Pubblicato da: fitonews | 12 ottobre 2017

BETULA VERRUCOSA – semi- M.G. 1DH, un aiuto per la memoria….

BETULA VERRUCOSA – semi- M.G. 1DH

Il gemmoderivato ottenuto dai semi  della Betula verrucosa Ehrhart  (Betula alba L. ) presenta azione tonico stimolante generale ed in particolare manifesta  un’influenza positiva a livello delle funzioni cognitive quali memoria e concentrazione. Il gemmoderivato è indicato anche nella neurastenia da affaticamento intellettuale: la sua prescrizione risulterà preziosa, ad esempio, durante la preparazione di esami, concorsi, ecc. in quanto contribuisce a facilitare le funzioni intellettive. Si segnala, inoltre, un blando effetto antidepressivo che, unitamente al miglioramento delle funzioni cognitive, lo rende un gemmoderivato particolarmente adatto anche alla senescenza. La sua azione può essere modulata e rinforzata dalla contemporanea prescrizione di altri gemmoderivati o piante medicinali opportunamente scelte in base alle caratteristiche individuali del paziente. Alcuni esempi: Tilia tomentosa M.G. 1DH per limitare la componente ansiosa, Crataegus oxyacantha M.G. 1DH per controllare l’eretismo cardiaco, Quercus peduncolata M.G. 1DH per contrastare l’astenia sessuale, Ficus carica M.G. 1DH  quando alla base del disturbo vi è sicuramente una componente psicosomatica, Sequoia gigantea M.G. 1DH nell’anziano. Posologia: Betula verrucosa semi M.G.1DH: 30-50 gocce, diluite in acqua e sorseggiate lentamente, 1-2 volte al dì.

Controindicazioni: Al momento attuale non segnalate. Come per tutte le preparazioni alcoliche, l’uso  è sconsigliato in caso di epatopatie. Avvertenze: I soggetti sensibili alla glicerina (una delle sostanze che costituiscono il solvente)possono manifestare reazioni allergiche( sensazioni di malessere, vampate di calore, senso di oppressione a livello del capo): sospendere il trattamento. Gravidanza e allattamento:Uso compatibile (prescrizione medica)

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Pubblicato da: fitonews | 12 settembre 2017

Il Tasso barbasso e le sue virtù terapeutiche…

Il Tasso barbasso o verbasco (Verbascum thapsus L.) fa parte delle specie pettorali (verbasco, malva, rosolaccio, altea, antennaria, violetta). I fiori rientrano infatti nelle formulazioni di tisane bechiche e pettorali. Oltre alle specifiche attività pettorali, la pianta esercita un blando effetto sedativo (flavonoidi) utile per favorire la distensione e il sonno.
Viene tradizionalmente impiegata nel trattamento sintomatico delle patologie infiammatorie a carico dell’apparato respiratorio, in virtù dell’azione mucolitica e induttrice della motilità ciliare delle mucose, per l’azione emolliente e sedativa svolta dalle mucillagini (effetto ricoprente e protettivo degli epiteli) e per  le proprietà espettoranti delle saponine. Ai flavonoidi (luteolina e apigenina) si deve, oltre all’azione antinfiammatoria e antispasmodica, quella antiallergica. Gli iridoidi sono responsabili della proprietà antiflogistica, antimicrobica e antiallergica: l’aucubina, che si trova soprattutto nella foglia, sarebbe utile nella bronchite cronica asmatiforme. La presenza di saponine e flavonoidi attribuisce al verbasco anche proprietà diuretiche e blandamente sedative. L’azione sfiammante e antalgica inoltre rende la pianta indicata nelle infiammazioni a carico della mucosa intestinale.
Il tasso barbasso si segnala in campo dermatologico (uso esterno) per le proprietà addolcenti, antipruriginose e come antalgico e vulnerario nel trattamento di emorroidi, affezioni della bocca, scottature, punture di insetti, geloni, ecc. In oftalmologia vengono consigliati colliri a base di verbasco per il trattamento di congiuntiviti allergiche .

