Pubblicato da: fitonews | 14 novembre 2018

Artrosi e Fitoterapia

Prima di numerosi medicamenti attivi ma non sprovvisti di effetti indesiderabili, in complemento alla terapeutica abituale, o quando la prescrizione antiinfiammatoria come prima istanza non è giustificata, l’utilizzo delle piante medicinali è una possibilità che meriterebbe senza alcun dubbio di essere meglio valutata” (Bruneton J., 2002). Le piante medicinali, opportunamente utilizzate, potranno infatti validamente sostituire la terapia farmacologica o, quantomeno, ridurre  gli effetti iatrogeni legati ad un suo uso prolungato e massivo. Seguendo questa impostazione metodologica potremo riuscire ad ottenere risultati significativi per il benessere del paziente. La Fitoterapia da sempre utilizza alcune piante medicinali ad azione antinfiammatoria e antidolorifica:  Harpagophytum procumbens DC, Fraxinus excelsior L., Salix alba L.,  Filipendula ulmaria L.,  Boswellia serrata Roxb., ecc.
In particolare:
 Harpgophytum procumbens DC  (Artiglio del diavolo)
Preparati ottenuti dalle radici secondarie di Artiglio del diavolo sono tradizionalmente utilizzati nel trattamento sintomatico delle manifestazioni articolari dolorose. Con il loro impiego si manifesta un’importante diminuzione del dolore nei processi  infiammatori cronici a carico delle articolazioni, miglioramento  della mobilità articolare e significativa influenza sulla rigidità muscolare. A partire dal 1989 l’ impiego della pianta è stato approvato dalla Commissione E della Sanità tedesca per trattare patologie muscolo-scheletriche quali artrosi e lombalgia e nel 1996 l’ESCOP ne ha ugualmente riconosciuto  l’efficacia per combattere il dolore che accompagna artrosi e patologie tendinee.  Numerose sono gli studi clinici e le review pubblicate che ne confermano l’efficacia.
Avvertenze: In soggetti ipersensibili può comparire diarrea. Preparati a base di Artiglio del diavolo non devono essere assunti da pazienti affetti da ulcera gastrica e duodenale; per tutti gli altri pazienti si consiglia l’assunzione a stomaco pieno. Possibili interferenze con: farmaci anticoagulanti, farmaci ipotensivanti, farmaci ipoglicemizzanti, farmaci antiaritmici (sommazione di effetto). Si consiglia vigilanza in caso di assunzione contemporanea di farmaci cortisonici e FANS (aumento della gastrolesività per effetto addittivo). La Commissione E della Sanità Tedesca precisa che in caso di calcolosi biliare la prescrizione deve essere solo medica.

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Pubblicato da: fitonews | 4 novembre 2018

I fiori di Elicriso e l’apparato respiratorio….

I fiori di Elicriso (Helichrysum italicum Don) oltre alle riconosciute applicazioni terapeutiche in campo dermatologico (psoriasi, ecc.), risultano efficaci nel trattamento delle affezioni a carico dell’apparato respiratorio ove agiscono come balsamici ed espettoranti e  come eupnici (ristabiliscono la respirazione normale).  Alla pianta sono riconosciute anche proprietà antiallergiche e antinfiammatorie. Tali proprietà rendono utile l’impiego della pianta  sia in caso di bronchite sia nella tracheo-bronchite  (virale o batterica), in particolare nei soggetti con terreno  allergico. E’ stato pubblicato uno studio realizzato dal Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Valencia che ha confermato le proprietà antiflogistiche della pianta e ne ha evidenziato anche le proprietà antiossidanti.  La ricerca è stata effettuata sia in vitro che in vivo  su modelli animali. Secondo gli autori tale attività può essere spiegata attraverso “effetti multipli”, compresa l’inibizione degli enzimi infiammatori, l’azione scavenger dei radicali liberi e l’attività simil-corticoide.

Pubblicato da: fitonews | 20 ottobre 2018

L’elicriso combatte l’inquinamento….

