. L’opera si presenta infatti in confezione elegante con sovraccoperta cartonata e cofanetto ed è ricca di più di 600 immagini che immediatamente restituiscono suggestioni e atmosfere del paesaggio naturalistico sardo e invitano ad un viaggio alla scoperta delle piante medicinali in uso nella tradizione popolare della Sardegna. Le fotografie, a corredo del volume, dell’argentina Nelly Dietzel dimostrano, oltre l’evidente professionalità, un’acuta sensibilità, quasi poetica, nel restituire delle piante ora un colorato colpo d’occhio d’insieme, ora un dettaglio sorprendente, o ancora una forma, una struttura, una sfumatura (alcune riproduzioni in gigantografia sono in mostra al Caffè Tettamanzi a Nuoro). ‘Il corpus fondamentale del libro è un viaggio nella natura, nella scienza, nell’antropologia e nella cultura sarda, guidati dalle piante, e con le piante entriamo in un mondo sconfinato di notizie” cosi sostiene l’esperto Andrea Bocconi nella bella presentazione in quarta di copertina. Basta aprire il libro su una qualunque delle 130 schede monografiche per scoprire un mondo, per fare una sorta di viaggio nel tempo e nello spazio. Il percorso di lettura è semplice, ma al contempo labirintico. Il tracciato chiaro nella presentazione grafica apre però vedute sempre nuove, stimoli culturali e curiosità che si offrono ai nostri più peculiari interessi. Possono essere le note storiche che invitano a seguire il percorso della conoscenza nel tempo della pianta in oggetto, possono essere le curiosità letterarie, folkloriche, etniche, antropologiche che ci attraggono, raccontate in un’apposita finestra evidenziata dal colore e dalla collocazione, oppure gli effetti secondari o di tossicità e le possibili interazioni con altri elementi, oppure ancora la composizione chimica e persino il dosaggio da utilizzare a seconda del risultato che si vuole raggiungere.
Di ogni pianta, infatti, la scheda descrive l’utilizzo medico che nel corso dei secoli è stato fatto fino all’attuale impiego clinico, l’uso empirico nella medicina popolare, spesso messo a confronto con quello di altre zone d’Italia, le denominazioni scientifiche, comuni, in sardo, in inglese e francese, la famiglia di appartenenza, le parti da utilizzare, i costituenti e le attività principali, l’impiego terapeutico. Oltre gli Indici vari, gli apparati di completamento come il ‘Glossario dei termini scientifici o riferiti a particolari usi popolari” e il ‘Dizionarietto biografico dei personaggi citati nel testo” rappresentano un’ulteriore possibilità di approfondimento. Una grande opera, insomma, frutto di un complesso e minuzioso lavoro protrattosi per un biennio (si pensi solo al tempo necessario per la ricerca delle specie endemiche rare oppure per la documentazione fotografica delle piante nei diversi periodi di fioritura), che accompagna gli appassionati in una lettura affascinante, i dilettanti alla scoperta della meravigliosa natura che ci circonda e tutti nel desiderio di indagare ulteriormente su questo o quell’aspetto per una migliore conoscenza della flora della nostra bella e ricchissima isola. (Anna Saderi)”