Curiosità:
Santa Ildegarda di Bingen (XII sec.) la considerava un rimedio infallibile nel trattamento della raucedine e della tristezza:
“… e chi ha il cuore debole e triste cuocia il verbasco con la carne o con il pesce o anche con le frittelle, senza altre erbe, e ne mangi spesso e rafforzerà il suo cuore e lo renderà lieto. Ma anche chi è rauco di voce e in gola e chi ha dolori al petto faccia bollire verbasco e finocchio in ugual peso in un buon vino, lo filtri attraverso un panno e ne beva spesso e riacquisterà la voce e il petto guarirà.”

(Tratto da. Campanini E., 2013, Piante medicinali in Fitoterapia e Omeopatia, Tecniche Nuove, Milano)

 

 

 

Pubblicato da: fitonews | 30 luglio 2017

Terapie complementari in Geriatria…


“Ogni volta che un vecchio sbarca da noi, completamente a pezzi, convinto di non essere più niente prima ancora di essere morto, Thérèse lo attira nel suo angolo, gli prende d’autorità la vecchia mano, stende ad una ad una le dita arrugginite, liscia a lungo il palmo come si fa con i fogli spiegazzati, e quando sente che la mano è perfettamente distesa (mani che non si sono veramente aperte da anni!), Thérèse si mette a parlare. Non sorride, non blandisce, si limita a parlargli del futuro. Ed è la cosa più incredibile che potesse capitargli: il futuro! (Daniel Pennac, ” La fée carabine“,1987)”

(Tratto da : Campanini E.- Biondo S.,2011, Terapie complementari in Geriatra, Tecniche Nuove, Milano)

 

Fitoterapia e Omeopatia si prestano a una precisa personalizzazione della cura e rispondono all’esigenza sempre più pressante in medicina di recuperare la visione olistica del paziente, importante anche in ambito geriatrico.

Un approccio integrato, che preveda l’impiego di tali metodiche per le patologie meno importanti e dei farmaci quando strettamente necessario, può rappresentare pertanto una soluzione terapeutica che dà sicurezza di efficacia al medico e tranquillità di uso al paziente.

Dopo un’introduzione al problema dei farmaci nell’anziano, le autrici analizzano le patologie neuro-psichiatrica, cardiovascolare, respiratoria, gastrointestinale, urinaria, dell’apparato locomotore, dermatologica.

Il testo è completato da argomenti quali la Gemmoterapia in geriatria, l’alimentazione e la longevità ed è rivolto a tutti i medici che utilizzano l’omeopatia e la fitoterapia ma anche ai geriatri e specializzandi in geriatria che vogliano allargare il loro campo di conoscenze.

Pubblicato da: fitonews | 8 luglio 2017

L’ippocastano e le sue virtù….

Aesculus hippocastanum L. (Ippocastano)
La pianta (semi) assicura una notevole proprietà vasoprotettiva, an­tiessudativa ed antiedemigena. L’escina (saponosidi) e i proantocianidoli, presenti nel fitocomplesso, manifestano spiccata attività antiinfiammatoria: l’escina agisce soprattutto nella fase iniziale dell’infiammazione opponendosi alla formazione dell’edema (azione antiessudatva) e normalizza la permeabilità della parete vascolare che l’infiammazione aumenta. Aesculus hippocastanum  migliora, inoltre, il tono venoso (azione venotonica e aumento contrattilità venosa). Commissione EESCOP (European Scientific Cooperative On Phytotherapy) e OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) riconoscono l’efficacia dell’ ippocastano nell’alleviare i sintomi dell’insufficienza venosa, nel dolore alle gambe, pesantezza, gonfiore, crampi notturni, prurito. È consigliabile utilizzare la pianta nella prevenzione delle malattie vascolari, nella stasi venosa, nel trattamento delle emorroidi e del prurito anale, degli spasmi vascolari e nella tromboflebite (come coadiuvante), situazioni nelle quali si otterrà un sicuro e pronto miglioramento. Tali preparati vengono, inoltre, utilizzati, con efficacia in caso di dismenorrea e di congestione pelvica (prostatismo, affezioni uterine). L’Ippocastano viene impiegato anche in preparati topici atti a trattare quadri di insufficienza venolinfatica (gambe pesanti crampi, parestesie ecc.) e fragilità capillare (ecchimosi, petecchie ecc.), nel trattamento di emorroidi e varici, nel trattamento delle mialgie, delle nevralgie, del reumatismo (attivazione della circolazione sanguigna) oltre che di contusioni, lividi e distorsioni. Avvertenze: la pianta generalmente è ben tollerata e solo in rari casi si possono manifestare prurito, nausea e disturbi gastrointestinali. L’uso topico della pianta può dare luogo raramente a reazioni allergiche. Si consiglia vigilanza in caso di assunzione contemporanea di farmaci anticoagulanti e antiaggreganti piastrinici.

