Pubblicato da: fitonews | 6 novembre 2015

Il lentisco e il suo olio…. (1)

Pistachier-lentisque-Pistacia-lentiscus-3Il lentisco, Pistacia Lentiscus (L.), è un arbusto, o più raramente un piccolo albero sempreverde, che rappresenta, insieme a Olea sylv., Phillyrea e Cistus, la tipica macchia mediterranea bassa. Si tratta di una pianta robusta, resistente alle patologie, molto pollonante per un pronto ricaccio dopo gli incendi. Possiede un’azione miglioratrice e protettiva nei confronti del terreno. «La sua presenza rigogliosa è indice di terreno fertile (terra ’e chessa, terra trigale, adatta ai cereali)».
Dai suoi frutti si estrae un olio molto aromatico ricco di acido palmitico (27%), stearico (13%), oleico (53%) e linoleico (7%). Il frutto del lentisco era utilizzato per preparare un olio impiegato sia a scopi alimentari (al posto dell’olio di oliva) che come combustibile per le lampade a olio. L’olio, molto aromatico, conferiva al cibo un sapore amaro particolare. «Non essendo propriamente appetibile lo si cuoceva aggiungendo pane e fichi secchi per addolcirne il sapore. Poi veniva filtrato e fatto raffreddare, quindi usato per l’alimentazione umana» (A. lentisco olioPessei, 2000). A questo proposito scriveva Salvatore Vacca-Concas: «Trasuda un umore resinoso che costituisce il màstice e le sue còccole (frutti) dànno un buon olio da ardere, il quale, nei nostri paesi di montagna, è usato dalla povera gente anche per condimento» (1916).
Nel Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna (1833-56) si legge nel capitolo dedicato a Lanusei: «Moddizzi (il lentisco). L’olio che estraesi dalle bacche di questa pianta comunissima si può a termine medio calcolare a 20 mila quartare […]. Il processo dell’operazione è semplicissimo. Le bacche versate nella caldaja bollente e poi chiuse in un sacco si pestano in una vaschetta. Il sugo si sovrappone al fuoco, e quando dopo l’ebullizione sia precipitata la materia crassa levasi copertina sardegnal’olio, e dessi a’ majali ed alle galline la polpaccia (sa scerfa) … Quando quest’olio debbasi usare per i cibi si rimette sul fuoco, perché perda la sua crudezza. Esso è pesante a stomachi non assuefatti».
Attualmente rientra nella composizione di oli da bagno o da massaggio ad azione eudermica.
Curiosità: l’olio ottenuto dai frutti era utilizzato, già al tempo dei Romani, per le lanterne. Sempre con l’olio si preparavano saponi che conservavano l’odore resinoso del frutto. In Toscana i frutti maturi, messi nelle botti mentre l’uva “bolliva”, servivano per dare colore al vino.

(Testo tratto: Enrica Campanini,2009, Piante Medicinali in Sardegna, Ilisso)

 

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