manuale gemmoterapiaGrazie all’attività disinfettante a livello dell’apparato urinario e intestinale, Vaccinium vitis idaea M.G.1DH rappresenta un rimedio specifico nel trattamento delle cistiti recidivanti e di tutti i disturbi che interessano il co­lon, come colon irritabile, colite spastica, meteorismo. Altra indicazione del gemmoterapico è rappresentata dalla cistite a urine chiare che può colpire la donna in menopausa e sostenuta da una carenza estrogenica a livello del trigono vescicale. Vaccinium vitis idaea M.G.1DH risulta, infatti, indicato nei disturbi da carenza estrogenica. Il migliorato trofismo a livello della mucosa intestinale permette, infatti, un aumentato assorbimento oltre che del calcio anche di eventuali fitoestrogeni introdotti con l’alimentazione o come farmaco.Posologia: Vaccinium vitis idaea M.G.1DH 50 gocce, diluite in acqua e sorseggiate lentamente, 1-2 volte al dì.
Juniperus communis M.G.1DH è considerato un ottimo drenante epato-renale, da utilizzare tutte le volte in cui è opportuno apportare un’azione disintossicante vaccinium vitis i.all’organismo. Contribuisce a incrementare la diuresi. Utile anche nel trattamento delle cistiti recidivanti, casi nei quali può essere associato a Vaccinium vitis idaea M.G.1DH di cui potenzia l’azione antibatterica e di riequilibrio della flora batterica intestinale. Posologia: Juniperus communis M.G.1DH, 30-50 gocce, diluite in acqua e sorseggiate lentamente, 1-2 volte al dì.

Cistite recidivante
Juniperus communis M.G.1DH, 50 gocce, diluire in acqua, 15 minuti prima di colazione.
Vaccinium vitis idaea M.G.1DH, 50 gocce, diluire in acqua, 15 minuti prima di pranzo e cena.(cicli di 20 giorni al mese per almeno tre mesi).

cranberrybushCistite e menopausa (schema integrato) Vaccinium vitis idaea M.G.1DH, 50 gocce, diluire in acqua, 15 minuti prima di pranzo e cena.
(cicli di 20 giorni al mese per almeno tre mesi).
Durante la giornata assumere: Vaccinium macrocarpon (succo o estratto secco titolato in proantocianidine).

NOTA: I gemmoderivati possono essere assunti contemporaneamente alla terapia farmacologica quando questa, a giudizio del medico,  risulti necessaria (azione coadiuvante).

Pubblicato da: fitonews | 16 settembre 2016

Eschscholtzia californica e disturbi del sonno…

escolzia-Eschscholtzia californica L. ( Escolzia)
La pianta viene utilizzata per l’attività sedativa e blandamente ipnotica ed analgesica: pur appartenendo alla famiglia delle Papaveraceae, le proprietà sedative ed ipnoinducenti che la caratterizzano non danno luogo a fenomeni di dipendenza o tossicità. E’ stato sperimentalmente dimostrato che la tintura prolunga la durata del sonno indotto nella cavia e riduce la sua attività motoria, manifestando così una chiara azione sedativa e spasmolitica. Recenti studi hanno confermato l’attività sedativa e l’effetto ansiolitico. Per quanto riguarda la sua attività sul sonno, la pianta risulta specifica in caso di addormentamento difficoltoso (insonnia di addormentamento). Le preparazioni a base di escolzia-2Escolzia diminuiscono  il tempo di addormentamento e  favoriscono un netto miglioramento della qualità del sonno (non repres­sione della fase REM) che diventa riposante e tranquillizzante. Risulta invece inefficace nell’insonnia che si instaura in corso di una grave malattia mentale e nell’insonnia che compare a metà della notte o al mattino. Limita
i risvegli notturni e gli incubi. Si segnala inoltre la sua efficacia in caso di  distonia neurovegetativa e nelle manifesta azione dolorose (emicrania, spasmi colici e biliari,ecc.) ove manifesta proprietà antalgiche. Controindicazioni:si consiglia di evitare in caso di malattie epatiche, in  gravidanza, nell’allattamento e nei bambini con dizionario-di-fitoterapia-e-piante-medicinali_28153età inferiore ai 6 anni. Occorre ovviamente porre attenzione, come per tutte le piante ad azione sedativa, alla contemporanea assunzione di farmaci ad attività sedativo-ipnotica e antidepressiva, al fine di evitare un potenziamento non ricercato dell’azione sedativa.
Curiosità: La pianta venne raccolta per la prima volta vicino a San Francisco da Adalberto Chamisso che volle dedicare questa scoperta al compagno di viaggio e capo della spedizione scientifica, che ebbe luogo in America nei primi anni del XIX secolo, J.F. Eschscholtz, botanico ed entomologo russo. Originaria infatti della California, venne introdotta in Europa agli inizi del 1800 come pianta decorativa per la bellezza del suo fiore.

