Pubblicato da: fitonews | 19 gennaio 2017

Pelargonium sidoides: una pianta dall’Africa….

pelargonium-bronchitePelargonium sidoides  è una varietà di Geranio, appartenente alla famiglia  delle Geraniaceae, che cresce nella regione sud-orientale del Sud Africa ed è conosciuta con il nome “Umckaloabo”.  Dalle sue radici  tuberose si ottiene un estratto (classificato come EPs 7630)  a cui viene attribuita un’azione antibatterica, espettorante e immunostimolante. La pianta è, pertanto, impiegata nel trattamento delle malattie acute a carico dell’ apparato respiratorio (Acute Respiratory Infections – ARIs).
I risultati di uno studio clinico (2008) che ha coinvolto 217 pazienti adulti, ha evidenziato come l’ estratto della pianta (EPS 7630: 30 gocce 3 volte al dì per 7 giorni) sia risultato più efficace del placebo nel trattamento della bronchite acuta, con una più rapida remissione dei sintomi correlati. I pazienti che seguivano la terapia con estratto di Pelargonium hanno dimostrato, infatti, un netto miglioramento dei sintomi principali: tosse, espettorato, raucedine, mal di testa, affaticamento e febbre. La terapia è stata ben tollerata e non

Pelargonium sidoides (Umckaloabo, root and flower)

Pelargonium sidoides (Umckaloabo, root and flower)

sono state osservate reazioni avverse gravi. Altri Autori segnalano che l’impiego precoce “all’esordio dei segni di infezione respiratoria, riduce o risolve più rapidamente i sintomi, riduce il rischio di sovrainfezione batterica, permette un più rapido recupero funzionale, riduce l’impiego di altri farmaci, specie di antibiotici.”
EMA (European Medicines Agency) ne riconosce l’impiego  nel trattamento sintomatico del raffreddore comune.
Per quanto riguarda il meccanismo d’azione viene segnalato che “mediante HPLC l’estratto di P. sidoides è stato analizzato in dettaglio, definendo i suoi composti principali (polifenoli, derivati cumarinici, acido gallico) singolarmente dotati di azione antibatterica diretta, e, come fitocomplesso, in grado di stimolare il sistema macrofagico potenziandone le capacità fagocitiche, aumentando la produzione di ossido nitrico (NO), citochine e linfochine con azione antinfiammatoria, stimolando i meccanismi di citoprotezione impedendo l’adesione e la penetrazione dei virus nelle cellule dell’organismo”.
Mentre una metanalisi della Cochrane Review pubblicata nel 2008 confermava  l’efficacia della pianta,  una metanalisi successiva, pubblicata nel 2013, pur confermandone l’efficacia, evidenzia come la qualità complessiva dosagedelle prove sia risultata bassa (bronchite acuta) o molto bassa (sinusite acuta e raffreddore comune)e come non siano stati identificati dati affidabili sul trattamento per altre ARIs.
Avvertenze: L’uso della pianta viene sconsigliato in gravidanza, allattamento, in caso di patologie a carico renale, cardiaco ed epatico, nelle turbe della coagulazione e in caso di ipertensione. AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco)segnala che la pianta non deve essere somministrato ai bambini di età inferiore a 12 anni a causa della mancanza di dati sulla sicurezza ed efficacia. EMA (Europeam Medicines Agency) ne riconosce, invece,  l’impiego  a partire dai 6  anni di età.
Curiosità: pianta originaria del sud Africa, il nome Umckaloabo ha la sua origine in due parole Zulu distinte – “umkhuhlane” che indica malattie associate a febbre e tosse, e “uhlabo“, che indica il dolore al torace.

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