Pubblicato da: fitonews | 1 agosto 2016

Buone vacanze!

BUONE VACANZE!  CI RIVEDIAMO A SETTEMBRE…..

Pubblicato da: fitonews | 23 luglio 2016

Calendula e le sue proprietà…

Calendula officinalisAi fiori di Calendula officinalis L. sono riconosciute proprietà antiflogistiche, antimicrobiche e cicatrizzanti. L’uso esterno (topico) della pianta risulta particolarmente utile nel trattamento di pelli secche, screpolate, delicate e facilmente arrossabili, di ferite e lesioni cutanee, nelle ipercheratosi (callosità plantari dolorose, cheratosi palmo-plantare), nelle foruncolosi e nelle dermatiti in genere, ecc. Grazie all’azione di normalizzazione della circolazione capillare sostenuta dai flavonoidi, alla presenza di mucillagini e sostanze antisettiche la pianta è in grado di svolgere una valida azione emolliente e lenitiva, di migliorare il trofismo cutaneo, di facilitare i processi riparativi e di manifestare attività batteriostatica. Molti sono gli studi che segnalano come una preparazione topica di Calendula (pomata, crema) sia in grado di promuovere la guarigione delle ferite incrementando la produzione di fibrina, stimolando la formazione di nuove cellule e migliorando la microcircolazione locale.Viene anche segnalato l’uso di preparati a base di Calendula nel trattamento delle alterazioni flogistiche a carico delle mucose orofaringee: l’infuso o la tintura diluita in acqua possono essere utilizzati con reale efficacia, come gargarismi e colluttorio, in caso di tonsilliti e infiammazioni delle vie aeree superiori, stomatiti, afte, gengiviti, piorrea e parodontopatie. Più raro è l’impiego per os: la presenza della frazione polisaccaridica (azione immunostimolante) ne giustificherebbe la prescrizione nelle malattie da raffreddamento, nelle forme erpetiche e nelle infezioni cutanee. I polisaccaridi presenti nel cover ultimofitocomplesso della pianta mostrano, infatti, sia in vitro che in vivo, una notevole attività immunostimolante e antivirale. I componenti dell’olio essenziale, inoltre, sarebbero responsabili delle riconosciute attività antimicrobiche, antifungine e antivirali.  Altra importante indicazione risulta essere quella relativa alla sua prescrizione come emmenagoga e antidismenorroica in quanto in grado di ristabilire il flusso mestruale diminuendone i fenomeni dolorosi, i disturbi di natura riflessa e regolarizzando il ciclo mestruale. L’azione sarebbe da attribuire alla presenza dei flavonoidi (azione antispasmodica, antiflogistica, ecc.). Altre segnalazioni riguardano le proprietà coleretiche e ipolipemizzanti: i saponosidi presenti nel fitocomplesso contribuiscono, difatti, ad abbassare il livello plasmatico di colesterolo e trigliceridi.
Curiosità:Nel testo di padre Antonelli (anni Trenta del 1900) si legge quanto segue:«Di più questa pianta è una specie di barometro per gli agricoltori: se alle sette del mattino i fiori non sono aperti, pioverà di certo in giornata; se i fiori sono aperti tra le sei e le sette si può sperare nel bel tempo».
(Testo tratto da Campanini E., 2013,  Piante medicinali in Fitoterapia e Omeopatia, Tecniche Nuove, Milano)

 

aloe vera vasoAloe vera:    viene segnalato che la pianta è in grado di assorbire la formaldeide, un agente inquinante, considerato cancerogeno, molto diffuso e presente nelle vernici, colle per moquettes, schiume isolanti, ecc. Sarebbe inoltre in grado di filtrare il benzene, anch’esso altamente cancerogeno (leucemie, linfomi, ecc.), un idrocarburo aromatico presente nelle pitture, detergenti, ecc.

cloroChlorophytum comosum (Falangio)  : viene considerata tra le più efficace per liberare le nostre case dai principali inquinanti: monossido di carbonio, benzene, toluene, xilene  e formaldeide. In particolare assorbe la quasi totalità del monossido di carbonio in 24 ore. Di facile manutenzione ( si accontenta di poca acqua e poco sole) si moltiplica molto rapidamente e le sue  foglie rappresentano  un elemento decorativo e di solito la pianta viene collocata su una mensola.

dracena-marginata-2_NG3Dracena spp. : sono  piante diffuse come elemento di arredo in quanto necessitano di poche cure. Sopravvivono alle annaffiature irregolari e possono essere collocate in ambienti poco luminosi.  Assorbono formaldeide, benzene (incluso quello derivante dal fumo di sigaretta) e in misura minore, tricloroetilene.