(Tratto da: Campanini E., 2013, Piante medicinali in Fitoterapia e Omeopatia; Ed. Tecniche Nuove, Milano

 

Pubblicato da: fitonews | 8 maggio 2017

…Il mio nuovo libro!!

E’ appena stato pubblicato il mio ultimo libro “Fitoterapia, Gemmoterapia, Omeopatia- Impiego terapeutico per un approccio integrato” (edizioni Tecniche Nuove)

“L’impiego equilibrato e mirato delle piante medicinali (Fitoterapia-Gemmoterapia) e dei medicinali omeopatici (Omeopatia), può aiutare a raggiungere e a mantenere quello stato di buona salute che è lo scopo di ogni atto terapeutico del medico.
Questo libro vuole essere una guida sicura, rapida ed efficace per medici, farmacisti e operatori della salute che, nella pratica clinica quotidiana, utilizzano la Fitoterapia, la Gemmoterapia e l’Omeopatia. Si tratta di un manuale terapeutico costruito in schede in ordine alfabetico e per patologia. Le patologie trattate sono quelle per le quali l’utilizzo, anche congiunto, del supporto fitoterapico, gemmoterapico e omeopatico è maggiormente indicato; per ogni patologia le indicazioni terapeutiche proposte risultano chiare, concise e di facile attuazione.
Il testo è in grado, pertanto, di aiutare nella pratica prescrittiva sia gli operatori della salute che muovono i primi passi nell’ambito delle medicine naturali sia gli operatori esperti.
In ogni scheda sono proposte le piante medicinali, i gemmoderivati e i medicinali omeopatici sintomatici maggiormente indicati per la patologia affrontata. A completare il testo un’appendice (“Avvertenze”) nella quale è presente un elenco alfabetico delle piante medicinali citate nel testo per le quali sono indicati, quando presenti, tossicità, effetti collaterali ed interazioni farmacologiche.”

Pubblicato da: fitonews | 22 aprile 2017

Taraxacum officinale in fitoterapia e omeopatia…

Taraxacum officinale Weber
Da sempre la medicina popolare ha riconosciuto a questa pianta il potere di stimolare le funzioni epatiche, ma è stata la Fitoterapia moderna a confermare questa proprietà tramite prove pratiche di laboratorio e cliniche che hanno evidenziato sia l’aumento della contrazione della cistifellea (azione colagoga) sia l’aumento della secrezione biliare (azione coleretica). La presenza di pigmenti colorati (composti flavonici) determina il colore dei fiori (giallo, per lo più), ma anche l’attività terapeutica: antispasmodica, diuretica, vitamino P-simile. I principi amari, inoltre, contribuiscono a migliorare la funzionalità digestiva ed epatica. Il tarassaco presenta anche una blanda azione lassativa. La pianta esercita inoltre attività ipocolesterolemizzante, azione dovuta molto probabilmente al comparto flavonico. Il tarassaco può essere impiegato anche nelle cure di dimagrimento, non perché tolga l’appetito, bensì per le proprietà depurative. Si ricorda che le foglie agiscono maggiormente a livello renale, mentre la radice agisce più a livello epatico. La ESCOP (European Scientific Cooperative on Phytotherapy) conferma tali proprietà. La pianta (foglie e radice) conosce da sempre un uso alimentare e, grazie alla ricchezza dei suoi componenti, può essere considerata una verdura particolarmente utile per l’organismo. Posologia: Taraxacum officinale T.M., 40 gocce, diluite in acqua, 1-3 volte al dì. Avvertenze: è bene evitare la somministrazione in caso di gastrite o ulcera: per la presenza di principi amari può determinare disturbi gastrici da iperacidità. La pianta è controindicata in caso di flogosi o occlusione delle vie biliari. Nelle calcolosi delle vie biliari la sua assunzione deve avvenire soltanto su indicazione medica.
NOTA:
L’uso omeopatico e fitoterapico sono abbastanza simili: in Fitoterapia però l’uso della pianta presenta controindicazioni precise (vedi scheda) mentre in Omeopatia il medicinale ottenuto dalla  Tintura madre opportunamente diluita e dinamizzata, risulta assolutamente sicuro ed efficace. Il medicinale omeopatico per la particolarità dei suoi segni clinici (lingua a carta geografica) può completare la prescrizione fitoterapica. Come accade spesso la prescrizione omeopatica può rinforzare quella fitoterapica.

