Pubblicato da: fitonews | 15 giugno 2015

Il Meliloto, ghirlandetta di campagna….

Melilotus officinalisIl Meliloto (Melilotus officinalis L.) è considerato uno specifico sintomatologico dell’insufficienza venolinfatica in grado di determinare un miglioramento del ritorno venoso e della circolazione linfatica. I componenti del fitocomplesso (cumarina, flavonoidi, ecc.) sono in grado di aumentare la resistenza capillare, diminuire la permeabilità della parete vascolare e migliorare l’ossigenazione dei tessuti. A tutto ciò si aggiungono proprietà antiinfiammatorie e antiedematose. È stata rilevata, inoltre, un’accelerazione del processo di cicatrizzazione. Le indicazioni terapeutiche principali sono, pertanto, i disturbi della circolazione venosa, quali emorroidi, insufficienza veno-linfatica, stasi linfatica, varici e ulcere varicose, tromboflebite (profilassi).La pianta manifesta anche azione antispasmodica (cumarina): è indicata pertanto nelle turbe digestive minori e nelle forme lievi di insonnia.
Scriveva il dottor H.Leclerc (1935): “… l’infuso al 5%, di un aroma profumato assai gradevole, mi ha sovente fornito buoni risultati nell’insonnia del bambino, dei vecchi … assunto dopo i pasti facilita il lavoro digestivo, soprattutto quando si accompagna ad una sensazione di angoscia e vertigine.”L’infuso possiede anche proprietà diuretiche.
melIl meliloto, a livello topico, manifesta indiscusse e confermate proprietà astringenti e antiflogistiche (Proserpio) per cui rientra nella formulazione di colliri, collutori e gargarismi, ecc. Possono essere fatti lavaggi di ferite, piaghe e ulcere in quanto alle azioni sopraesposte si affianca quella cicatrizzante. Compresse imbevute con un decotto di meliloto, o creme o pomate al 10-20%, possono essere applicate sulle articolazioni doloranti (reumatismo) ove manifestano azione antalgica. L’acqua distillata di meliloto è una lozione rinfrescante, addolcente e distensiva particolarmente indicata per pelli secche e stanche. Avvertenze:la letteratura scientifica non segnala effetti secondari e tossici alle dosi terapeutiche, a meno che non vi sia una particolare sensibilità individuale. Solo in caso d’abuso, si può constatare un leggero effetto narcotico (nausea, cefalee). Per la presenza di cumarine si consiglia attenzione alla contemporanea assunzione di anticoagulanti (possibile potenziamento d’azione) così come all’assunzione di salicilati. Nota: Pianta foraggifera, mattioliquando lo stoccaggio non viene realizzato in condizioni ottimali, può dar luogo nel bestiame che se ne alimenta, per deterioramento, a emorragie che possono essere anche fatali. Ciò è dovuto alla formazione, a partire dalla cumarina, del dicumarolo, molecola dotata di attività anticoagulante che agisce diminuendo la sintesi di protrombina. Occorre, pertanto, porre attenzione alle sue modalità di conservazione in quanto da una cattiva conservazione della droga può formarsi il dicumarolo. Si ricorda che gli anticoagulanti cumarinici attualmente sintetizzati sono stati elaborati sul modello del dicumarolo.
Curiosità: Il grande medico senese Pietro Andrea Mattioli (XVI sec.) definisce il meliloto “eccellentissimo” e particolarmente adatto a curare «tutte l’infiammagioni, e massime quelle de gli occhi, de i luoghi naturali delle donne, del sedere e dei testicoli … mitiga … i dolori dello stomaco … dell’orecchie … leva i dolori del capo»  racconta che la pianta, come già riportato da Plinio, era chiamata ghirlandetta di campagna «per averlo usata gli antichi nelle corone»

 

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