Pubblicato da: fitonews | 5 settembre 2016

Il Cardo mariano in Fitoterapia (1)

cardo marianoSilybum marianum (L.) Gaertn. (Cardo mariano; Cardo di santa Maria)
I frutti, o acheni, impropriamente chiamati semi, si caratterizzano per un’attività epatoprotettrice e un’azione rigeneratrice a livello della cellula epatica (epatocita). La silimarina e i suoi isomeri sono infatti dotati di sicura azione contrastante gli effetti epatolesivi di svariati agenti epatotossici, sia naturali che di sintesi. Le proprietà amaro-tonico-coleretiche del fitocomplesso, inoltre , possono contribuire a migliorare i processi digestivi (proprietà antidispeptiche) e disintossicanti in senso lato. La Commisione E della sanità tedesca ha approvato nel 1989 l’uso dell’estratto standardizzato in silimarina (al cardo mariano semi70%) per trattare le intossicazioni epatiche e come adiuvante nelle epatiti e cirrosi epatiche e nelle turbe dispeptiche; nel 2002 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha riconosciuto gli stessi impieghi d’uso. Alla tiramina, sostanza ad azione simpaticomimetica presente nei frutti, è attribuita un’azione tonico-vascolare in grado di aumentare la pressione sanguigna. Grazie alle proprietà
antiemorragiche e debolmente spasmolitiche, i frutti venivano impiegati nelle meno-metrorragie, epistassi, emorroidi ecc. Secondo recenti studi, infine, i semi della pianta avrebbero effetti immunomodulatori. L’uso esterno della pianta è legato alla dermocosmesi. Preparazioni contenenti estratti di cardo mariano o silimarina rientrano nelle formulazioni di creme contro l’invecchiamento (proprietà antiossiodanti). In dermatologia può essere impiegata per favorire i processi di guarigione e nel trattamento di eritemi, bruciature, cover ultimodermatiti atopiche e psoriasi.
Avvertenze: generalmente ben tollerato, può, in alcuni soggetti sensibili, dare un blando effetto lassativo che cessa dopo due-tre giorni dalla sospensione.

(Tratto da: Campanini E., Piante medicinali in fitoterapia e omeopatia, Tecniche Nuove, 2013) 

 

Forme farmaceutiche e posologia:

Posologia media giornaliera (Commissione E del BfArM): 12-15 g/die (frutti); 200-400 mg/die (silimarina, calcolata in silibinina) suddivisi in 2-3 assunzioni.

dizionarioInfuso (frutti): un cucchiaino di frutti triturati e infuso in acqua bollente per 10-15 minuti; 3-4 tazze al dì, 1/2 ora prima dei pasti. Preparare ogni volta.

Infuso (foglie): versare acqua bollente su ½ cucchiaino di droga finemente tagliata, filtrare dopo 5-10 minuti, 2-3 tazze al dì. Un cucchiaino corrisponde a 1,5g.

Estratto secco titolato (nebulizzato e titolato in silimarina min.1,0%, Farmacopea Italiana X): 1 cps 1-2 volte al dì.

