Pubblicato da: fitonews | 16 febbraio 2010

La Terra in svendita

Secondo le stime della Fao, nel 2050 la popolazione mondiale arriverà a 9 miliardi e bisognerà aumentare del 70% la quantità di cibo prodotta. Il cibo sta diventando il problema più grosso e l’affare più ghiotto di questo secolo. I terreni fertili di Africa, Asia, Sud America sono nel mirino di paesi ricchi, potenze emergenti e multinazionali.
Una caccia alla terra tanto per esigenze di sicurezza alimentare quanto per questioni di profitto come spiega Franca Roiatti ne “Il nuovo colonialismo. Caccia alle terre coltivabili (Università Bocconi editore, 2009, pagg. 191, 15 euro).” Il libro racconta chi sono i cacciatori di terra, dove agiscono e quali insidie, ma anche quali opportunità, si nascondano in questo rinnovato interesse per l’agricoltura. Dal luglio 2007 ad aprile 2009, quasi 20 milioni di ettari di terreni coltivabili sono stati oggetto di negoziati e accordi tra governi e società private. Un fenomeno che è stato definito “neocolonialismo“.
È sull’Africa, questo enorme continente, che si gioca la partita più importante del nuovo colonialismo. La Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Africa (Uneca) ha quantificato in 733 milioni gli ettari di terra arabile, dei quali meno del 4% sarebbe sfruttato. Un patrimonio enorme, che purtroppo i poverissimi paesi africani, come l’Etiopia, ma anche quelli meno poveri, come il Kenya o la Tanzania, non esitano a svendere, soggiacendo più o meno consapevolmente a contratti spesso oscuri e poco tutelativi, pur di attrarre investimenti stranieri e con essi la promessa della costruzione di infrastrutture. Ma se gli interessi in gioco sono molteplici e complessi, come rendere il fenomeno della vendita della terra, che ha i contorni del neocolonialismo, “ in una situazione win-win, vincente per tutti?”. Il punto chiave, conclude Franca Roiatti, è “riuscire da un lato a rafforzare le capacità dei governi di negoziare gli accordi con le società e i fondi d’investimento esteri, dall’altro a tutelare i diritti dei piccoli contadini, dei pastori, le pedine più deboli nel grande Risiko della terra”.(in: Ufficio stampa Bocconi)

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