Pubblicato da: fitonews | 14 luglio 2013

L’oleandro: bello e pericoloso….

oleandro_4L’azione di Nerium oleander L. (Oleandro),  pianta cardiotonica, bradicardizzante e diuretica, è dovuta alla presenza dei cardenolidi, glucosidi digitaloidi. Studi clinici e farmalcologici relativi all’impiego terapeutico della pianta vennero fatti durante la seconda guerra mondiale; si devono principalmente al farmacologo Mario Aiazzi-Mancini. A causa della difficoltà di approvvigionamento si cercò di verificare se era possibile sostituire in terapia le piante esotiche con quelle indigene. In questa direzione si avviarono le ricerche di Aiazzi-Mancini che volle verificare la possibilità di sostituzione dello strofanto con l’oleandro. I risultati di questi studi confermarono l’azione simildigitalica dell’oleandro: «Per tali sue caratteristiche la maggior parte degli AA. sono concordi nel situare l’Oleandro fra la Digitale e lo Strofanto … e consideravano la pianta un cardiotonico di sostituzione o di mantenimento, come altre droghe digitaliche, quali l’Adonide e la Scilla» (Enrica Campanini,2009, Piante medicinali in Sardegna). Come per la digitale, di cui condivide le proprietà, il suo impiego fitoterapico è però vivamente sconsigliato in quanto non è possibile avere un titolo costante
copertina sardegnadei principi attivi e di conseguenza il dosaggio terapeutico risulta altamente difficoltoso e pericoloso.Tossicità ed effetti secondari: tutta la pianta è tossica. I primi segni di intossicazione sono rappresentati da nausea e vomito. I segni neurologici sono: stato di malessere, debolezza e spesso confusione mentale e turbe della vista. In seguito compaiono disturbi cardiaci: bradicardia (30-40 battiti al minuto), polso debole e irregolare. All’elettrocardiogramma si apprezzano turbe della conduzione, in particolare blocco atrio-ventricolare. È presente iperkaliemia più o meno marcata. Alcuni casi vanno rapidamente a morte per fibrillazione ventricolare e asistolia (Bruneton J. 2009)
Curiosità: “Che riesca venefico negli uomini, resulta da molte osservazioni mediche, giacché recentemente accadde il veneficio nell’Algeria in diversi soldati francesi, per aver mangiato una farinata d’orzo, stata rimescolata con una bacchetta di nerio, e molto più addietro accadde in Corsica e a Madrid dove restarono avvelenati altri militari per aver cotto degli uccelli o della carne arrosto, in spiedi fatti con bacchette di nerio. Anche l’esalazione dei fiori chiusi nelle stanze, ha prodotto gravi danni a chi vi si è trattenuto un certo tempo, come fù avvertito dal Boerhaave e da Linneo….” (Antonio Targioni Tozzetti, 1847)

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