Pubblicato da: fitonews | 8 febbraio 2016

Physalis alkekengi…anche in confettura!

physalis 1Physalis alkekengi L., pianta erbacea perenne, è considerata ornamentale ed è spesso coltivata nei giardini per la sua bellezza. Caratteristica saliente è il frutto, una bacca rosso-arancio a maturità, racchiuso completamente in un leggero involucro membranoso che in autunno assume tonalità aranciate o rosse. Il frutto quando è maturo, a settembre, è commestibile: le bacche, infatti, dal caratteristico sapore acidulo ma gradevole possono essere consumate fresche (10-15 g/die). Ricco in carotenoidi e vitamina C, possiede proprietà vitaminizzanti, rinfrescanti, diuretiche, urico-eliminatrici e blandamente lassative. Secondo il medico francese Henri Leclerc (1870-1955), il frutto dell’alchechengi risultava assai utile alle persone che soffrivano di calcolosi renale, in particolare nella calcolosi da ossalati di calcio. Il vino ottenuto dalle bacche poteva essere diuretico o febbrifugo a seconda della posologia (Medicamenta, 1924).La ricchezza in vitamina C dei frutti determina proprietà antiossidanti physalis 2e favorisce, oltre a un aumento delle difese immunitarie, un miglior assorbimento del ferro presente nella nostra alimentazione.  Attualmente l’uso medico della pianta è desueto.
I frutti di Physalis alkekengi, oltre che per scopo alimentare, erano impiegati nella medicina popolare per il trattamento delle forme reumatiche, della gotta e della litiasi renale, mentre la radice era considerata antitussiva ed espettorante. Le bacche possono essere preparate in marmellata, candite o ricoperte di cioccolato.
Curiosità: «È raro che si utilizzi l’alchechengi come frutto da tavola: il suo sapore è asprigno, unito con una certa amarezza dovuta alla modesta presenza di una sostanza, la fisalina, ed è tuttavia abbastanza piacevole, alla condizione di non prolungare troppo la masticazione, poiché dizionario-di-fitoterapia-e-piante-medicinali_28153libera allora, un retro-gusto insipido e nauseante che può essere comparato soltanto alla sensazione che si prova masticando un fagiolino cotto male: vengono preparate confetture il cui aroma, un poco insignificante, ricorda quello del pomodoro ma che, insaporite da scorze d’arancia o di limone, fanno bella figura sulla tavola dei gottosi e di coloro che soffrono di reumatismi» (H. Leclerc).

 

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