Pubblicato da: fitonews | 18 maggio 2011

Salvia per la memoria

L’antica usanza di consigliare alle persone affaticate, sia fisicamente che intellettualmente, l’infuso di foglie di Salvia officinalis (1 cucchiaino da tè delle foglie triturate per tazza d’acqua calda, 2-3 tazze al dì) al fine di migliorare le prestazioni intellettuali e la ripresa della forma fisica, trova indirettamente la conferma di recenti studi che segnalano l’interessante azione dimostrata dalla pianta nel migliorare i processi mnemonici e nel contrastare il deterioramento che caratterizza il morbo di Alzheimer. I ricercatori del Medicinal Plant Research Centre dell’Università di Newcastle, infatti, ipotizzano che la pianta sarebbe in grado di bloccare l’enzima acetilcolinestarasi, ovviando, di conseguenza, alla carenza di acetilcolina caratteristica di tali stati. Non meno importanti, secondo i ricercatori, nell’espletare tali attività sono le proprietà antiinfiammatorie e antiossidanti della salvia.

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Responses

  1. molto interessante- qualche cautela però per chi ha avuto tumori ormono-dipendenti, per l’attività estrogenica.

    • Per la Salvia officinalis viene segnalata la presenza di una “probabile” componente estrogenica che però, al contrario di altre piante come la soia, la cimicifuga, il trifoglio rosso, ecc. (ricche in fitoestrogeni), non è stata ancora dimostrata. Scorrendo la letteratura medica, infatti, le uniche avvertenze riguardanti l’uso della salvia fanno riferimento alle tinture e all’olio essenziale puro e a quantità importanti (oltre i 15 g al dì, dosi ben lontane quindi dall’uso comune) di droga secca, per la presenza di tuione, un agente convulsivante. L’unica controindicazione indicata dalla Commissione E della Sanità tedesca (comitato scientifico che valuta e approva l’uso terapeutico delle piante medicinali e che ha stilato delle monografie di riferimento) è infatti l’uso degli estratti alcolici e dell’olio essenziale in gravidanza (per la presenza del tuione). Mancano quindi segnalazioni di controindicazioni dovute alla presenza di estrogeni nel fitocomplesso della pianta (tra l’altro, ripeto, non ancora confermata). E’ buona norma comunque, come avviene sempre in campo fitoterapico, evitare l’assunzione continuativa e per tempi prolungati di una pianta medicinale, anche quando si utilizzano le tisane. In questo modo si evita di incorrere in eventuali effetti collaterali. E sopra ogni cosa, è bene rivolgersi al medico che giudicherà l’opportunità o meno di una prescrizione.


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