 

Graines_Ficus_Elastica_Ficus bennendijki ‘Alii’ et Ficus elastica): il Ficus , secondo uno studio della NASA avrebbe la capacità di ridurre del 50% la concentrazione di formaldeide e del 30% la concentrazione di benzene presente in una stanza in un giorno. Si consiglia di posizionarlo nell’ingresso di casa.

 

gerberaGerbera jamesonii: le gerbere assorbono il tricloroetilene, il benzene e la formaldeide. Sono indicate negli ambienti frequentati da fumatori.

 

hedera helixHedera helix (Edera)  conosciuta soprattutto come pianta da esterni,  in realtà possiede proprietà depurative così spiccate  che la rendono una pianta per interni adatta a qualsiasi stanza della casa. E’ in grado infatti di filtrare molti inquinanti indoor quali formaldeide, toluene, tricloroetilene, xylene  e il monossido di carbonio generato dal riscaldamento. Elimina il benzene  in 24 ore. Ha bisogno di un ambiente fresco.

 

270px-Nephrolepis_exaltata_(in_a_greenhouse)_01Nephrolepis exaltata ‘Bostoniensis’: La Felce di Boston  è considerata una delle migliori piante anti-polluzione. Assorbe efficacemente formaldeide e xylene. Ha bisogno di vivere in un ambiente caldo-umido.

 

 

raphisRhapis excelsa risulta la migliore fra le piante nel  rimuovere l’ammoniaca. Così trova un posto in cucina, dove vengono utilizzati la maggior parte dei prodotti per la pulizia.

 

 


potosScindapsus aureus
   (Potos), pianta a crescita rapida  e facile da gestire è in grado di filtrare benzene, toluene e formaldeide ed esani. Assorbe anche il  monossido di carbonio e in casa è particolarmente adatta  nell’angolo dedicato al bricolage.

 

E’ bene comunque ricordare che uno dei mezzi  migliori per purificare l’aria è quello di areare regolarmente gli ambienti….

 

(http://www.arehn.asso.fr/dossiers/)
Pubblicato da: fitonews | 3 giugno 2016

La yucca e il popolo Navajo

nanise_lgDurante il mio recente viaggio negli USA, nello store della Monument Valley la mia attenzione è stata catturata da un libro che parlava dell’impiego di cento piante presenti nella riserva Navajo e ovviamente ora è presente nella mia libreria….

Il popolo Navajo raccoglieva le piante selvatiche  per utilizzarle sia come alimento sia ad uso medicinale e anche per le cerimonie religiose. Le modalità d’uso erano sancite da rituali secolari le cui regole erano contenute  nei racconti sulla creazione tramandati oralmente: le storie non solo  raccontavano come e perché gli animali e le piante erano state creati ma anche come si rapportavano al Diné, il popolo Navajo. La Yucca  (Yucca angustissima Engelm.) è un buon esempio: nell’epoca durante la quale i mostri governavano la terra, gli dei  sorvegliavano  un molesto e cattivo orso–mostro. Alla fine gli dissero “Poichè sei così crudele nei confronti del popolo Navajo, tu provvederai a fornire loro per sempre cibo, vesti e sapone”. L’orso venne  ucciso e dove caddero i  suoi  pezzi crebbe la Yucca il cui nome navajo è Tsá’aszi’ts óóz.
I Navajo un tempo intrecciavano stuoie e sandali con le foglie lunghe e strette di Yucca. Le leggende navajo yucca angustissimaraccontano che fu loro insegnato a tessere dalla donna-ragno, una figura  navajo holy. Le foglie venivano impiegate anche per la fabbricazione di oggetti cerimoniali (cerchi, bastoni per preghiera, frecce, ecc.). Probabilmente il più importante uso cerimoniale  della yucca è il bagno con la saponata  ottenuta dalla sua radice: la purificazione, sia del corpo che dello spirito,  rappresenta, infatti, un momento molto importante nelle cerimonie navajo. Il  succo viene inoltre utilizzato per le pitture da utilizzare nelle cerimonie della pipa.
Uso medicinale: la pianta era usata nel parto. Le radici erano messe a macerare nell’acqua, il liquido filtrato e dato alla donna che presentava un lungo travaglio. Una tazza di acqua saponata di yucca con zucchero veniva dato alla madre per aiutare il distacco della placenta nel dopo parto.
Altro: Il frutto della Yucca angustissima  è considerato una prelibatezza e “come tutti sanno con la saponata della yucca si ottiene un ottimo shampoo”. La pianta è usata per lavare la lana ed è un mv15ingrediente di svariate tinture. Il sapone ottenuto dalle radici frantumate di questa o della Yucca baccata viene usato per lavare i capelli. A volte viene aggiunta Artemisia sp. per dare ai capelli un buon odore, morbidezza,  facilitare  la loro crescita in lunghezza e prevenirne la  caduta. Yucca angustissima  è spesso chiamata dai Navajos la pianta delle banane benché il sapore del frutto sia più simile a quello del dattero e non sia considerato così buono da mangiare come quello della Yucca baccata. Il frutto può essere tostato, consumato crudo, o affettato e essiccato per l’inverno. Il frutto triturato è usato per fare un formaggio a base di latte di capra. Altre parti della pianta sono edibili. I boccioli dei fiori sono tostati per 15 minuti; le foglie sono bollite con sale. Anche le pecore mangiano la yucca, specialmente i boccioli dei fiori.
(Testo tratto da: Vernon O. Mayes, Barbara Bayless Lacy, Nanise’ A Navajo Herbal – One Hundred Plants From the Navajo Reservation , Navajo Community College Press, 1989).

