Pubblicato da: fitonews | 5 ottobre 2011

Meno plastica per i nostri alimenti

Uno studio pilota americano (2011 ) che ha coinvolto cinque famiglie (20 soggetti), seguite per 8 giorni, ha dimostrato che quando i partecipanti allo studio sostituivano la loro dieta abituale con una dieta composta da cibi freschi, non confezionati nella  plastica o in scatola, si riscontrava sistematicamente  una diminuzione significativa delle  concentrazioni di  bisfenolo A (BPA) e ftalati (DEHP)   nelle urine.  
“Il bisfenolo A (BPA) è una sostanza chimica usata prevalentemente in associazione con altre sostanze chimiche per produrre plastiche e resine. L’esposizione al BPA attraverso gli alimenti è dovuta al suo impiego in talune materie plastiche e altri materiali. Ad esempio il BPA è usato nel policarbonato, un tipo di plastica rigida trasparente  utilizzato per produrre recipienti per uso alimentare come le bottiglie per bibite con il sistema del vuoto a rendere, i biberon, le stoviglie di plastica (piatti e tazze) e i recipienti di plastica. Residui di BPA sono presenti anche nelle resine epossidiche usate per produrre pellicole e rivestimenti protettivi per lattine e tini. Il BPA può migrare in piccole quantità nei cibi e nelle bevande conservati in materiali che lo contengono.” Uno studio di Lang et al. pubblicato nel Journal of the American Medical Association (JAMA, 16 settembre 2008), ha  segnalato  l’esistenza di un collegamento tra aumento dei livelli di BPA urinario e una maggiore incidenza di patologie gravi, tra cui cardiopatie e diabete.
Gli ftalati sono prodotti chimici di sintesi utilizzati come agenti plastificanti: il dietilesilftalato (DEHP) manifesta effetti dannosi a livello di sistema endocrino ( osservati sperimentalmente su cavie di laboratorio). 

Questo studio è stato condotto in 3 fasi. Durante i primi 2 giorni di studio, le famiglie (2 adulti e 2 bambini dai 3 ai 12 anni per famiglia) si sono alimentate seguendo  le loro abitudini. Nei  tre giorni successivi, invece sono stati consumati alimenti (frutta, verdura, cereali e carni) non confezionati nella plastica e cucinati  senza utilizzare  utensili da cucina in plastica o tegami con rivestimento antiaderente. Gli alimenti erano forniti in contenitori di vetro con il coperchio privo di BPA.  Negli gli ultimi 3 giorni i partecipanti sono tornati alle loro abitudini alimentari. Ogni sera veniva effettuata la raccolta di un campione di urine al fine di rilevare la presenza dei metaboliti di bisfenolo A e ftalati.
I risultati ottenuti hanno evidenziato che  dal terzo al quinto giorno  la concentrazioni di BPA scendeva  in media del 66% e quella del DEHP dal 53% al 56%, mentre negli ultimi tre giorni,  quando cioè le famiglie tornavano alle loro vecchie abitudini alimentari, i livelli di queste sostanze ritornavano rapidamente ai valori iniziali.
Alimentarsi pertanto con cibi freschi, non in scatola o  imballati con la plastica, può contribuire a ridurre la propria esposizione al bisfenolo A e ftalati e quindi può avere effetti benefici sulla salute.

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