Pubblicato da: fitonews | 8 dicembre 2013

Il pungitopo,le sue virtù…e i fischietti di canna

Testo tratto da: Campanini E., Piante medicinali in Sardegna, Ilisso, Nuoro 2009

Il Pungitopo (Ruscus aculeatus L.) è noto da sempre per le proprietà diuretiche e ipotensivanti. Rientra pertanto Radix_Ruscus_Aculeatusnelle formulazioni atte a promuovere la diuresi, ridurre la pressione arteriosa e gli edemi, e favorire l’eliminazione di piccoli calcoli e della renella.[…] Oggi la pianta gode maggiormente fama per le proprietà venotoniche, antiinfiammatorie ed astringenti che ne fanno un rimedio d’eccellenza nel trattamento di emorroidi e varici ma anche nell’insufficienza veno-linfatica a carico degli arti inferiori (turbe funzionali: gambe pesanti, parestesie, crampi, ecc.), nella sindrome premestruale caratterizzata da ritenzione idrica. Sembra sia efficace anche nelle alterazioni della circolazione retinica. In cosmetologia, grazie alle proprietà lenitive, protettive, disarrossanti e rinfrescanti, risulta indicato per il trattamento delle pelli delicate, sensibili e facili agli arrossamenti.Tali proprietà sono sostenute soprattutto dai saponosidi (ruscogenina e neoruscogenina) e dalla rutina ad azione capillaroprotettrice.
Medicina popolare: «Nelle campagne questa pianta, facile da aversi, può essere di grande vantaggio» (G. Antonelli, 1941). Il pungitopo rientrava nella formulazione dello sciroppo delle cinque radici (comprendente finocchio, sedano, rusco, prezzemolo, asparago), medicamento largamente usato in passato per le proprietà diuretiche. Alla resina amara del rizoma si devono probabilmente le qualità aperitive riconosciute alla pianta dalla medicina domestica. Un impiego Copertina piante medicinali frontecurioso ci viene segnalato da Targioni Tozzetti (1847): “I suoi frutti sono bacche globose di un bel color rosso quando sono mature, lisce, lustre con tre noccioli, i quali sono stati proposti per succedaneo al caffè nel 1813 dal Desvaux, e prima di lui dallo Zanichelli, il quale lasciò scritto averli provati con qualche successo fino dal 1727.” I germogli (turioni), dal sapore amaro, venivano mangiati nelle campagne come quelli degli asparagi.
Medicina popolare in Sardegna: Il termine piscialettu indica chiaramente che la pianta era conosciuta per le sue virtù diuretiche: a questo scopo erano impiegate sia le radici che le bacche alle quali erano attribuite anche proprietà antilitiasiche. Il pungitopo era usato anche nel trattamento dei disturbi dovuti a fragilità capillare e “cattiva” circolazione. Per ovviare a tali disturbi, oltre all’assunzione per via interna, venivano praticati impacchi, lavaggi, ecc. per lenire la sintomatologia funzionale e i dolori artrosici. Anche la couperose traeva vantaggio da applicazioni topiche di decotto ottenuto dal rizoma della pianta. Nel Nuorese il succo della bacca, frizionato sul cuoio capelluto, era utilizzato per arrestare la caduta dei capelli. La bacca era utilizzata anche come callifugo e «in alcuni luoghi, per eliminare i porri». A tal fine «essi vengono punti con la spina del cladodo … effettuando tre punture sino alla fuoriuscita di sangue» (A.D. Atzei, 2003). Ancora la bacca in alcune località è ritenuta commestibile, così come i turioni (giovani germogli): «È comune nelle macchie e nelle siepi. Produce bacche somiglianti a piccole ciliegie rosse. In certi parti d’Italia se ne mangiano i sard.fusti teneri (turioni) come gli asparagi e i semi si surrogano al caffè» (S. Vacca-Concas, 1916). Con i cladodi (rametti appiattiti che assumono l’aspetto di foglie) si preparava una tisana ritenuta febbrifuga (AA.VV., 1980). La pianta attualmente potrebbe rappresentare un’interessante investimento per l’economia dell’Isola per l’estrazione dei principi attivi dalle sue radici. Ballero segnala che in Sardegna «la raccolta di piante spontanee è sufficiente per l’approvvigionamento dei rizomi destinati al campo industriale, per cui la coltivazione è limitata agli scopi ornamentali. I rizomi vanno estirpati in autunno, ripuliti delle radichette laterali e posti a essiccare al riparo della luce e dell’umidità» (M. Ballero, 2004).
Curiosità
• «Ad Orani è nota la filastrocca: “sa mela ’e vrusciu / m’achet su tusciu / sa mela ’e lidone / su lardu mi ponet” (Il frutto di pungitopo / mi fa tossire / il frutto del corbezzolo / mi mette lardo) e la filastrocca sarebbe attribuita alla volpe che è ghiotta dei frutti di corbezzolo» (I. Camarda et al., 1986). Il nome mela ’e vrusciu (mela da fischio) riconduce all’uso del seme, piccola sfera bianca presente all’interno della bacca e di consistenza molto dura. I bambini, infatti, lo adoperavano nella fabbricazione di fischietti di canna con i quali erano soliti giocare.
• «Si ritiene che gli aculei del pungitopo tengano lontana la sfortuna … Fascetti di rametti, per le spine … che induriscono con l’essiccazione, venivano utilizzati per proteggere dai topi le dispense e le vivande, soprattutto il formaggio: nella Sardegna in generale per proteggere il formaggio in stagionatura sulle mensole» (A.D. Atzei, 2003).

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