 

Pubblicato da: fitonews | 9 maggio 2016

Piante medicinali in Sardegna…

copertina sardegna grandePresentazione di Andrea Bocconi al mio libro “Piante medicinali in Sardegna” (Ilisso, 2009):

Quando Enrica Campanini mi ha proposto di scrivere una breve prefazione al suo lavoro, sono rimasto perplesso. Non sono medico, non sono un botanico, non  mi intendo di fitoterapia e, per dirla tutta, non mi intendo proprio di piante. Neanche il mio lavoro di psicoterapeuta sembrava avere molte connessioni con la sua ricerca, se non per la nostra frequente collaborazione professionale con pazienti che seguiamo.
Poi ho capito : Campanini mi invitava a viaggiare nel suo mondo, e per uno scrittore di viaggi questo è un richiamo irresistibile. Il corpus fondamentale del libro è un viaggio nella natura, nella scienza, nell’antropologia e nella cultura sarda, guidati dalle piante, e con le piante entriamo in un mondo sconfinato di notizie. Sapevo che la Ferula era usata per battere gli studenti senza lasciare traccia, ma non che fosse considerata un afrodisiaco e forse anche un anticoncezionale, accoppiata opportuna. Non sapevo che Prometeo avesse nascosto il fuoco rubato agli dei all’interno del suo fusto, pratica purtroppo tuttora usata da qualche piromane. Scopriamo poi che i pastori sardi avevano già scoperto che poteva  essere tossica per il bestiame e facevano un rito propiziatorio la notte di San Giovanni, notte magica e propiziatoria per la raccolta delle piante, mangiavano formaggio con fette del fusto della ferula per scongiurare depliant ilisso nuovo 2gli avvelenamenti dei propri capi di bestiame.  E poi scopriamo la connessione delle fave, proibitissime da Pitagora ai suoi discepoli , con il culto dei morti, ma anche con la nascita ( le fave come embrioni dei bambini ) .
Il tabù dell’attraversare i campi di fave non portò fortuna a Pitagora. La leggenda, narra che il grande filosofo venne assassinato da sicari, dopo essersi trovato dinanzi ad un campo di fave che avrebbe rifiutato di attraversare. La supposta pericolosità della pianta non era del tutto infondata: in alcuni soggetti predisposti causa una malattia molto grave detta favismo o anemia emolitica.
Naturalmente, come negli altri testi di Campanini, vi sono tutte le notizie indispensabili per il fitoterapeuta, ove si confronta il sapere popolare con la ricerca scientifica, evidenziando indicazioni e controindicazioni. Ma è anche un viaggio nel tempo, con lo straordinario dizionarietto biografico, che ci racconta di medici e studiosi delle più svariate discipline: alchimia, astronomia, teologia, farmacologia …, testimoni di un tempo in cui il sapere non era parcellizzato e scisso, e la medicina era forse più olistica. Di ognuno di questi personaggi verrebbe voglia di saperne di più, di indagare, di scriverne la storia. Alcuni sono notissimi, Avicenna e Ippocrate, Pitagora e Malpighi, Raimondo Lullo, figure straordinarie che ci ricordano, come nella famosa frase attribuita erroneamente a Newton, che oggi vediamo più lontano perché siamo nani che stanno sulle spalle di presentazione 103giganti. O la mistica Hildegarda di Bingen : o Santa Ildegarda (Bermeshein 1098 – Bingen 1179), badessa e naturalista. Sebbene sia spesso chiamata santa, non fu mai canonizzata. Scrisse il Liber semplicis medicinae o Physica ove parlava dei poteri curativi delle erbe, delle pietre e degli animali e il Liber compositae medicinae dove disquisiva sulle cause naturali delle malattie. Lasciò anche scritti di carattere mistico (Liber scivias). Fu anche musicista, aggiungo, e il suo pensiero è rilevante nel descrivere le esperienze mistiche di coscienza. E’ curioso scoprire il Vissani o il Pellegrino Artusi della latinità, Apicio, Marco Gavio (25 a.C.-37 d.C. ca.), famoso gastronomo romano, autore del più antico testo di cucina, il De re coquinaria, che rappresenta un’importante testimonianza sulle abitudini culinarie della latinità. Ed è divertente scoprire che Thomas Willis, autore nel 1661 del “Cerebre anatome”, passa alla storia non solo per la scoperta del circolo di Willis o per la descrizione del diabete mellito, ma anche perché si trasferì a Londra dove “.. nessun medico mai lo sorpassò e guadagnò più denaro di lui”.
Per ultimo sottolineo che, per lo splendido apparato iconografico, è un piacere estetico sfogliare il libro ed entrare con la guida garbata dell’autrice, nelle meraviglie della natura.
D’ora in poi guarderò le piante con più attenzione, e attraverserò i campi di fave, sia pure con rispetto.
Andrea Bocconi
scrittore, psicoterapeuta didatta di psicosintesi

