Pubblicato da: fitonews | 17 gennaio 2010

Manifesto del Terzo paesaggio

Manifesto del Terzo paesaggio è il primo libro tradotto in italiano di uno tra i più noti paesaggisti europei, Gilles Clément, ingegnere agronomo, botanico, entomologo, scrittore e docente  alla “Ecole Nationale Supérieure du Paysage” à Versailles (ENSP).

Gilles Clément con l’espressione “Terzo paesaggio”, indica tutti i “luoghi abbandonati dall’uomo”: i parchi e le riserve naturali, le grandi aree disabitate del pianeta, ma anche spazi più piccoli e diffusi, quasi invisibili: le aree industriali dismesse dove crescono rovi e sterpaglie ovvero le erbacce al centro di un’aiuola spartitraffico. Sono spazi diversi per forma, dimensione e statuto, accomunati solo dall’assenza di ogni attività umana, ma che presi nel loro insieme sono fondamentali per la conservazione della diversità biologica. Sono luoghi  pertanto in cui l’uomo lascia alla sola natura l’evoluzione del paesaggio e dove l’attività umana è sospesa. Nel portare a conoscenza il tema del Terzo paesaggio Gilles Clément ha lo scopo di stimolare la riflessione, ricuperando il vero significato del manifesto: rendere palese, portare alla consapevolezza che il Terzo paesaggio appartiene alla collettività e come tale essa stessa deve tutelarlo e mantenerlo.

Il Manifesto del Terzo paesaggio è un modo per nobilitare gli spazi residuali, per avvicinare questi spazi all’uomo accettando che abbiano un loro codice che può rimanere indecifrabile; è un portare alla luce qualche cosa a cui fino ad ora non è stato riconosciuto alcun valore, ma che ricopre un’importanza primaria nella vita del nostro pianeta perché é il rifugio per la diversità. Scrive Clement:” :”Propongo di chiamare Terzo paesaggio l’insieme di tutti i territori sottratti all’azione umana. È un terreno di rifugio per la diversità, altrimenti cacciata al di fuori degli spazi dominati dall’uomo… Il Terzo paesaggio è un luogo di indecisione per le amministrazioni e per l’utilizzo programmato da parte della società.”

Secondo Clément, pertanto, l’uomo non deve applicare al Terzo paesaggio i principi comuni dell’organizzazione del territorio, ma elevare la “non azione”, o un’azione minima, come possibile forma di rispetto nei confronti dei tempi e dei modi di crescita che appartengono agli esseri di questa diversità.  Questi concetti sostengono il tema che accompagna ogni capitolo del testo, delicatamente ma intensamente allo stesso tempo: la presa di coscienza dell’uomo del suo essere parte della natura. E dopo aver reso ciò “manifesto”, l’uomo non può esimersi dal sentirsi responsabile.(Chiara Lanzoni, presentazione del “Manifesto del terzo paesaggio” di Gilles Clément).

Questo piccolo libro ne mostra i meccanismi evolutivi, le connessioni reciproche, l’importanza per il futuro del pianeta. È un’opera di grande densità teorica, che apre un campo di riflessione anche ad implicazioni politiche (Filippo De Pieri)

Clement Gilles
Manifesto del Terzo paesaggio
Macerata, Quodlibet, 2005
(pagine 87, volume a cura di Filippo De Pieri)

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