Pubblicato da: fitonews | 20 aprile 2010

Na tazzulella ‘e cafè…..

Diversi studi hanno dimostrato come il consumo di caffè sia associato a un minor rischio di diabete ma poco si sa sui meccanismi responsabili di questa associazione, in particolare su quelli connessi al momento in cui il caffè viene consumato.
Uno studio francese, pubblicato recentemente dalla rivista The American journal of clinical nutrition  durato 11 anni e che ha coinvolto 69532 donne di età compresa tra 41 e i 72 anni, ha indagato gli effetti a lungo termine legati al consumo quotidiano di caffè. Sono state valutate le consuetudini alimentari legate alla quantità, all’orario di consumazione, all’abitudine di utilizzare latte, zucchero, ecc.
Nessuna tra le partecipanti era affetta da diabete all’inizio dello studio mentre alla fine sono stati segnalati 1415 casi di diabete. E’ emerso che le donne che avevano consumato almeno 3 tazze di caffè al giorno (1 tazza = 125 ml) avevano visto diminuire il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 (la forma più comune) del 23%, confermando così i dati provenienti da studi precedenti. Il dato nuovo emerso è che il momento della giornata durante il quale si assume caffè svolge un ruolo importante nel metabolismo del glucosio. Le partecipanti che consumavano una tazza al giorno di caffè durante il pasto più abbondante, hanno presentato infatti un rischio ridotto del 34%. L’effetto protettivo è stato evidenziato anche per il caffè decaffeinato, per quello zuccherato ma non per il caffè solubile o per il caffè al quale era stato aggiunto latte. La caffeina non sarebbe quindi  responsabile di tale attività in quanto l’effetto protettivo è stato riscontrato anche per il caffè decaffeinato. I ricercatori ritengono che l’acido clorogenico contenuto nei chicchi di caffè aumenti la sensibilità all’insulina e contribuisca a ridurre il carico glicemico post prandiale. Nel caffè sono presenti inoltre lignani antiossidanti ad azione antidiabetica.

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Responses

  1. Caffè espresso o lungo, all’americana?

    • Lo studio condotto nell’ambito dell’EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition) ha segnalato che la modalità di preparazione non influenza il risultato.

  2. Questa notizia mi conforta e conferma le mie opinioni in merito. grazie Dottoressa

  3. più che altro bisogna “ringraziare” i ricercatori…:)


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