Pubblicato da: fitonews | 22 aprile 2016

Fitoterapia- Gemmoterapia e gravidanza…

gravidanzaDurante la gravidanza le piante medicinali, se opportunamente scelte e prescritte dal medico, possono offrire un valido supporto per affrontare i piccoli disturbi che possono comparire. La ricerca mette in evidenza che in base all’alta frequenza d’uso e alla caratteristiche farmacologiche svariate sono le piante medicinali che possono essere “ragionevolmente” impiegate ma sempre sotto controllo medico. E’ bene però sottolineare come per molte di esse mancano informazioni certe relative al loro impiego sicuro in gravidanza e pertanto il loro utilizzo risulta spesso controindicato a scopo precauzionale. Per un uso ottimale delle piante medicinali è opportuno, inoltre, un continuo studio e aggiornamento al fine di verificare che non siano emersi nuovi dati relativi all’uso della pianta medicinale che si vuole prescrivere.
L’uso della Gemmoterapia in gravidanza sembra essere comunque abbastanza sicuro: al momento attuale, infatti, non sono segnalati effetti collaterali e/o interazioni farmacologiche. Nel testo di Capasso F. – Grandolini G. Fitofarmacia (2006) si legge a proposito dell’impiego della gemmoterapia in generale: «I gemmoderivati permettono di ottenere risultati
ricettaterapeutici sicuri e documentati, con assoluta assenza di effetti collaterali». Si segnala comunque che i soggetti sensibili alla glicerina (una delle sostanze che costituiscono il solvente utilizzato per la preparazione dei gemmoderivati) possono manifestare reazioni allergiche (sensazioni di malessere, vampate di calore, senso di oppressione a livello del capo): in questo caso è sufficiente sospendere il trattamento.
E’ opportuno ricordare infine che “naturale” non è sinonimo di “innocuo” o “salutare”: proprio perché presentano un’efficacia dimostrata, le piante medicinali, così come i farmaci, vanno usate con attenzione.
In ogni caso, ribadisco, è sempre bene attenersi alla regola che in gravidanza ogni intervento terapeutico, (fitoterapico, gemmoterapico, farmacologico) deve essere effettuato solo se strettamente necessario e per tempo limitato e comunque sempre su consiglio del medico.

