Pubblicato da: fitonews | 9 maggio 2016

Piante medicinali in Sardegna…

copertina sardegna grandePresentazione di Andrea Bocconi al mio libro “Piante medicinali in Sardegna” (Ilisso, 2009):

Quando Enrica Campanini mi ha proposto di scrivere una breve prefazione al suo lavoro, sono rimasto perplesso. Non sono medico, non sono un botanico, non  mi intendo di fitoterapia e, per dirla tutta, non mi intendo proprio di piante. Neanche il mio lavoro di psicoterapeuta sembrava avere molte connessioni con la sua ricerca, se non per la nostra frequente collaborazione professionale con pazienti che seguiamo.
Poi ho capito : Campanini mi invitava a viaggiare nel suo mondo, e per uno scrittore di viaggi questo è un richiamo irresistibile. Il corpus fondamentale del libro è un viaggio nella natura, nella scienza, nell’antropologia e nella cultura sarda, guidati dalle piante, e con le piante entriamo in un mondo sconfinato di notizie. Sapevo che la Ferula era usata per battere gli studenti senza lasciare traccia, ma non che fosse considerata un afrodisiaco e forse anche un anticoncezionale, accoppiata opportuna. Non sapevo che Prometeo avesse nascosto il fuoco rubato agli dei all’interno del suo fusto, pratica purtroppo tuttora usata da qualche piromane. Scopriamo poi che i pastori sardi avevano già scoperto che poteva  essere tossica per il bestiame e facevano un rito propiziatorio la notte di San Giovanni, notte magica e propiziatoria per la raccolta delle piante, mangiavano formaggio con fette del fusto della ferula per scongiurare depliant ilisso nuovo 2gli avvelenamenti dei propri capi di bestiame.  E poi scopriamo la connessione delle fave, proibitissime da Pitagora ai suoi discepoli , con il culto dei morti, ma anche con la nascita ( le fave come embrioni dei bambini ) .
Il tabù dell’attraversare i campi di fave non portò fortuna a Pitagora. La leggenda, narra che il grande filosofo venne assassinato da sicari, dopo essersi trovato dinanzi ad un campo di fave che avrebbe rifiutato di attraversare. La supposta pericolosità della pianta non era del tutto infondata: in alcuni soggetti predisposti causa una malattia molto grave detta favismo o anemia emolitica.
Naturalmente, come negli altri testi di Campanini, vi sono tutte le notizie indispensabili per il fitoterapeuta, ove si confronta il sapere popolare con la ricerca scientifica, evidenziando indicazioni e controindicazioni. Ma è anche un viaggio nel tempo, con lo straordinario dizionarietto biografico, che ci racconta di medici e studiosi delle più svariate discipline: alchimia, astronomia, teologia, farmacologia …, testimoni di un tempo in cui il sapere non era parcellizzato e scisso, e la medicina era forse più olistica. Di ognuno di questi personaggi verrebbe voglia di saperne di più, di indagare, di scriverne la storia. Alcuni sono notissimi, Avicenna e Ippocrate, Pitagora e Malpighi, Raimondo Lullo, figure straordinarie che ci ricordano, come nella famosa frase attribuita erroneamente a Newton, che oggi vediamo più lontano perché siamo nani che stanno sulle spalle di presentazione 103giganti. O la mistica Hildegarda di Bingen : o Santa Ildegarda (Bermeshein 1098 – Bingen 1179), badessa e naturalista. Sebbene sia spesso chiamata santa, non fu mai canonizzata. Scrisse il Liber semplicis medicinae o Physica ove parlava dei poteri curativi delle erbe, delle pietre e degli animali e il Liber compositae medicinae dove disquisiva sulle cause naturali delle malattie. Lasciò anche scritti di carattere mistico (Liber scivias). Fu anche musicista, aggiungo, e il suo pensiero è rilevante nel descrivere le esperienze mistiche di coscienza. E’ curioso scoprire il Vissani o il Pellegrino Artusi della latinità, Apicio, Marco Gavio (25 a.C.-37 d.C. ca.), famoso gastronomo romano, autore del più antico testo di cucina, il De re coquinaria, che rappresenta un’importante testimonianza sulle abitudini culinarie della latinità. Ed è divertente scoprire che Thomas Willis, autore nel 1661 del “Cerebre anatome”, passa alla storia non solo per la scoperta del circolo di Willis o per la descrizione del diabete mellito, ma anche perché si trasferì a Londra dove “.. nessun medico mai lo sorpassò e guadagnò più denaro di lui”.
Per ultimo sottolineo che, per lo splendido apparato iconografico, è un piacere estetico sfogliare il libro ed entrare con la guida garbata dell’autrice, nelle meraviglie della natura.
D’ora in poi guarderò le piante con più attenzione, e attraverserò i campi di fave, sia pure con rispetto.
Andrea Bocconi
scrittore, psicoterapeuta didatta di psicosintesi

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