Silybum marianum T.M.: 30 gocce, diluite in acqua, 1-3 volte al dì.

(tratto da: Campanini E.,Dizionario di fitoterapia e piante medicinali, Tecniche Nuove, Milano,2012, 3°edizione )

 

Pubblicato da: fitonews | 1 agosto 2016

Buone vacanze!

BUONE VACANZE!  CI RIVEDIAMO A SETTEMBRE…..

Pubblicato da: fitonews | 23 luglio 2016

Calendula e le sue proprietà…

Calendula officinalisAi fiori di Calendula officinalis L. sono riconosciute proprietà antiflogistiche, antimicrobiche e cicatrizzanti. L’uso esterno (topico) della pianta risulta particolarmente utile nel trattamento di pelli secche, screpolate, delicate e facilmente arrossabili, di ferite e lesioni cutanee, nelle ipercheratosi (callosità plantari dolorose, cheratosi palmo-plantare), nelle foruncolosi e nelle dermatiti in genere, ecc. Grazie all’azione di normalizzazione della circolazione capillare sostenuta dai flavonoidi, alla presenza di mucillagini e sostanze antisettiche la pianta è in grado di svolgere una valida azione emolliente e lenitiva, di migliorare il trofismo cutaneo, di facilitare i processi riparativi e di manifestare attività batteriostatica. Molti sono gli studi che segnalano come una preparazione topica di Calendula (pomata, crema) sia in grado di promuovere la guarigione delle ferite incrementando la produzione di fibrina, stimolando la formazione di nuove cellule e migliorando la microcircolazione locale.Viene anche segnalato l’uso di preparati a base di Calendula nel trattamento delle alterazioni flogistiche a carico delle mucose orofaringee: l’infuso o la tintura diluita in acqua possono essere utilizzati con reale efficacia, come gargarismi e colluttorio, in caso di tonsilliti e infiammazioni delle vie aeree superiori, stomatiti, afte, gengiviti, piorrea e parodontopatie. Più raro è l’impiego per os: la presenza della frazione polisaccaridica (azione immunostimolante) ne giustificherebbe la prescrizione nelle malattie da raffreddamento, nelle forme erpetiche e nelle infezioni cutanee. I polisaccaridi presenti nel cover ultimofitocomplesso della pianta mostrano, infatti, sia in vitro che in vivo, una notevole attività immunostimolante e antivirale. I componenti dell’olio essenziale, inoltre, sarebbero responsabili delle riconosciute attività antimicrobiche, antifungine e antivirali.  Altra importante indicazione risulta essere quella relativa alla sua prescrizione come emmenagoga e antidismenorroica in quanto in grado di ristabilire il flusso mestruale diminuendone i fenomeni dolorosi, i disturbi di natura riflessa e regolarizzando il ciclo mestruale. L’azione sarebbe da attribuire alla presenza dei flavonoidi (azione antispasmodica, antiflogistica, ecc.). Altre segnalazioni riguardano le proprietà coleretiche e ipolipemizzanti: i saponosidi presenti nel fitocomplesso contribuiscono, difatti, ad abbassare il livello plasmatico di colesterolo e trigliceridi.
Curiosità:Nel testo di padre Antonelli (anni Trenta del 1900) si legge quanto segue:«Di più questa pianta è una specie di barometro per gli agricoltori: se alle sette del mattino i fiori non sono aperti, pioverà di certo in giornata; se i fiori sono aperti tra le sei e le sette si può sperare nel bel tempo».
(Testo tratto da Campanini E., 2013,  Piante medicinali in Fitoterapia e Omeopatia, Tecniche Nuove, Milano)

 

aloe vera vasoAloe vera:    viene segnalato che la pianta è in grado di assorbire la formaldeide, un agente inquinante, considerato cancerogeno, molto diffuso e presente nelle vernici, colle per moquettes, schiume isolanti, ecc. Sarebbe inoltre in grado di filtrare il benzene, anch’esso altamente cancerogeno (leucemie, linfomi, ecc.), un idrocarburo aromatico presente nelle pitture, detergenti, ecc.

