Pubblicato da: fitonews | 26 aprile 2012

Asfodelo:oblio per il passato e promessa per l’avvenire….

copertina sardegnaAsfodelo (Asphodelus ramosus L.) deriverebbe dal greco a = non, spodos = cenere, elos = valle, cioè “valle di ciò che non è stato ridotto in cenere” (S. Pignatti, 1982). In tal modo in passato si è voluto indicare la resistenza della pianta al fuoco. La radice tuberosa, ricca in amido, rappresentava in età prestorica un’importante fonte di cibo […]. La pianta non conosce un utilizzo medico: pressoché assenti sono infatti le informazioni inerenti sia la composizione farmacologica che l’attività terapeutica. Sembra che gli alcaloidi cardiocinetici presenti nell’asfodelo abbiano analogie strutturali con quelli presenti nella scilla. Come afferma Ernesto Riva (2001) «se fosse attendibile la tesi … la pianta avrebbe sicuramente un futuro in terapia come cardiocinetico. Ma è tutto da dimostrare. Per il momento la pianta non viene usata in terapia». Medicina popolare in Sardegna: «Il tubero radicale, cotto, conosceva un uso alimentare; veniva prodotta anche un’acquavite. “Dai tuberi dell’asfodelo si estrae una certa quantità di alcool, che però è meno pregiato dell’alcool di vino” (S. Vacca-Concas, 1916). Ad Alghero, nel 1853, si tentò l’estrazione a livello industriale di alcol dai tuberi, ma l’impresa dopo qualche anno venne chiusa in quanto non remunerativa. Particolare e apprezzato è il miele di asfodelo: di colore giallo oro, presenta un sapore delicato che richiama il miele d’arancio, ma è assai meno dolce e asfodeloaggressivo. L’aroma, sottile e intenso, e tuttavia anche leggero, ricorda il profumo dei fiori; il sapore è mediamente dolce. Dal punto di vista terapeutico la pianta era più che altro utilizzata esternamente. Il tubero variamente preparato (succo o decotto di tubero, tubero riscaldato e pestato, oppure cotto sotto la cenere calda e ridotto in poltiglia o tagliato a fette, oppure sfregato tale e quale, ecc.) era impiegato come risolvente e antipruriginoso nei geloni e negli eczemi, per ammorbidire ed estirpare calli, duroni e porri, nelle foruncolosi, nell’acne giovanile (azione antisettica-cheratolitica)[…] e in dermatiti varie […]. Cataplasmi con «la parte interna di tubero cotto, insieme con olio di oliva», erano applicati come antidolorifici nei dolori reumatici. […]. Le foglie, private della pellicola superficiale e applicate direttamente sulla ferita, erano ritenute efficaci per frenare il sanguinamento. […]. I primi fiori ancora in boccio erano masticati per calmare il mal di denti […]. La radice tuberosa, «pestata, spappolata e bollita» veniva impiegata a Nule per tingere le lane in giallo[…]. L’asfodelo è inoltre molto rappresentato nella tessitura sarda «quale simbolo del dolore e del rammarico» (A.D. Atzei, 2003). […]Le foglie disseccate di Asphodelus ramosus nell’estate servono da alimento per le pecore e i bovini; coi fusti s’intessono le corbule» (G. Paulis, 1992)..»
La tradizione popolare accreditò poteri magici alle radici: si credeva che bastasse portarne una nascosta fra le vesti per provocare il subitaneo innamoramento della persona desiderata. A un probabile richiamo di queste credenze risale la consuetudine, in auge nei primi anni dell’era cristiana, quando le spose recavano con sé un mazzo di asfodeli con il significato di «oblio per il passato e di promessa per l’avvenire» (tratto dal libro: Campanini E., Piante medicinali in Sardegna, Ilisso, 2009)

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