Pubblicato da: fitonews | 27 agosto 2013

Primavera di Barbagia….

Cistus monspeliensis sardegna 2010 giugno 502«O primavera di Barbagia, io torno / Alle tue tanche, tra il fiorir del cisto / E del prunalbo. Come dolce e tristo / È il tuo sorriso sotto il ciel piovorno» (S. Satta, 1910).

I cisti (Cistus spp.) rappresentano una delle specie vegetali più incontrastate della macchia mediterranea: prediligono i terreni soleggiati ove crescono formando macchie e sono così diffusi da essere considerati infestanti. Queste piante si caratterizzano per la presenza di olio essenziale: «La frazione aromatica del cisto sembra contenere diverse resine e sostanze quali monoterpeni, esteri, fenoli (talvolta anche eugenolo e timolo), acidi, lattoni, e sembra presentare proprietà antinfettive, antivirali, antibatteriche, antiemorragiche, cicatrizzanti e neurotoniche». L’alto contenuto in olio essenziale, oltre a rendere tale specie non appetita dagli animali al pascolo, fa sì che sia facilmente aggredibile dagli incendi. È comunque la prima pianta (pianta pioniera) che cresce dopo un incendio grazie alla termoresistenza dei  semi.
Il cisto più noto è il Cistus monspeliensis L.: si tratta di un arbusto sempreverde, alto fino a 2 metri, con rami vischiosi e pelosi, che cresce a livello del mare e può arrivare fino ai 1000 metri. Nonostante sia molto ricco in olio essenziale attualmente non viene sfruttato in tal senso. La medicina popolare sarda utilizzava le foglie del C. monspeliensis L.  come antalgiche nelle contusioni e come vulnerarie e cicatrizzanti nelle ferite: a questo scopo si utilizzavano le foglie macerate o copertina sardegnacotte oppure ridotte in poltiglia e applicate localmente. Il decotto delle parti aeree serviva come odontalgico (sciacqui). Alla varietà monspeliensis erano attribuite inoltre anche proprietà parassiticide.
Il Cistus incanus L. (C. villosus) produce una oleogommoresina chiamata labdano che è usata in profumeria come fissatore. Al labdano, utilizzato dagli egiziani nella tecnica dell’imbalsamazione, erano riconosciute proprietà balsamiche, espettoranti, emmenagoghe. Esternamente era impiegato sotto forma di empiastri e cerotti stimolanti. A volte si può ritrovare nella formulazione di detergenti e di preparati per massaggi tonici e stimolanti.
Curiosità: “Tutti i cisti resistono bene agli incendi ed al pascolo, anche intensivo; è un grave errore considerarli come infestanti dei pascoli; rappresentano una grave fase di degradazione della vegetazione, ma proprio per questo devono essere interpretati come l’ultimo baluardo di difesa del suolo prima della situazione disperata di prateria ad Asfodeli, Scilla e Graminacee, per cui occorre uno studio accurato dell’intervento, prima di procedere ad una sommaria ed inconsulta decespugliazione, spesso controproducente (Manlio Chiappini, 1988).
(Tratto da: Campanini E., Piante medicinali in Sardegna, Ilisso , Nuoro 2009 )

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