” L’elicriso combatte l’inquinamento delle miniere abbandonate. È stato appena pubblicato sulla rivista internazionale “Bulletin of Enviromental Contamination and Toxicology” l’articolo dal titolo “Metal Tolerance Capability of Helichrysum microphyllum Cambess. subsp. tyrrhenicum Bacch., Brullo & Giusso: A Candidate for Phytostabilization in Abandoned Mine Sites”. Le discariche minerarie dismesse presenti in Sardegna causano un forte impatto ambientale sul territorio e portano ad una serie di problematiche che interessano l’aria, il suolo, sottosuolo, acque superficiali e sotterranee, compromettendo fortemente la biodiversità e la salute umana. La ricerca, frutto di un lavoro fra ricercatori dell’Hortus Botanicus Karalitanus (HBK), del Centro Conservazione Biodiversità (CCB), del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente, del Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale ed Architettura e del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche dell’Università di Cagliari, mostra la grande capacità dell’elicriso tirrenico di tollerare elevatissime concentrazioni di zinco, piombo e cadmio, i tre più pericolosi metalli pesanti inquinanti presenti nella discarica mineraria di Campo Pisano (Iglesias). La pianta dimostra una grande capacità di trattenere questi metalli a livello radicale e limitare la loro traslocazione negli organi epigei come i fusti e le foglie. Queste capacità, unite alla sua grande adattabilità alle differenti condizioni climatiche ed edafiche, la rendono un’ottima candidata per interventi di fitostabilizzazione di aree minerarie dismesse. Lo studio dei ricercatori dell’Università di Cagliari, inoltre, permette di evidenziare l’importanza dell’utilizzo della flora autoctona come risorsa naturale in grado di mitigare gli impatti antropici pregressi.”

L’articolo può essere letto cliccando sul link https://link.springer.com/article/10.1007/s00128-018-2463-9

(articolo tratto da questo link)

 

Pubblicato da: fitonews | 8 ottobre 2018

Il Timo: non solo per la tosse…

Il Timo (Thymus vulgaris L.) viene utilizzata da sempre  per la sua attività antisettica, espettorante e mucolitica nelle affezioni dell’apparato respiratorio. A queste attività affianca una non trascurabile azione antitussiva e spasmolitica agendo, quindi, sullo spasmo bronchiale (regolazione del tono bronchiale): risulta pertanto utile, come coadiuvante, in caso di bronchite, nella pertosse, nella tosse asmatica e in genere nelle forme catarrali.  Queste indicazioni sono riconosciute dalla Commissione E del BfArM, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’European Scientific Cooperative on Phytotherapie.
La pianta possiede, inoltre, attività tonica generale ed è un eccellente stimolante intellettuale: il suo infuso viene raccomandato, dopo i pasti, per contrastare la sonnolenza post-prandiale e migliorare la concentrazione. («agli intellettuali che conducono una vita sedentaria per vincere la sonnolenza postprandiale e permettere loro di rimettersi, così, al lavoro con… rinnovato vigore!»). A questo proposito, un’annotazione storica: «Il profumo di questo fiore si dice che fortifichi il cervello, e renda energia alle facoltà mentali dei vecchi» (F. Cazzuola, 1876)

Tratto da: Campanini E., 2012, Dizionario di Fitoterapia e Piante medicinali, Tecniche Nuove, Milano, 3 edizione

 

Pubblicato da: fitonews | 28 settembre 2018

Betula pubescens M.G.1DH

Betula pubescens M.G.1DH

La prescrizione di Betula pubescens M.G.1DH determina una importante azione drenante, proprietà tonico stimolanti e di stimolo delle difese immunitarie con aumento della resistenza alle infezioni. Le gemme manifestano infatti una profonda azione a livello del Sistema Reticolo-Endoteliale del quale potenziano sia le proprietà antinfiammatorie sia quelle disintossicanti. Tali proprietà rendono Betula pubescens M.G.1DH un medicamento utile negli stati febbrili e delle infezioni recidivanti delle vie aeree. In questi casi può essere associato ad Alnus glutinosa M.G.1DH di cui potenzierà l’azione antiflogistica, in particolare nelle forme infiammatorie ad andamento più cronico e con tendenza suppurativa.  Sovente Betula pubescens M.G.1DH viene impiegato per preparare l’organismo all’azione terapeutica di altri gemmoderivati ( o altri medicamenti) dotati di un’azione più specifica nei confronti della patologia da trattare.

Posologia:

Betula pubescens M.G.1DH, 30-50 gocce, diluite in acqua e sorseggiate lentamente, 1-2 volte al dì

Pubblicato da: fitonews | 23 luglio 2018

Buone vacanze!!

FITONEWS augura buone vacanze a tutti!

Il BLOG riprenderà l’attività a settembre

GUIDA ALL’USO DEL LIBRO 

Il libro è composto da 90 schede redatte in ordine alfabetico e per patologia. Le patologie trattate sono quelle per le quali il supporto fitoterapico, gemmoterapico e omeopatico possono essere indicati.