 

Pubblicato da: fitonews | 25 marzo 2016

Il Tarassaco e le sue virtù….

Taraxacum officinaleTaraxacum officinale Weber (Tarassaco)
Da sempre la medicina popolare ha riconosciuto a questa pianta il potere di stimolare le funzioni epatiche, ma è stata la Fitoterapia moderna a confermare questa proprietà tramite prove pratiche di laboratorio e cliniche che hanno evidenziato sia l’aumento della contrazione della cistifellea (azione colagoga) sia l’aumento della secrezione biliare (azione coleretica).
La presenza di pigmenti colorati (composti flavonici) determina il colore dei fiori (giallo, per lo più), ma anche l’attività terapeutica: antispasmodica, diuretica, vitamino P-simile. I principi amari, inoltre, contribuiscono a migliorare la funzionalità digestiva ed epatica. Il tarassaco presenta anche una blanda azione lassativa. La pianta esercita inoltre attività ipocolesterolemizzante, azione dovuta molto probabilmente al comparto flavonico.
Il tarassaco può essere impiegato anche nelle cure di dimagrimento, non perché tolga l’appetito, bensì per le proprietà depurative. Si ricorda che le foglie agiscono maggiormente a livello renale, mentre la radice agisce più a livello epatico.
La ESCOP (European Scientific Cooperative on Phytotherapy) conferma tali proprietà. La cover ultimopianta (foglie e radice) conosce da sempre un uso alimentare e, grazie alla ricchezza dei suoi componenti, può essere considerata una verdura particolarmente utile per l’organismo.Avvertenze: è bene evitare la somministrazione in caso di gastrite o ulcera: per la presenza di principi amari può determinare disturbi gastrici da iperacidità. La pianta è controindicata in caso di flogosi o occlusione delle vie biliari. Nelle calcolosi delle vie biliari la sua assunzione deve avvenire soltanto su indicazione medica.”

dizionario

(Tratto da Campanini E., Piante medicinali in fitoterapia e omeopatia, Tecniche Nuove,
2013;  Campanini E.,Dizionario di fitoterapia e piante medicinali, Tecniche Nuove, Milano,2012, 3°edizione )

 

Pubblicato da: fitonews | 7 marzo 2016

Mimosa per la festa delle donne….

mimosa1Acacia dealbata è il nome scientifico della Mimosa il cui nome “deriverebbe dallo spagnolo mimòsa = delicato, effeminato, che viene da mimo = carezze, mimar = carezzare” (Pianigiani O.,Dizionario etimologico).
La tradizione della mimosa come simbolo femminile e femminista nasce nel 1946 quando l’Unione Donne Italiane (UDI) stava organizzando il primo 8 marzo del dopoguerra e cercava un fiore per simboleggiare questa giornata. La scelta cadde sulla mimosa vista la sua fioritura proprio all’inizio di marzo.
Il fiore di mimosa, simbolo di eleganza e semplicità, rappresenta anche l’energia femminile nascosta sotto una patina di vulnerabilità. E forse è anche per questo motivo che la mimosa è diventato il simbolo della giornata della donna.
Ramo di mimosaAcacia dealbata è il nome scientifico della Mimosa più comune e più diffusa nei nostri giardini e anche la più venduta, a rametti, dai fiorai. Originaria della Tasmania, è stata portata in Europa dai botanici inglesi nel 1820. Gli aristocratici europei sono stati i primi a decorare i loro giardini con questa bella pianta che inizia la sua fioritura a partire da gennaio “riempiendo di colore e di profumo la nudità invernale dei giardini”. Grazie proprio al suo delicato profumo viene impiegata in profumeria: la sua essenza infatti è utilizzata come modificatore degli accordi floreali basati sulla rosa e il gelsomino. L’essenza di mimosa ha contribuito alla fama della città di Grasse (Francia) considerata la capitale mondiale del profumo, che per prima la utilizzò. Attualmente rientra nella composizione di svariati profumi come, ad esempio, Amarige di Givenchy.

