Pubblicato da: fitonews | 19 ottobre 2012

Un frutto “ecologico” per dessert….

 Diospyros kaki, deriva dal greco e significa  “cachi frumento di Giove”, con riferimento alla polpa dei frutti commestibili, mentre il nome cachi (kaki) è l’equivalente del suono in lingua giapponese con il quale si designa l’albero ed il frutto. Pianta originaria della Cina, fu il grande viaggiatore e padre gesuita Matteo Ricci (1552-1610) che fece conoscere il frutto in Europa ove venne introdotto come pianta ornamentale  nel XVIII secolo: in Inghilterrra nel 1796 e  “…si ha notizia che un cachi fu piantato, nel 1870, nel Giardino Botanico di Boboli a Firenze”. Numerossisme sono le varietà coltivate: in Cina se contano oltre 2000.
Il cachi deve il suo dolce sapore alla ricchezza in glucidi (più di 15 g per 100g) costituiti principalmente da fruttosio e glucosio (in parti pressoché uguali). Il valore calorico, equivalente a 66 kcalorie per 100 g, lo pone tra i frutti più energetici e lo situa tra le ciliegie e l’uva “è appena più basso della banana e del fico”. Sono presenti inoltre fibre (cellulosa – emicellulosa nella buccia) e pectina responsabile della consistenza morbida della polpa. Frutto tipicamente autunnale, dalla polpa dolcissima, morbida e cremosa, acerbo è particolarmente ricco in tannini: durante la maturazione il contenuto di tannini si riduce e aumenta quello degli zuccheri. La presenza di tannini può conferire al frutto una particolare astringenza: ed è per questo che per consumarlo si aspetta la piena maturazione che comporta la diminuzione dei tannini e l’aumento degli zuccheri e delle pectine. Di solito i  frutti vengono raccolti  quasi acerbi e fatti maturare in seguito (i cachi maturi si conservano per pochi giorni). Per accelerare la maturazione si possono lasciare vicino a frutti che sviluppano etilene, come le mele e le pere.
Il bel colore arancio del cachi è dovuto alla presenza di pigmenti colorati: carotene, licopene e xantine. L’elevata concentrazione in caroteni ne fa una preziosa fonte di provitamina A: un cachi (60-100 g netti) assicura al nostro organismo quasi un terzo dell’apporto giornaliero consigliato.  Insieme al mango, al melone e all’albicocca  rappresenta uno dei frutti più ricchi in provitamina A. Licopene e xantine, oltre a  rafforzare l’azione  della provitamina A, sono considerati agenti di protezione nei confronti delle malattie cardio-vascolari e degenerative. Per quanto riguarda il contenuto in vitamina  C, la concentrazione dipende dal grado di maturazione del frutto: si passa da 50 mg a 7 mg, in media, nel cachi molto maturo. Buona la presenza di minerali: prevale il potassio, ma si  trovano anche calcio (21 mg),  fosforo (20 mg), e piccole quantità di magnesio e di sodio, come pure oligoelementi vari  (ferro, rame, zinco, manganese…).    Il frutto consumato fresco mantiene al meglio la sua concentrazione in vitamine e minerali.  Si consiglia di eliminare la buccia, molto astringente. Grazie alla sua composizione la polpa del cachi maturo combatte la stispi.  Per la ricchezza in zuccheri il suo consumo è però controindicato nei soggetti diabetici ed obesi.
“Il cachi è da considerarsi propriamente un “frutto ecologico”, in quanto la pianta vegeta e produce in assenza di trattamenti antiparassitari.”
[tratto da: Terapie complementari in geriatriahttp://www.aprifel.com/http://tusciaintavola.tusciamedia.com/]

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