cloroChlorophytum comosum (Falangio)  : viene considerata tra le più efficace per liberare le nostre case dai principali inquinanti: monossido di carbonio, benzene, toluene, xilene  e formaldeide. In particolare assorbe la quasi totalità del monossido di carbonio in 24 ore. Di facile manutenzione ( si accontenta di poca acqua e poco sole) si moltiplica molto rapidamente e le sue  foglie rappresentano  un elemento decorativo e di solito la pianta viene collocata su una mensola.

dracena-marginata-2_NG3Dracena spp. : sono  piante diffuse come elemento di arredo in quanto necessitano di poche cure. Sopravvivono alle annaffiature irregolari e possono essere collocate in ambienti poco luminosi.  Assorbono formaldeide, benzene (incluso quello derivante dal fumo di sigaretta) e in misura minore, tricloroetilene.

 

Graines_Ficus_Elastica_Ficus bennendijki ‘Alii’ et Ficus elastica): il Ficus , secondo uno studio della NASA avrebbe la capacità di ridurre del 50% la concentrazione di formaldeide e del 30% la concentrazione di benzene presente in una stanza in un giorno. Si consiglia di posizionarlo nell’ingresso di casa.

 

gerberaGerbera jamesonii: le gerbere assorbono il tricloroetilene, il benzene e la formaldeide. Sono indicate negli ambienti frequentati da fumatori.

 

hedera helixHedera helix (Edera)  conosciuta soprattutto come pianta da esterni,  in realtà possiede proprietà depurative così spiccate  che la rendono una pianta per interni adatta a qualsiasi stanza della casa. E’ in grado infatti di filtrare molti inquinanti indoor quali formaldeide, toluene, tricloroetilene, xylene  e il monossido di carbonio generato dal riscaldamento. Elimina il benzene  in 24 ore. Ha bisogno di un ambiente fresco.

 

270px-Nephrolepis_exaltata_(in_a_greenhouse)_01Nephrolepis exaltata ‘Bostoniensis’: La Felce di Boston  è considerata una delle migliori piante anti-polluzione. Assorbe efficacemente formaldeide e xylene. Ha bisogno di vivere in un ambiente caldo-umido.

 

 

raphisRhapis excelsa risulta la migliore fra le piante nel  rimuovere l’ammoniaca. Così trova un posto in cucina, dove vengono utilizzati la maggior parte dei prodotti per la pulizia.

 

 


potosScindapsus aureus
   (Potos), pianta a crescita rapida  e facile da gestire è in grado di filtrare benzene, toluene e formaldeide ed esani. Assorbe anche il  monossido di carbonio e in casa è particolarmente adatta  nell’angolo dedicato al bricolage.

 

E’ bene comunque ricordare che uno dei mezzi  migliori per purificare l’aria è quello di areare regolarmente gli ambienti….

 

(http://www.arehn.asso.fr/dossiers/)
Pubblicato da: fitonews | 3 giugno 2016

La yucca e il popolo Navajo

nanise_lgDurante il mio recente viaggio negli USA, nello store della Monument Valley la mia attenzione è stata catturata da un libro che parlava dell’impiego di cento piante presenti nella riserva Navajo e ovviamente ora è presente nella mia libreria….

