Pubblicato da: fitonews | 19 settembre 2012

Prunus africana e la Convenzione di Washington

Prunus africana (Hook. f) Kalkm. (= Pygeum africanum Hook. f), conosciuto come Pruno africano o Pygeum, è un grande albero sempreverde originario delle foreste africane che può raggiungere i trenta metri di altezza. Cresce particolarmente nelle zone caratterizzate da forti precipitazioni e sopra i 1000 metri. Le popolazioni indigene utilizzavano da sempre la corteccia per trattare i disturbi urinari. Con la corteccia si prepara l’estratto lipido-sterolico dotato di azione antiinfiammatoria e utilizzato in particolare nell’ipertrofia prostatica benigna.

Pygeum africanum mostra clinicamente una riduzione statisticamente significativa della sintomatologia disurica, in particolare con netto miglioramento della pollachiuria (emissione con elevata frequenza di piccole quantità di urina) e nicturia (alzarsi di notte una o più volte per urinare). Appare evidente anche la diminuzione della minzione imperiosa, delle infezioni delle vie urinarie e del ristagno vescicale. Controlli ecografici hanno consentito di rilevare l’efficacia nel ridurre la tumefazione infiammatoria della prostata e delle vescicole seminali: il fenomeno è imputabile all’azione antiedemigena del farmaco vegetale. La pianta non risulta attiva sul volume dell’adenoma. Le proprietà antinfiammatorie  la rendono utile anche nel trattamento delle prostatiti.
E’ bene comunque evidenziare che Pygeum africanum  fa parte delle piante tutelate dalla Convenzione di Washington  in quanto specie a rischio di estinzione a causa di una raccolta indiscriminata della corteccia. Può essere efficacemente sostituito dalla Serenoa repens (Bartram) Small.  o palma nana, originaria del sud-est degli Stati Uniti (Florida), che presenta  analoghe proprietà. Con il suo impiego non si corrono rischi per l’estinzione della pianta.  Le drupe di questa palma,  grandi quante delle olive,  erano impiegate dagli indiani Seminole sia come alimento sia per trattare disturbi dell’apparato urinario maschile. La Commissione E della Sanità tedesca  e l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS)  ne riconoscono l’impiego per trattare le turbe urinarie che accompagnano  l’ipertrofia   prostatica benigna lieve e moderata. L’estratto lipofilo ottenuto dalle drupe  è stato oggetto di numerosissimi studi clinici che ne hanno confermato l’efficacia terapeutica. Per la sua azione anti-infiammatoria può essere impiegata anche in caso di prostatite cronica. La pianta è conosciuta anche come Sabal serrulata: Sabal è il nome indigeno, Serenoa perché dedicata a Sereno Watson, botanico americano (1826-1892).

 (Tratto da:  Dizionario di fitoterpia e piante medicinali, 3°edizione 2012)

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