(tratto da Campanini E.,2013, Piante medicinali in Fitoterapia e Omeopatia, Tecniche Nuove, Milano)

Pubblicato da: fitonews | 6 aprile 2017

Il drenaggio in gemmoterapia…

Il Drenaggio è una tecnica terapeutica che consiste nella blanda stimolazione, tramite una adeguata posologia, di uno o più organi con funzioni di eliminazione. Un buon drenaggio permette l’eliminazione delle tossine da parte dell’organismo attraverso quelli che sono considerati gli emuntori naturali: fegato, reni, intestino e pelle. Condotto con piante medicinali o gemmoderivati, a seconda dell’indirizzo tera­peutico prescelto, il fine ultimo è quello di assicurare l’eliminazione delle  tossine organiche, comprese quelle prodotte dal metabolismo delle sostanze introdotte  con l’alimentazione o a scopo terapeutico (farmaci).
Il Drenaggio in gemmoterapia e in omeopatia  rappresenta come un importante momento dell’atto terapeutico: effettuato correttamente, infatti, pone l’organismo nelle condizioni di recuperare un equilibrio alterato e di rispondere in modo ottimale alla terapia.
Il drenaggio gemmoterapico, attuato cioè con i gemmoderivati, grazie all’ apporto in biostimoline tissutali, risulta essere particolarmente attivo nei confronti degli organi da trattare e presenta, inoltre,  una importante azione stimolante a livello del Sistema Reticolo-endoteliale, in quanto sono in grado di potenziarne sia l’azione antiinfiammatoria sia quella disintossicante (azione evidenziata dal test di Halpern). Drenare vuol dire , pertanto, aumentare in modo equilibrato le funzioni fisiologiche globali di depurazione dell’organismo e determinare un’azione disintossicante profonda a livello  del terreno.
Il drenaggio può essere infatti effettuato in fase pre-terapeutica, intra-terapeutica, post-terapeutica, oppure può essere indifferenziato. Quando, ad esempio,  la terapia farmacologica risulterà di prima scelta (fase acuta patologia articolare), sarà importante effettuare un drenaggio intraterapeutico al fine di limitare i possibili effetti collaterali del farmaco assunto e per ottimizzare la risposta terapeutica: il drenaggio di­venterà, allora, un trattamento complementare a quello di base.
Affinché il drenaggio sia effettuato “blandamente” è essenziale che la posologia sia infe­riore a quella abituale (la metà o un quarto): la posologia, infatti, che a pieno titolo può essere ritenuta la chiave di lettura del drenaggio, deve essere in grado di determinare un effetto disintossicante, depurativo e, in alcuni casi,  di preparazione al trattamento eziologico, ma non direttamente tera­peutico.
Il Drenaggio rappresenta pertanto un momento molto importante dell’atto terapeutico:  effettuato correttamente pone l’organismo nelle condizioni migliori

  • per recuperare un equilibrio alterato
  • per rispondere in modo ottimale alla terapia sia essa di sintesi che naturale più appropriata
  • per limitare gli eventuali effetti iatrogeni

Particolarmente indicata risulta essere, ad esempio, la prescrizione di Linfa di betulla 1DH, gemmoderivato che presenta una spiccata attività diuretica e uricolitica, e ciò la rende un ottimo drenante generale per l’organismo. Linfa di betulla 1DH, 30 gocce, diluite in acqua, due volta al dì, per almeno 20 giorni.

 

Pubblicato da: fitonews | 14 marzo 2017

Succo di mirtillo per la terza età…e non solo!

