Pubblicato da: fitonews | 8 febbraio 2012

Uno squisito senso di dolcezza

Zizyphus vulgaris Lam. (Giuggiolo).
Il frutto, grande come un’oliva, di sapore dolce-acidulo e colore rosso-bruno, risulta particolarmente ricco in zuccheri (30 g per 100 g di parte edibile); possiede un valore calorico relativamente elevato rispetto ad altra frutta fresca (120 cal. per 100 g); contiene inoltre elevate quantità di vitamina C (40 mg). Può essere consumato fresco o impiegato per la preparazione di marmellate e conserve. I frutti sono dotati di proprietà emollienti e bechiche, antinfiammatorie e blandamente sedative (flavonoidi): grazie a ciò vengono impiegati negli stati infiammatori e catarrali a carico dell’apparato respiratorio. […] Il decotto, preparato facendo bollire per trenta minuti le giuggiole mature (30-60 frutti) in un litro di acqua, veniva fatto bere durante la giornata per curare le infiammazioni a carico dell’apparato respiratorio, urinario e in caso di stipsi.Le giuggiole rientrano nella composizione

della tisana dei quattro frutti, che associa, in parti uguali, giuggiola, datteri, fichi secchi e uva secca. Tali frutti sono chiamati dalla tradizione medica del passato, frutti pettorali in quanto veniva loro riconosciuta una certa efficacia in caso di raffreddori, bronchiti e in genere nei disturbi a carico dell’apparato respiratorio […]. Viene spesso ricordata anche la “pasta di giuggiole”, dotata di analoghe proprietà, e che può essere assunta ad libitum (a piacere). Al frutto sono attribuite anche proprietà blandamente lassative[…]. Sono state osservate, infine, un’elevata attività antiossidante, che protegge le cellule dai danni ossidativi, e proprietà antiallergiche. È stato segnalato anche un uso topico come antalgico nelle affezioni della cavità orale: tale proprietà è forse attribuibile agli alcaloidi e ai flavonoidi del fitocomplesso. In cosmesi si impiega come emolliente e idratante per pelli secche (maschere)[…] La letteratura non segnala effetti secondari e tossici alle dosi terapeutiche, a meno che non vi sia una particolare sensibilità individuale.
Giotto Bizzarrini (1945) riporta che «i contadini delle colline toscane conservano nelle loro case le zizzole infilate a coroncina, quale riserva invernale per i casi di tosse stizzosa o d’infreddatura ribelle, nei quali la capoccia ammannisce un buon decotto di giuggiole e tutto rimedia con l’arte dei semplici»  e ricorda anche che è « comune il modo di dire “andare in brodo di giuggiole” per significare che si prova squisito senso di dolcezza»

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Responses

  1. ricordo ancora le collane di giuggiole vendute al barroccino delle chicche, alle rovine, di fronte alla precedente abitazione di Enrica fino all’alluvione del 66 insieme alle mele rosse caramellate infilate nello stecchino…..


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