Pubblicato da: fitonews | 12 aprile 2018

Le virtù terapeutiche dell’Iperico

La somministrazione della pianta risulta valida nelle forme ansioso-depressive blande e  nella distonia neurovegetativa. Numerosi sono ormai gli studi clinici e sperimentali che ne attestano l’attività antidepressiva e che hanno cercato di indagarne il meccanismo d’azione. Fra le sostanze del fitocomplesso, implicate in questa azione, vi sarebbero l’ipericina, l’iperforina e i flavonoidi, il cui meccanismo d’azione può essere riportato a una attività sui neurotrasmettitori cerebrali, quali serotonina, dopamina e noradrenalina. ESCOP (European Scientific Cooperative On Phytotherapy) , OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e Commissione E ne riconoscono l’uso nel trattamento delle turbe psicosomatiche, degli stati depressivi, dell’ansietà e dell’agitazione nervosa. L’iperico trova indicazione oltre che nel trattamento delle turbe depressive lievi e moderate nei disturbi ossessivi-compulsivi. […]Per quanto riguarda l’azione antivirale è stato segnalato che la pianta può essere utile nel trattamento della stomatite vescicolare, dell’influenza, dell’Herpes simplex, ecc. Sempre per via interna l’iperico esercita un’azione coleretica ed epatoprotettrice che ne rende interessante l’impiego nelle epatopatie.
Per uso esterno l’iperico manifesta un effetto anestetico locale, blando ma costante, modera le reazioni infiammatorie, favorisce la riparazione del rivestimento epidermico. A tutto ciò si aggiungono proprietà antisettiche.
Avvertenze: Hypericum può interferire con l’attività di alcuni farmaci (digossina, ciclosporina, warfarin, contraccettivi, ecc.). Si consiglia di non superare i 15 giorni di trattamento senza avvisare il medico. Non assumere contemporaneamente a terapia antidepressiva.L’azione fotosensibilizzante dell’iperico (ipericina) si può manifestare soltanto a dosaggi nettamente superiori rispetto a quelli utilizzati a scopo terapeutico. Si consiglia comunque di evitare esposizioni solari prolungate e trattamenti U. V, durante la terapia, per os, con Iperico.

(Testo tratto da: Campanini E., 2013, Piante medicinali in Fitoterapia e Omeopatia, Tecniche Nuove, Milano)

 

Pubblicato da: fitonews | 19 marzo 2018

Una valida alleanza….

“La Fitoterapia, con il suo vasto bagaglio di piante medicinali, è una valida alleata nel trattamento del sovrappeso e dell’obesità. Ci potremmo, infatti, avvalere delle piante medicinali sia per riequilibrare la funzione epatica e quindi intestinale, sia per attivare un drenaggio che permetta l’eliminazione delle tossine da parte dell’organismo attraverso i suoi emuntori naturali: fegato, reni, intestino, pelle. Acquista importanza, inoltre, la prescrizione di piante ad attività sedativa o regolatrice dello psichismo e del sistema neuro-vegetativo al fine di modificare il terreno psicosomatico del soggetto in sovrappeso o obeso. Nel trattamento del sovrappeso anche la terapia omeopatica può costituire un valido sostegno per il raggiungimento di un buon risultato finale: la prescrizione omeopatica, sempre individualizzata, sarà in grado infatti di riequilibrare il soggetto dal punto di vista neurovegetativo ( miglioramento tono fisico e psichico) e di migliorare la fisiologia e la reattività individuale. Nell’affrontare un paziente in sovrappeso, il medico omeopata ha la possibilità di utilizzare uno o più medicinali detti “di fondo” o “di terreno” e alcuni medicinali detti “sintomatici”, allo scopo di riequilibrare un soggetto chiaramente scompensato e spesso reduce da frustranti tentativi di dimagrimento non riusciti.E’ importante, inoltre, far comprendere al paziente in sovrappeso che non può essere la pianta, il farmaco o alcunché di miracoloso a farlo dimagrire: solo l’attuazione di un insieme di strategie terapeutiche, seguite sotto controllo medico, saranno in grado di modificare l’atteggiamento nei confronti del cibo, di migliorare l’adesione alla dieta e di stimolare in modo adeguato l’organismo”.

(Testo tratto da: Campanini E.,  2017, Fitoterapia, Gemmoterapia, Omeopatia – Impiego terapeutico per un approccio integrato, Tecniche Nuove)

 

Pubblicato da: fitonews | 27 febbraio 2018

Sin dagli inizi della mia attività di medico…..