Il popolo Navajo raccoglieva le piante selvatiche  per utilizzarle sia come alimento sia ad uso medicinale e anche per le cerimonie religiose. Le modalità d’uso erano sancite da rituali secolari le cui regole erano contenute  nei racconti sulla creazione tramandati oralmente: le storie non solo  raccontavano come e perché gli animali e le piante erano state creati ma anche come si rapportavano al Diné, il popolo Navajo. La Yucca  (Yucca angustissima Engelm.) è un buon esempio: nell’epoca durante la quale i mostri governavano la terra, gli dei  sorvegliavano  un molesto e cattivo orso–mostro. Alla fine gli dissero “Poichè sei così crudele nei confronti del popolo Navajo, tu provvederai a fornire loro per sempre cibo, vesti e sapone”. L’orso venne  ucciso e dove caddero i  suoi  pezzi crebbe la Yucca il cui nome navajo è Tsá’aszi’ts óóz.
I Navajo un tempo intrecciavano stuoie e sandali con le foglie lunghe e strette di Yucca. Le leggende navajo yucca angustissimaraccontano che fu loro insegnato a tessere dalla donna-ragno, una figura  navajo holy. Le foglie venivano impiegate anche per la fabbricazione di oggetti cerimoniali (cerchi, bastoni per preghiera, frecce, ecc.). Probabilmente il più importante uso cerimoniale  della yucca è il bagno con la saponata  ottenuta dalla sua radice: la purificazione, sia del corpo che dello spirito,  rappresenta, infatti, un momento molto importante nelle cerimonie navajo. Il  succo viene inoltre utilizzato per le pitture da utilizzare nelle cerimonie della pipa.
Uso medicinale: la pianta era usata nel parto. Le radici erano messe a macerare nell’acqua, il liquido filtrato e dato alla donna che presentava un lungo travaglio. Una tazza di acqua saponata di yucca con zucchero veniva dato alla madre per aiutare il distacco della placenta nel dopo parto.
Altro: Il frutto della Yucca angustissima  è considerato una prelibatezza e “come tutti sanno con la saponata della yucca si ottiene un ottimo shampoo”. La pianta è usata per lavare la lana ed è un mv15ingrediente di svariate tinture. Il sapone ottenuto dalle radici frantumate di questa o della Yucca baccata viene usato per lavare i capelli. A volte viene aggiunta Artemisia sp. per dare ai capelli un buon odore, morbidezza,  facilitare  la loro crescita in lunghezza e prevenirne la  caduta. Yucca angustissima  è spesso chiamata dai Navajos la pianta delle banane benché il sapore del frutto sia più simile a quello del dattero e non sia considerato così buono da mangiare come quello della Yucca baccata. Il frutto può essere tostato, consumato crudo, o affettato e essiccato per l’inverno. Il frutto triturato è usato per fare un formaggio a base di latte di capra. Altre parti della pianta sono edibili. I boccioli dei fiori sono tostati per 15 minuti; le foglie sono bollite con sale. Anche le pecore mangiano la yucca, specialmente i boccioli dei fiori.
(Testo tratto da: Vernon O. Mayes, Barbara Bayless Lacy, Nanise’ A Navajo Herbal – One Hundred Plants From the Navajo Reservation , Navajo Community College Press, 1989).

 

Pubblicato da: fitonews | 9 maggio 2016

Piante medicinali in Sardegna…

copertina sardegna grandePresentazione di Andrea Bocconi al mio libro “Piante medicinali in Sardegna” (Ilisso, 2009):

