Pubblicato da: fitonews | 18 gennaio 2010

Piante metropolitane (1)

Virgina Woolf  parla in un suo libro scritto nel 1933 (Flush – Biografia di un cane) della poetessa Elizabeth Barrett Browning e soprattutto di Flush, aristocratico cocker che impara a conoscere Firenze al seguito della sua padrona. Quello di Flush rappresenta un punto di vista molto speciale: è il racconto di chi scopre Firenze con l’olfatto oltre che con la vista: “Flush conosce le cose con gli odori; vede nel buio, toglie peso alla vista per darne al calore del sole, agli spazi da correre, al residuo del passato che rimane su un oggetto. E nel suo modo unico di conoscere – egli percepisce passaggi, umori, abitudini col semplice sostare in una stanza e annusarla – pare influenzare la stessa Elizabeth. Che, abbandonati i fasti e i cerimoniali della plumbea Londra a favore dell’Italia in cui vive in piena libertà la sua storia d’amore con Brownings – sembra scoprire l’essenzialità e le ricchezze che contiene, proprio come un animaletto .” (A.D’Agostino). 

Chi come me ama le piante medicinali ha spesso un atteggiamento  che non esiterei a definire da “sindrome di Flush”, in quanto è portato a vedere il mondo circostante con occhi diversi, con una attenzione ed uno spirito di osservazione molto più attento a dove vengono poggiati i piedi. Capita così che muovendosi in città la si viva in maniera molto particolare e, quando si incontrano alberi, arbusti, piante o semplici “erbacce”, ci si trovi “costretti” a   erborizzazioni estemporanee  a volte non prive di sorprese.

Un pomeriggio, ad esempio, mi avviavo da Borgo Pinti verso Piazza Donatello. La strada era chiusa al traffico a causa di lavori in corso ed era possibile solo il transito pedonale. Un angolo, tra il marciapiede e lo scavo ENEL, era occupato da un cumulo di terra smossa che in breve tempo si era trasformato in un piccolo orto botanico, ricco di piante che lì avevano trovato il proprio habitat. Era particolarmente vigorosa l’ortica (Urtica urens L.) addossata al muro di cinta di un giardino, ma erano notevoli anche alcuni esemplari di piantaggine (Plantago major L.). In quel piccolo mondo, tra diverse piante di Senecio e Amaranthus, era comunque sorprendente intravvedere una piantina di Aristolochia clematitis L., pianta infestante nei vigneti ma sicuramente non comune in città….

Nei prossimi due post proporrò un percorso urbano particolare….

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Responses

  1. bellissima l’idea del percorso urbano ove al posto dell’asfalto e del cemento si passeggia tra gli ultimi testimoni di un mondo vegetale tanto emarginato…sembra che la natura voglia farcela,nonostante tutto.

  2. mi è sembrata una testimonianza importante della “forza” della natura anche quando viene soffocata violentemente: nonostante tutto riesce a trovare la sua strada e a vivere! Un insegnamento per tutti noi….


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