“Sin dagli inizi della mia attività di medico, circa trenta anni fa, mi sono resa conto che spesso l’intervento farmacologico, in particolare in ambito pediatrico, non rappresentava una effettiva esigenza terapeutica, ma era conseguenza di  una mancanza  di alternativa. Ho così iniziato a ricercare e approfondire altri approcci terapeutici, come appunto la Fitoterapia e l’Omeopatia: uno studio appassionato, che mi ha portato anche all’estero per perfezionarmi (Diploma Universitario in Fitoterapia e Piante Medicinali, Università di Montpellier,Francia) e che mi ha condotto in seguito alla docenza presso varie sedi univeritarie, alla collaborazione con svariate istituzioni, alla pubblicazione di numerosi testi oltre che ad applicare queste metodiche nella mia pratica quotidiana di medico.

Tengo a precisare che non esistono medicine classiche, dolci, alternative, ecc. in contrapposizione fra di loro: esiste infatti un solo modo di fare medicina che è quello che si avvale di metodiche terapeutiche diversificate che il medico è in grado di scegliere e modulare sulla base della patologia da trattare e, ovviamente, delle proprie conoscenze. Ciò vuol dire che il medico in base alla diagnosi deciderà se avvalersi del farmaco di sintesi oppure delle piante o del medicinale omeopatico o ancora di utilizzarle entrambe contemporaneamente. Così come la medicina di sintesi non è in grado di curare tutto, anche la fitoterapia e l’omeopatia presentano analoghi limiti: è dall’integrazione che si può ottenere quel sinergismo terapeutico che risulterà ottimale al paziente. 

Questo approccio terapuetico alla salute è un approccio globale: il paziente non viene trattato “a settori”, per organo malato, ma nella sua globalità. Si interviene sul  terreno del paziente cercando di riequilibrarlo, stimolandone la reattività e ottimizzando la risposta terapeutica. Agendo in questo modo posso affermare che, dal punto di vista personale, il mio bilancio è estremamente positivo per la possibilità di curare una gran parte delle patologie ambulatoriali con farmaci innocui, poco costosi, privi di effetti collaterali (omeopatia), molto graditi al paziente che  trova un medico che si interessa alla salute in senso globale e che lo considera come persona e non come organo malato. Curarsi con le piante medicinali e/ o con l’omeopatia vuol dire, inoltre, imparare ad affrontare in modo differente non solo la malattia ma anche rivedere il proprio stile di vita: non più il farmaco che da una risposta immediata ma temporanea al nostro problema ma cercare di comprendere cosa ha mutato il nostro equilibrio, agire cercando di prevenire, abbandonare i preconcetti (“mi curo solo con la medicina naturale”- “mi curo solo con la medicina ufficiale”) ed aprirsi invece ad una integrazione che alla fine non è solo terapeutica ma che coinvolgerà in senso positivo il nostro rapporto con i cosiddetti “altri”.

E’ necessario e  indispensabile quindi avvalersi di tutte le moderne acquisizioni che la ricerca ci offre, senza però farsi dominare dalla tecnica; occorre essere in grado di valutare, in base alle nostre conoscenze che devono essere sempre aggiornate e al quadro clinico da trattare, quando è il momento di adoperare l’omeopatia e la fitoterapia e quando è invece auspicabile l’impiego del singolo principio farmacologico. Oggi, purtroppo, l’uomo cerca di dominare la natura allontanandosene, invece di inserirsi in essa in maniera più razionale, cosciente ed armonica, pagandone così le conseguenze anche in termini di salute.

Dobbiamo imparare allora a saper vedere nell’armonia del piccolo l’armonia del tutto: se pensassimo, ad esempio, che quando assumiamo una pianta come medicamento assumiamo una sostanza viva, organica, sottomessa quindi a leggi proprie, ma che riflettono l’armonia del tutto, ci renderemmo conto come l’avvicinarsi al mondo delle piante medicinali venga a prediligere un discorso di equilibrio uomo-natura, in cui l’essere umano è partecipe e non elemento passivo del momento terapeutico. E’ essenziale ritrovare un nuovo rapporto di rispetto e di equilibrio fra uomo e natura, perché l’equilibrio dell’uno si rifletterà inevitabilmente su quello dell’altro in quanto entrambi facenti parte dell’insieme.”