In ogni scheda è presente una breve nota introduttiva di inquadramento clinico, seguono quindi le sezioni Fitoterapia, Gemmoterapia e Omeopatia nelle quali sono proposte le piante medicinali, i gemmoderivati e i medicinali omeopatici sintomatici maggiormente indicati per la patologia affrontata.

Per ogni sezione  sono suggerite formulazioni e/o schemi terapeutici mentre a termine della scheda sono proposti  esempi di schemi terapeutici integrati, utili per chi conosce queste tre metodiche terapeutiche ed è quindi in grado di utilizzarle contemporaneamente nello stesso ambito prescrittivo, oppure brevi casi clinici esemplificativi in modo da offrire esempi pratici di prescrizione per il corretto affiancamento degli approcci terapeutici proposti.

Per ogni pianta medicinale, gemmoderivato e medicinale omeopatico citato nel testo è previsto un breve commento che ne chiarisce il razionale d’uso. A completare il testo un’appendice  (“Avvertenze”) nella quale è presente un elenco, strutturato in ordine alfabetico, delle piante medicinali citate per le quali sono indicati, quando presenti, tossicità, effetti collaterali ed interazioni farmacologiche. In tal modo l’operatore sanitario è in grado di verificare velocemente e con sicurezza se la pianta medicinale che ha deciso di prescrivere è adatta al paziente da trattare. Per un maggiore approfondimento relativamente al meccanismo di azione, ambiti prescrittivi, ecc. delle piante medicinali e dei medicinali omeopatici si rimanda, ovviamente, ai testi di riferimento citati in bibliografia (Brigo, Campanini, Capasso, Guermonprez, Jouanny, Demarque, Turinese, ecc.). Per facilitare l’approccio al testo è presente, inoltre,  una breve nota introduttiva  riguardante le regole posologiche in Fitoterapia, Gemmoterapia e Omeopatia.

(Campanini E., 2017, Fitoterapia, Gemmoterapia, Omeopatia – Impiego terapeutico per un approccio integrato“, Tecniche Nuove, Milano)

Pubblicato da: fitonews | 11 giugno 2018

Affaticamento oculare e mirtillo

Televisione, computer, posture sbagliate, cattiva illuminazione, ecc. possono contribuire all’insorgenza di un affaticamento oculare, spesso segnale indiretto della presenza di un vero e proprio disturbo della vista. Importante è l’impiego in oftalmologia dei frutti del Vaccinium myrtillus L.(mirtillo nero): la ricchezza in antociani, composti polifenolici che presentano effetti antiossidanti e antinfiammatori, determina la spiccata attività angioprotettrice dei frutti di V. myrtillus. Gli antociani, presenti nel fitocomplesso, sono in grado di favorire la microcircolazione, la rigenerazione della rodopsina: aumentano la velocità di rigenerazione dei pigmenti retinici e sono in grado di migliorare l’adattamento all’oscurità e la qualità della visione in quanto agiscono come normalizzanti nelle carenze di adattamento e di percezione visiva (in particolare in condizioni di luce crepuscolare).Tali dati sono confermati dall’elettroretinografia. Valida è quindi la prescrizione in caso di miopia, nelle alterazioni del visus, nelle retinopatie diabetiche. Preparati a base di mirtillo possono essere impiegati, come coadiuvanti, anche nel trattamento della cataratta e del glaucoma. Avvertenze: I frutti non presentano tossicità o effetti secondari. Solo per dosaggi elevati (antocianine: >100 mg/die) occorre cautela in pazienti con disordini della coagulazione e in quelli che assumono warfarin o farmaci antiaggreganti. Posologia: Vaccinium myrtillus T.M. (da frutto fresco): 40 gocce, diluite in acqua, 1-3 volte al dì. Una piacevole modalità di assunzione è il succo che può essere somministrato a cucchiai (puro o diluito): unica avvertenza è quella di aggiungere un po’ di miele per ovviare alla stipsi che può seguire ad un consumo eccessivo.