Quando Enrica Campanini mi ha proposto di scrivere una breve prefazione al suo lavoro, sono rimasto perplesso. Non sono medico, non sono un botanico, non  mi intendo di fitoterapia e, per dirla tutta, non mi intendo proprio di piante. Neanche il mio lavoro di psicoterapeuta sembrava avere molte connessioni con la sua ricerca, se non per la nostra frequente collaborazione professionale con pazienti che seguiamo.
Poi ho capito : Campanini mi invitava a viaggiare nel suo mondo, e per uno scrittore di viaggi questo è un richiamo irresistibile. Il corpus fondamentale del libro è un viaggio nella natura, nella scienza, nell’antropologia e nella cultura sarda, guidati dalle piante, e con le piante entriamo in un mondo sconfinato di notizie. Sapevo che la Ferula era usata per battere gli studenti senza lasciare traccia, ma non che fosse considerata un afrodisiaco e forse anche un anticoncezionale, accoppiata opportuna. Non sapevo che Prometeo avesse nascosto il fuoco rubato agli dei all’interno del suo fusto, pratica purtroppo tuttora usata da qualche piromane. Scopriamo poi che i pastori sardi avevano già scoperto che poteva  essere tossica per il bestiame e facevano un rito propiziatorio la notte di San Giovanni, notte magica e propiziatoria per la raccolta delle piante, mangiavano formaggio con fette del fusto della ferula per scongiurare depliant ilisso nuovo 2gli avvelenamenti dei propri capi di bestiame.  E poi scopriamo la connessione delle fave, proibitissime da Pitagora ai suoi discepoli , con il culto dei morti, ma anche con la nascita ( le fave come embrioni dei bambini ) .
Il tabù dell’attraversare i campi di fave non portò fortuna a Pitagora. La leggenda, narra che il grande filosofo venne assassinato da sicari, dopo essersi trovato dinanzi ad un campo di fave che avrebbe rifiutato di attraversare. La supposta pericolosità della pianta non era del tutto infondata: in alcuni soggetti predisposti causa una malattia molto grave detta favismo o anemia emolitica.
Naturalmente, come negli altri testi di Campanini, vi sono tutte le notizie indispensabili per il fitoterapeuta, ove si confronta il sapere popolare con la ricerca scientifica, evidenziando indicazioni e controindicazioni. Ma è anche un viaggio nel tempo, con lo straordinario dizionarietto biografico, che ci racconta di medici e studiosi delle più svariate discipline: alchimia, astronomia, teologia, farmacologia …, testimoni di un tempo in cui il sapere non era parcellizzato e scisso, e la medicina era forse più olistica. Di ognuno di questi personaggi verrebbe voglia di saperne di più, di indagare, di scriverne la storia. Alcuni sono notissimi, Avicenna e Ippocrate, Pitagora e Malpighi, Raimondo Lullo, figure straordinarie che ci ricordano, come nella famosa frase attribuita erroneamente a Newton, che oggi vediamo più lontano perché siamo nani che stanno sulle spalle di presentazione 103giganti. O la mistica Hildegarda di Bingen : o Santa Ildegarda (Bermeshein 1098 – Bingen 1179), badessa e naturalista. Sebbene sia spesso chiamata santa, non fu mai canonizzata. Scrisse il Liber semplicis medicinae o Physica ove parlava dei poteri curativi delle erbe, delle pietre e degli animali e il Liber compositae medicinae dove disquisiva sulle cause naturali delle malattie. Lasciò anche scritti di carattere mistico (Liber scivias). Fu anche musicista, aggiungo, e il suo pensiero è rilevante nel descrivere le esperienze mistiche di coscienza. E’ curioso scoprire il Vissani o il Pellegrino Artusi della latinità, Apicio, Marco Gavio (25 a.C.-37 d.C. ca.), famoso gastronomo romano, autore del più antico testo di cucina, il De re coquinaria, che rappresenta un’importante testimonianza sulle abitudini culinarie della latinità. Ed è divertente scoprire che Thomas Willis, autore nel 1661 del “Cerebre anatome”, passa alla storia non solo per la scoperta del circolo di Willis o per la descrizione del diabete mellito, ma anche perché si trasferì a Londra dove “.. nessun medico mai lo sorpassò e guadagnò più denaro di lui”.
Per ultimo sottolineo che, per lo splendido apparato iconografico, è un piacere estetico sfogliare il libro ed entrare con la guida garbata dell’autrice, nelle meraviglie della natura.
D’ora in poi guarderò le piante con più attenzione, e attraverserò i campi di fave, sia pure con rispetto.
Andrea Bocconi
scrittore, psicoterapeuta didatta di psicosintesi

