Pubblicato da: fitonews | 30 aprile 2013

Il curaro: dalla foresta amazzonica alla sala operatoria….

curaroCuraro.– Il dottor Jobert ha potuto far preparare alla sua presenza uno dei migliori curari americani, quello degli indiani Tecuma al Calderao (Brasile), non lungi dalla frontiera peruviana. E’ un tossico puramente vegetale, i cui elementi principali sono: 1° L’Uray noia, pianta rampicante del tipo delle stricnee (forse lo Strycnos costlenae del Vedel); 2° L’Eko o Pani del Maharao, pianta rampicante che offre i caratteri delle spermaceti (forse il Cocculus toxiferus del Veddel); 3° Una Aroidea, il Taia; 4° L’Eone o Mucura-ea-ha (Dodelphys cancrivora ?); 5° Tre Piperacee (del genere Artante?); 6°Il Taw-ma-gere, o Lingua di Toucan. – Tali nozioni sul curaro provengono da una lettera hebe_dartsindirizzata da Belin de Para al compianto C.Bernard. – Queste piante sono state fotografate dal Jobert, che ne riporterà dei campioni in Europa, e potrà farne una più esatta determinazione.- Ecco come gli indiani procedettero alla preparazione del tossico. Raschiarono la prima corteccia molto sottile dei rami più sviluppati dell’Uray e dell’ Eko, e mescolarono queste raschiature nella proporzione di 4 parti della prima per una parte della seconda. Il miscuglio impastato colle mani, posto dippoi in un imbuto di foglie di palma, fu esaurito all’acqua fredda, che vi si versò da sette a otto volte. Il liquido prese allora una tinta rosea. L’indiano lo fece bollire con pezzi minuti di tronco di Taja e di Mucura per circa sei ore fino a ridurlo a consistenza molto densa, e si aggiunse a questo liquido la raschiatura delle piperacee. Dopo una nuova ebollizione la preparazione fu abbandonata al raffreddamento, e prese la consistenza d’un grasso lucido, denso. Il Jobert ha esperimentato isolatamente ciascuno degli elementi di questa preparazione. L’Uray e il Taja sarebbero i più attivi; il Pani dà luogo a fenomeni meno rapidi. Dopo ciò il Jobert si propone di proseguire i suoi studi sull’azione isolata di queste piante” (Tratto da: Rivista Clinica di Bologna, 1864)

Curaro: la parola  deriva dall’indiano urari o woorari e significa veleno.  Si tratta di una sostanza, preparata a partire da varie piante (Strychnos toxifera, Chondrodendron tomentosum, ecc.),  impiegata per secoli dagli indigeni del bacino amazzonico per uccidere animali selvaggi destinati all’alimentazione; la morte di questi animali veniva infatti prodotta dalla paralisi dei muscoli scheletrici senza pregiudicare la qualità della carne. Il primo uso medico risale al 1912 per opera di Lawen che lo utilizzò durante un intervento di chirurgia addominale, ma sarà solo a partire dal 1942 che l’uso diventerà sistematico. Le sostanze curarizzanti “si utilizzano in campo anestesiologico come coadiuvanti dell’anestesia generale, per ottenere un completo rilassamento muscolare durante gli interventi chirurgici.  Il curaro come tale non è usato per l’inconstanza della sua composizione. Trovano invece impiego in ambito ospedaliero alcuni derivati di sintesi”(Capasso F., Farmacognosia, 2011)

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