Pubblicato da: fitonews | 8 giugno 2018

Le piante “nemiche” dei bambini

Dalla M@yer newsletter – Azienda ospedaliero universitaria (Firenze):

” Nella maggior parte dei casi causano solo fastidi lievi e transitori, come irritazioni cutanee o disturbi gastrointestinali, ma è comunque bene tenerle d’occhio. Sono le piante velenose: alcune proprio insospettabili, devono diventare sorvegliate speciali specialmente se in casa si aggira un bambino nella fascia tra 1 e 2 anni (quella, cioè, in cui finisce tutto in bocca). Doverosa premessa: “Senza allarmarci troppo, cogliamo l’attenzione alle piante come occasione per insegnare ai bambini, una volta di più, che senza chiedere non si mangia niente”, spiega Francesco Silenzipediatra del Pronto soccorso del Meyer. Intanto, per orientarsi: “In generale, in casa o all’aperto, ci devono insospettire tutte le piante che hanno un odore intenso, la linfa lattiginosa o le bacche rosse”.

Le sorvegliate speciali. Detto questo, ecco una lista di alcune piante velenose da mettere in sicurezza in presenza di bambini intraprendenti:

  • agrifoglio: le sue bacche e le sue foglie possono dare nausea, vomito, diarrea, sonnolenza e in rarissimi casi convulsioni
  • azalea: le sue foglie possono essere velenose se ingerite (in grandi quantità)
  • calla: alcune parti delle pianta possono dare intossicazione se il bambino le mangia (o semplicemente ciuccia)
  • ciclamino: la linfa può dare irritazione cutanea e, se ingerita, disturbi intestinali
  • gelsomino e ginestra: velenosi in tutte le loro parti, se ingeriti possono dare disturbi visivi e difficoltà nella coordinazione motoria
  • mughetto: fiori, foglie, frutti e bulbi sono tutti velenosi se ingeriti
  • oleandro: la sua linfa irrita pelle e occhi. Se ingerito o ciucciato può dare effetti sistemici (come problemi gastrointestinali, cardiaci, ipotermia) anche gravi
  • stella di natale: la linfa è irritante per la cute; foglie e semi se ingeriti, in rari e gravi casi, possono provocare il delirio
  • tulipani: contengono tossine nei bulbi
  • vischio: è tossico (anche se le bacche sono bianche!)

Cosa fare in caso di emergenza. “Se si ha il sospetto che il bambino sia venuto in contatto con una pianta velenosa, la prima cosa da fare è lavare la cute con abbondante acqua corrente. Allo stesso modo, in caso di contatto con gli occhi, vanno sciacquati per molti minuti con acqua fresca. Mentre, se si sa o sospetta un’ingestione (o se temiamo che il bambino abbia morso o succhiato una pianta velenosa), è importante togliere dalla bocca eventuali residui e sciacquarla abbondantemente, chiamando il centro antiveleni per un primo orientamento”, spiega il dottor Silenzi. E attenzione: “Se i sintomi sono tali da spingerci al pronto soccorso, è importante portarsi dietro anche la pianta, perché i medici possano identificarla correttamente”.

Pubblicato da: fitonews | 11 maggio 2018

A proposito di aglio….

La principale indicazione terapeutica di Allium sativum L. (Aglio) riguarda il trattamento coadiuvante dell’ipertensione e dell’ipercolesterolemia. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ” può essere utile nel trattamento dell’ipertensione di tipo lieve”. Sono segnalate, inoltre, proprietà diuretiche attribuibili soprattutto ai fruttosani e all’olio essenziale. Da non sottovalutare  la concomitante azione ipocolesterolemizzante che può contribuire a contenere il rischio cardiovascolare. L’aglio oltre a ridurre i livelli di colesterolo e dei trigliceridi plasmatici può contribuire ad inibire lo sviluppo di processi aterosclerotici. Sono state dimostrate, inoltre, modiche proprietà antiaggreganti piastriniche e fibrinolitiche con aumento del tempo di sanguinamento e conseguente riduzione del rischio di trombosi. L’attività è simile a quella dell’aspirina. Preparati a base di Aglio presentano, inoltre, per la ricchezza in Zolfo, un’interessante azione antiossidante. Viene segnalata anche un blando effetto ipoglicemizzante.  Avvertenze: L’impiego dell’aglio, anche a dosaggi terapeutici, è controindicato o quantomeno deve essere attentamente vagliato, nei pazienti in trattamento con farmaci che influenzano la coagulazione sanguigna (aspirina, warfarin, ecc) o con farmaci antiinfiammatori non steroidei. Posologia: Estratto secco nebulizzato e titolato in alliina min.1% (Farmacopea Francese X): 1 capsule 1-3 volte al dì.
Curiosità: ” Questo ortaggio era collegato anche al culto di San Giovanni, e si pensava che comprarlo nel giorno a lui dedicato avrebbe tenuto lontana la miseria” .

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