Secondo uno piccolo studio pubblicato sulla rivista Applied Physiology, Nutrition and Metabolism dai ricercatori dell’Università di Exeter (Regno Unito),  che ha coinvolto  26 persone sane, di età compresa tra 65 e 77 anni, e condotto per 12 settimane,   il consumo regolare di succo di  Vaccinium myrtillus L.  – mirtillo nero – (30 ml al giorno: antociani 387 mg ) sarebbe in grado di migliorare le abilità cognitive dei soggetti anziani.  In particolare i test finali eseguiti durante la sperimentazione mostravano una maggiore attivazione encefalica, un incremento della perfusione cerebrale e un miglioramento di alcuni aspetti della memoria, rispetto ai test eseguiti dai soggetti che avevano che avevano assunto il placebo. I ricercatori ritengono che responsabili di tali attività siano soprattutto gli antociani (flavonoidi), che manifestano importanti  proprietà antiossidanti e anti-infiammatorie. La supplementazione con un succo di mirtillo, contenente una adeguata concentrazione in antocianosidi, può contribuire, secondo i ricercatori inglesi,  ad attenuare il declino cognitivo correlato all’età.

 

 

Pubblicato da: fitonews | 8 marzo 2017

SE IL CACAO NON BASTA PIÙ…..

“Il cacao non basta più. Entro il 2020, secondo gli studi di mercato, la domanda dovrebbe superare le 4,5 milioni di tonnellate, a fronte di una produzione che non supererà 3 milioni di tonnellate.I cambiamenti climatici e i limiti alla coltivazione di questo frutto tropicale non permettono un’espansione così rapida della sua produzione, almeno non tale da tener testa alla crescente domanda. Ecco perché l’industria alimentare sta cercando sostituti, surrogati del cacao, disponibili e pronti a venir utilizzati.
Tra questi vi sarebbe il giaca, un altro frutto tropicale, abbondante ed economico.
Questo grosso frutto tropicale è coltivato in Sud America, Asia, Africa e Australia e in alcuni Paesi i suoi semi vengono mangiati (bolliti o arrostiti) perché sono una fonte a basso prezzo di fibre, proteine e minerali. In Brasile vengono considerati un prodotto di scarto, ma i ricercatori di San Paolo hanno provato a testare i loro componenti chimici per cercarne alcuni che potessero essere sfruttati dall’industria alimentare.
Analizzando 27 farine ottenute da semi di giaca fermentati o acidificati, hanno scoperto diverse molecole associate al tipico aroma del cioccolato, come il 3-metilbutanale e il 2-feniletilacetato. Le farine di semi fermentati, fatte annusare ad un gruppo di assaggiatori, sono state giudicate positivamente per via del loro aroma dolce e fruttato, che ricorda il caramello e la nocciola.”
Articolo tratto da :http://www.georgofili.info/
Pubblicato da: fitonews | 8 febbraio 2017

Lo zenzero e l’osteoartrosi al ginocchio  

 

zenzeroUno studio recentemente pubblicato ha evidenziato come preparazioni a base di zenzero (Zingiber officinale Roscoe) in polvere siano in grado di determinare un’azione antalgica in quanto possono ridurre la componente infiammatoria in caso di osteoartrosi al ginocchio. Lo studio (randomizzato, in doppio cieco, controllato verso placebo) è stato condotto per tre mesi e ha coinvolto 120 pazienti ambulatoriali affetti da gonartrosi moderatamente algica. I pazienti hanno assunto quotidianamente 1 cps di polvere di zenzero (500 mg) 2 volte al dì oppure il placebo (500 mg di amido). Prima di iniziare il trattamento non erano emerse differenze significative fra i due gruppi per quanto riguarda i valori sierici dei marcatori infiammatori (ossido nitrico/NO, proteina C reattiva a elevata sensibilità/hs-CRP), mentre dopo i  tre mesi di terapia con zenzero le concentrazioni sieriche di NO e hs-CRP sono risultate inferiori  rispetto al gruppo placebo. “Gli autori della sperimentazione ritengono che la supplementazione con zenzero in polvere alla dose di 1 g/die possa ridurre le concentrazioni di marker infiammatori in pazienti con osteoartrosi al ginocchio e possa, quindi, essere raccomandata come trattamento complementare per questi pazienti”.

 

 

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