Pubblicato da: fitonews | 23 dicembre 2015

Le giuggiole, Grazia Deledda e uno squisito senso di dolcezza….

Zizyphus2Il giuggiolo (Zizyphus vulgaris Lam.) è una piccolo albero originario della Cina settentrionale, da dove arrivò in Asia occidentale 2500-3000 anni prima di Cristo, e quindi nella regione mediterranea ove naturalizzò. Il frutto, grande come un’oliva, di sapore dolce-acidulo e colore rosso-bruno, risulta particolarmente ricco in zuccheri (30 g per 100 g di parte edibile); possiede un valore calorico relativamente elevato rispetto ad altra frutta fresca (120 cal. per 100 g); contiene inoltre elevate quantità di vitamina C (40 mg). Può essere consumato fresco o impiegato per la preparazione di marmellate e conserve. Il frutto è da sempre stato usato come calmante della tosse ed espettorante, e nelle forme da raffreddamento. Le giuggiole rientrano nella giuggiolecomposizione della tisana dei quattro frutti, che associa, in parti uguali, giuggiola, datteri, fichi secchi e uva secca. Tali frutti sono chiamati dalla tradizione medica del passato, frutti pettorali in quanto veniva loro riconosciuta una certa efficacia in caso di raffreddori, bronchiti, tosse e in genere nei disturbi a carico dell’apparato respiratorio. Al frutto sono attribuite anche proprietà blandamente lassative: per il medico Henri Leclerc la sua efficacia può essere paragonata a quella della Plantago psyllium L. (psillio) e dell’agar-agar. «Conviene pertanto alle persone con intestino delicato, troppo debole per sopportare i lassativi troppo energici o i drastici».Il decotto, preparato facendo bollire per trenta minuti le giuggiole mature (30-60 frutti) in un litro di acqua, veniva fatto bere durante la giornata per curare le infiammazioni a carico dell’apparato respiratorio, urinario e in caso di stipsi.

Deledda_-_Sole_d'estate,_1933.djvuCuriosità:

Una bellissima descrizione sulla bontà di questo frutto scritta da Grazia Deledda: “Ecco il cortile del nonno, prima che il padre di Giulio emigrasse e facesse anche una certa fortuna in città: il cortile è ingombro di laterizi, perché anche il nonno è capomastro: ma in mezzo sorge un albero bellissimo, con le foglie di un verde come ritagliato in una seta tinta col vetriolo: e tra una foglia e l’altra innumerevoli frutti piccoli e scarlatti, che sembrano duri e invece a mangiarli sono dolci e teneri, d’una tenerezza un po’ resistente che si prolunga, si fa succhiare, si concede a poco a poco per meglio farsi godere. È l’albero delle giuggiole (G. Deledda, Sole d’estate, in Novelle, vol.VI, 1933).”

 

  • Ancora oggi le giuggiole sono adoperate come edulcoranti nella pasticceria tradizionale sarda (papassinu).
  • «È comune il modo di dire “andare in brodo di giuggiole” per significare che si prova squisito senso di dolcezza»

(Tratto da: Campanini E., Dizionario di Fitoterapia e piante medicinali” ed. Tecniche Nuove;  Campanini E., Piante medicinali in Sardegna” Ilisso Edizioni)

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