Pubblicato da: fitonews | 3 marzo 2016

Il faggio di Jean Giono…

GionoFrédéric ha la segheria sulla strada di Auvers. Vi è subentrato al padre, al nonno, al bisnonno, a tutti i Frédéric. E’ proprio alla svolta, nella curva a gomito, sul bordo della strada. Lì c’è un faggio; sono convinto che non ne esistano di più belli: è l’Apollo citaredo dei faggi. Non è possibile trovare un altro faggio, ovunque sia, scorza più liscia, colore più bello, struttura più esatta, proporzioni più giuste, più nobiltà, grazia e giovinezza eterna: Apollo, per l’appunto, si dice non appena lo si scorge, e si continua a ripeterlo per tutto il tempo che lo si guarda.” (Jean Giono, Un roi sans divertissement, 1947)

Le gemme del Fagus sylvatica L. (Faggio) sono indicate nel soggetto enfisematoso (Corylus avellana M.G.1DH) con problemi di peso e/o di allergia. Fagus sylvatica M.G.1DH, gemmoderivato dotato di una efficace attività diuretica, mostra un’azione favorevole nella nefrolitiasi, in particolare nella prevenzione della calcolosi renale. Presenta anche un’azione fagusdi stimolo a livello delle cellule epatiche di Kupffer e, quindi, azione drenante. Le gemme sono in grado di stimolare le difese organiche, in particolare in quei quadri che sono conseguenti ad eventi particolarmente stressanti a livello psichico. Secondo P.Henry  può essere considerato il rimedio dell’ipogammaglobulinemia post lesionale. Si ricorda anche la proprietà diuretica e antiallergica del gemmoderivato, per cui la sua prescrizione può essere indicata nel soggetto con note di  ritenzione idrica e sintomi di natura allergica. Le gemme del Faggio manifestano la loro azione a livello del metabolismo lipoproteico e lipidico contribuendo alla diminuzione del colesterolo ematico. La prescrizione del gemmoterapico risulta particolarmente adatta al soggetto in sovrappeso.(Posologia: Fagus sylvatica M.G.1DH, 30-50 gocce, diluite in acqua e sorseggiate lentamente,  1-2 volte al dì per cicli di 20 giorni al mese).

(tratto da: Campanini E., Manuale pratico di Gemmoterapia, Tecniche Nuove)

Pubblicato da: fitonews | 8 febbraio 2016

Physalis alkekengi…anche in confettura!

physalis 1Physalis alkekengi L., pianta erbacea perenne, è considerata ornamentale ed è spesso coltivata nei giardini per la sua bellezza. Caratteristica saliente è il frutto, una bacca rosso-arancio a maturità, racchiuso completamente in un leggero involucro membranoso che in autunno assume tonalità aranciate o rosse. Il frutto quando è maturo, a settembre, è commestibile: le bacche, infatti, dal caratteristico sapore acidulo ma gradevole possono essere consumate fresche (10-15 g/die). Ricco in carotenoidi e vitamina C, possiede proprietà vitaminizzanti, rinfrescanti, diuretiche, urico-eliminatrici e blandamente lassative. Secondo il medico francese Henri Leclerc (1870-1955), il frutto dell’alchechengi risultava assai utile alle persone che soffrivano di calcolosi renale, in particolare nella calcolosi da ossalati di calcio. Il vino ottenuto dalle bacche poteva essere diuretico o febbrifugo a seconda della posologia (Medicamenta, 1924).La ricchezza in vitamina C dei frutti determina proprietà antiossidanti physalis 2e favorisce, oltre a un aumento delle difese immunitarie, un miglior assorbimento del ferro presente nella nostra alimentazione.  Attualmente l’uso medico della pianta è desueto.
I frutti di Physalis alkekengi, oltre che per scopo alimentare, erano impiegati nella medicina popolare per il trattamento delle forme reumatiche, della gotta e della litiasi renale, mentre la radice era considerata antitussiva ed espettorante. Le bacche possono essere preparate in marmellata, candite o ricoperte di cioccolato.
Curiosità: «È raro che si utilizzi l’alchechengi come frutto da tavola: il suo sapore è asprigno, unito con una certa amarezza dovuta alla modesta presenza di una sostanza, la fisalina, ed è tuttavia abbastanza piacevole, alla condizione di non prolungare troppo la masticazione, poiché dizionario-di-fitoterapia-e-piante-medicinali_28153libera allora, un retro-gusto insipido e nauseante che può essere comparato soltanto alla sensazione che si prova masticando un fagiolino cotto male: vengono preparate confetture il cui aroma, un poco insignificante, ricorda quello del pomodoro ma che, insaporite da scorze d’arancia o di limone, fanno bella figura sulla tavola dei gottosi e di coloro che soffrono di reumatismi» (H. Leclerc).

 

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