 (tratto dal sito An yoga)

Pubblicato da: fitonews | 19 febbraio 2018

Gli omega-3 e il fumo

I ricercatori sono concordi nell’affermare che i fumatori presentano concentrazioni ematiche ridotte in sostanze antiossidanti e in altri preziosi principi come  vitamina C, zinco, calcio, acido folico, beta-carotene, vitamina E, ecc.Viene raccomandata pertanto una dieta ricca in frutta, verdura e pesce (salmone, tonno, pesce azzurro come sgombri, sardine, ecc.) L’American Heart Association (AHA) raccomanda di consumare pesce (preferibilmente azzurro – ricco di omega-3) almeno due volte alla settimana.Uno studio condotto su fumatori è giunto alla conclusione che l’assunzione di adeguate quantità di acidi grassi essenziali omega-3 può ridurre i danni fisici provocati dal fumo. Questa ricerca ha  analizzato gli effetti a seguito di un’assunzione giornaliera di acidi grassi omega-3 (2g) da parte di fumatori, per un periodo di quattro settimane. Dopo il periodo di follow-up i partecipanti hanno mostrato di aver ottenuto benefici a livello del sistema cardiovascolare (maggiore elasticità parete arterie, ecc.): «Questi risultati suggeriscono che gli acidi grassi omega-3 inibiscono gli effetti negativi del fumo sulla funzione arteriosa, che è un indipendente marcatore prognostico di rischio cardiovascolare. Gli effetti cardioprotettivi degli acidi grassi omega-3 sembrano essere dovuti a una sinergia tra i molteplici, complessi meccanismi, che coinvolgono gli effetti antinfiammatori e anti-aterosclerotici.» (World Heart Federation, 20/04/012). Fonti vegetali di omega-3 sono: semi ed olio di lino, noci e cereali, soia, ecc.
 

Pubblicato da: fitonews | 6 febbraio 2018

Calendula e invecchiamento cutaneo

In Fitoterapia Calendula officinalis L. (Calendula) è la pianta d’elezione per il benessere della pelle. Alla pianta sono riconosciute funzionalità emollienti, lenitive, rinfrescanti e riepitelizzanti (uso topico): il suo impiego è volto soprattutto a trattare pelli secche, delicate e facilmente arrossabili.  Grazie a tali caratteristiche Calendula officinalis è indubbiamente la pianta che maggiormente può accompagnare la pelle nel suo invecchiamento in quanto contribuirà a migliorare l’elasticità e il trofismo cutaneo, rendendo la pelle più resistente agli insulti meccanici. Le proprietà antiossidanti e antinfiammatorie (saponine triterpeniche, flavonoidi, carotenoidi, ecc.) proteggono inoltre la pelle nei confronti dei danni ossidativi prodotti dalle radiazioni solari. Uno studio di laboratorio ha dimostrato che l’applicazione di  calendula a cavie esposte ai raggi UV-B, ha permesso di ridurre gli effetti negativi sulla pelle (diminuzione stress ossidativo). Avvertenze: Il suo uso non dà luogo a fenomeni irritativi a meno che non vi sia un’allergia alla famiglia delle Asteraceae.Formulazioni: Oleolito, crema, pomata o unguento (2% – 5% -10% )

Pubblicato da: fitonews | 25 gennaio 2018

A proposito di sindrome premestruale e dismenorrea…

L’olio ottenuto dai semi di Oenothera biennis L., Borago officinalis L., Linum usitatissimum L. e Ribes nigrum L.. rappresenta una fonte significativa di acido γ-linolenico e linoleico che, oltre a numerose proprietà (riduzione colesterolemia totale, azione eudermica, ecc.), possiede spiccate proprietà antinfiammatorie grazie alle quali è in grado di contrastare ed alleviare la sindrome premestruale e la dismenorrea. Per quanto riguarda Borago officinalis si ricorda che i semi non contengono alcaloidi pirrolozidinici (epatotossici) presenti invece nelle altre parti della pianta. Posologia:  1-2 perle (500 mg) al dì per almeno 3 mesi. Se ne consiglia l’assunzione nella seconda metà ciclo.

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