Pubblicato da: fitonews | 22 aprile 2016

Fitoterapia- Gemmoterapia e gravidanza…

gravidanzaDurante la gravidanza le piante medicinali, se opportunamente scelte e prescritte dal medico, possono offrire un valido supporto per affrontare i piccoli disturbi che possono comparire. La ricerca mette in evidenza che in base all’alta frequenza d’uso e alla caratteristiche farmacologiche svariate sono le piante medicinali che possono essere “ragionevolmente” impiegate ma sempre sotto controllo medico. E’ bene però sottolineare come per molte di esse mancano informazioni certe relative al loro impiego sicuro in gravidanza e pertanto il loro utilizzo risulta spesso controindicato a scopo precauzionale. Per un uso ottimale delle piante medicinali è opportuno, inoltre, un continuo studio e aggiornamento al fine di verificare che non siano emersi nuovi dati relativi all’uso della pianta medicinale che si vuole prescrivere.
L’uso della Gemmoterapia in gravidanza sembra essere comunque abbastanza sicuro: al momento attuale, infatti, non sono segnalati effetti collaterali e/o interazioni farmacologiche. Nel testo di Capasso F. – Grandolini G. Fitofarmacia (2006) si legge a proposito dell’impiego della gemmoterapia in generale: «I gemmoderivati permettono di ottenere risultati
ricettaterapeutici sicuri e documentati, con assoluta assenza di effetti collaterali». Si segnala comunque che i soggetti sensibili alla glicerina (una delle sostanze che costituiscono il solvente utilizzato per la preparazione dei gemmoderivati) possono manifestare reazioni allergiche (sensazioni di malessere, vampate di calore, senso di oppressione a livello del capo): in questo caso è sufficiente sospendere il trattamento.
E’ opportuno ricordare infine che “naturale” non è sinonimo di “innocuo” o “salutare”: proprio perché presentano un’efficacia dimostrata, le piante medicinali, così come i farmaci, vanno usate con attenzione.
In ogni caso, ribadisco, è sempre bene attenersi alla regola che in gravidanza ogni intervento terapeutico, (fitoterapico, gemmoterapico, farmacologico) deve essere effettuato solo se strettamente necessario e per tempo limitato e comunque sempre su consiglio del medico.

 

Pubblicato da: fitonews | 25 marzo 2016

Il Tarassaco e le sue virtù….

Taraxacum officinaleTaraxacum officinale Weber (Tarassaco)
Da sempre la medicina popolare ha riconosciuto a questa pianta il potere di stimolare le funzioni epatiche, ma è stata la Fitoterapia moderna a confermare questa proprietà tramite prove pratiche di laboratorio e cliniche che hanno evidenziato sia l’aumento della contrazione della cistifellea (azione colagoga) sia l’aumento della secrezione biliare (azione coleretica).
La presenza di pigmenti colorati (composti flavonici) determina il colore dei fiori (giallo, per lo più), ma anche l’attività terapeutica: antispasmodica, diuretica, vitamino P-simile. I principi amari, inoltre, contribuiscono a migliorare la funzionalità digestiva ed epatica. Il tarassaco presenta anche una blanda azione lassativa. La pianta esercita inoltre attività ipocolesterolemizzante, azione dovuta molto probabilmente al comparto flavonico.
Il tarassaco può essere impiegato anche nelle cure di dimagrimento, non perché tolga l’appetito, bensì per le proprietà depurative. Si ricorda che le foglie agiscono maggiormente a livello renale, mentre la radice agisce più a livello epatico.
La ESCOP (European Scientific Cooperative on Phytotherapy) conferma tali proprietà. La cover ultimopianta (foglie e radice) conosce da sempre un uso alimentare e, grazie alla ricchezza dei suoi componenti, può essere considerata una verdura particolarmente utile per l’organismo.Avvertenze: è bene evitare la somministrazione in caso di gastrite o ulcera: per la presenza di principi amari può determinare disturbi gastrici da iperacidità. La pianta è controindicata in caso di flogosi o occlusione delle vie biliari. Nelle calcolosi delle vie biliari la sua assunzione deve avvenire soltanto su indicazione medica.”

dizionario

(Tratto da Campanini E., Piante medicinali in fitoterapia e omeopatia, Tecniche Nuove,
2013;  Campanini E.,Dizionario di fitoterapia e piante medicinali, Tecniche Nuove, Milano,2012, 3°edizione )

 

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