Pubblicato da: fitonews | 2 luglio 2014

«Fratel della vite, il nereggiante fico»: Ficus carica L.

ficus caricaIl frutto del Fico (Ficus carica L.) viene impiegato per la sua ricchezza in zuccheri come lassativo osmotico. Rientra, inoltre, nei quattro frutti pettorali con datteri, giuggiole e uva secca o carruba. La loro decozione, sia essiccati che freschi,  risulta efficace come emolliente ed espettorante nelle infiammazioni a carico delle vie respiratorie, dal raffreddore alle forme bronchiali catarrali, alla pertosse; utile anche nelle infiammazioni urinarie. I frutti del fico sono assai apprezzati dal punto di vista alimentare: vanno consumati a piena maturazione, in quanto solo in questo stadio risultano, oltre che assai gradevoli al palato, dotati di virtù digestive.  Acerbi possono provocare gastralgia. Essiccati sono reputati più nutritivi di quelli freschi. Il valore calorico per 100 g di parte edibile è di 47 calorie per i fichi freschi, circa 300 calorie per i fichi essiccati. Il contenuto vitaminico è rappresentato da tiamina (0,03 mg), riboflavina (mg 0,04), niacina (0,40 mg), vitamina A (15 mg), vitamina C (7 mg), quello minerale da sodio (2 mg), potassio (270 mg), ferro (0,5 mg), calcio (43 mg), fosforo (25 mg), ecc. imagesAvvertenze: è nota l’attività proteolitica del lattice che sgorga dai germogli, dai frutti acerbi e dalle foglie. In passato veniva impiegato internamente come purgativo drastico e come vermifugo, ma l’uso venne abbandonato perché il lattice risulta troppo irritante per le mucose, specialmente se assunto puro. Esternamente il lattice era impiegato per eliminare calli, porri e verruche e per schiarire le efelidi ma anche in questo caso l’uso è stato abbandonato in quanto è irritante e può determinare fotodermatiti. Nelle foglie e nei rametti, infatti, sono presenti due composti furocumarinici fotoattivi, psoralene e bergaptene, che possono essere responsabili dell’insorgenza di gravi reazioni. La risposta fototossica, in particolare, è dovuta principalmente alla presenza dello psoralene, la cui concentrazione è significativamente maggiore e almeno quattro volte più fotoattiva, sulla cute umana, rispetto al bergaptene.
Curiosità: Dopo la vite e il cedro, è la pianta più citata nella Bibbia. Le antiche civiltà del Mediterraneo non conoscevano lo zucchero (la canna da zucchero arriverà in Europa nel 1100): anche per questo il fico era particolarmente apprezzato insieme al miele nella cucina mediterranea. Il fico, prodotto dal «fratel della vite, il nereggiante fico» è citato da Omero nell’Odissea per la dolcezza dei suoi frutti. Plinio (I sec. d.C.) scriveva: «I fichi sono corroboranti e il miglior alimento che possa essere preso dalle persone debilitate da lunghe malattie … in passato i pugili e i campioni di fama venivano nutriti con i fichi». La dolcezza del frutto era divenuta proverbiale per designare un uomo abituato a vivere nell’agiatezza e abbandonato ai piaceri della carne: ficus edit, si nutre di fichi (mangia fichi).

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