Pubblicato da: fitonews | 24 gennaio 2012

Come il mirto giunse in Sardegna…

“ Secondo un affascinante racconto greco il mirto (Myrtus communis L.) giunse in Sardegna attraverso un colono, il mitico Aristeo. Dall’amore di Apollo e Cirene nacque Aristeo che venne affidato alle Ninfe del mirto le quali lo allevarono e «… gli insegnarono a far cagliare il latte per ottenere il formaggio, a costruire alveari, a innestare l’olivastro per ottenere l’ulivo … Adulto, le Muse lo resero edotto nell’arte di guarire e fare profezie e gli affidarono le loro greggi perché le facesse pascolare nella pianura di Ftia. Lì si perfezionò nell’arte della caccia … Visitò l’Arcadia … e ovunque perfezionò il suo sapere … Aristeo allora tornò in Libia e da qui, rattristato per la tragica morte di un figlio, decise di emigrare. Cirene gli procurò una flotta e Aristeo, diretto a nordovest, incantato dalla selvaggia bellezza della Sardegna, effettuò il primo sbarco portando con sé rami di mirto a simboleggiare una morte cui sarebbe seguita una nuova vita…» (F.H. Meyers et al., 1974).” (Tratto da: Campanini E., Piante medicinali in Sardegna, Ilisso, 2009)

Pubblicato da: fitonews | 21 gennaio 2012

Kiwi per tre…

Una ricerca effettuata presso l’ University Hospital Mette Svendsen di Oslo (Norvegia) e presentata al meeting scientifico della American Heart Association  (Orlando, Florida-15 novembre 2011) ha segnalato che l’assunzione di tre kiwi (Actinidia chinensis) al giorno si  associa  ad un miglioramento nelle 24 ore della pressione arteriosa. I ricercatori hanno diviso in due gruppi 50 uomini e 68 donne, età media 55 anni, con pressione leggermente alta: un gruppo ha aggiunto alla sua alimentazione quotidiana tre kiwi   mentre l’altro ha aggiunto una mela. Lo studio è durato otto settimane (misurazione dei valori pressori all’inizio dello studio e alla fine delle otto settimane). Hanno potuto così constatare un abbassamento in media della pressione sistolica, nelle 24 ore,  di 3,6 millimetri di mercurio nel gruppo kiwi (meno evidente l’abbassamento per la pressione diastolica). Gli autori indicano nel contenuto in luteina, che si caratterizza per le proprietà antiossidanti, uno dei possibili motivi di efficacia del kiwi e concludono affermando che tali dati andrebbero confermati da studi più ampi.
Uno studio precedente (2004) aveva segnalato che l’assunzione di 2-3 kiwi al giorno per un mese contribuiva alla diminuzione dell’aggregazione piastrinica e di triglicerdi e colesterolo LDL (colesterolo “cattivo” ), considerati fattori di rischio per le malattie cardiovascolari.

Pubblicato da: fitonews | 19 gennaio 2012

Ippocrate, dove sei?

Dal Blog di Francesca

Diario di una linfomane

Ippocrate, dove sei?

In merito ad una riflessione che mi ha fatto fare un caro amico  commentando il mio recente post “Macchine”, vorrei riportare questa riflessione, necessaria se ci si imbarca nella discussione di ciò che riguarda la guarigione, la sanità, i medici, ecc. E’ un argomento molto delicato, pieno di contraddizioni, difficilissimo da affrontare. Sì, metto le mani avanti!  E anticipo: questo è come vedo io la realtà, in base alle esperienze personali che ho fatto, spero possa far riflettere ognuno e facilitarlo nel trovare la sua di visione. Fino a prima di ammalarmi, avevo una visione molto forte riguardo alla medicina. Non prendevo farmaci, osservavo la simbologia di ogni sintomo, mi curavo con il cibo, e non avevo una gran fiducia del sistema scientifico . Anche perchè credevo che ogni cosa certo è vera se è dimostrata, ma credevo anche che ogni cosa può essere dimostrabile perchè siamo noi che creiamo la nostra realtà. Credo che tutto questo  sia ancora vero, ad un certo livello, ma credo anche che bisogna essere tanto, tanto illuminati per riuscire a “muovere” certe cose. Le guarigioni istantanee avvengono, sì, ma sono casi molto rari. Riuscire ad estirpare una causa profonda che ha portato un individuo ad ammalarsi non è cosa semplice, perchè spesso è sepolta nel suo inconscio più profondo. Credo che ogni cosa che ci accade è psicosomatica, nel senso che psiche e corpo sono correlati, ma la capacità di “guarire” questa connessione  una volta che essa si interrompe o inizia a prendere delle pieghe malsane, è cosa molto più complessa. Nell’ambiente della medicina “alternativa”, che io chiamerei più adeguatamente “complementare”- perchè non è un alternativa ma completa, a mio parere,  la medicina allopatica tradizionale – è diffusa l’idea che la persona malata sia lei stessa ad essersi causata quella malattia. Ci sono persone che vedono coloro che si ammalano con occhi quasi di disprezzo: ” Eh poveretto quello non è riuscito a risolvere il conflitto con il padre, ti credo che si è slogato l’anca destra! “. (Che poi, scusate, chi è che veramente riesce a risolvere un tale conflitto, e ancora, quand’è che veramente è risolto? E poi il Padre non è forse un archetipo così grande che abita ognuno di noi, è veramente possibile risolverlo? Oh padre abbi pietà di noi, Amen.)Io non escludo nulla, sono convinta che il nostro corpo ci dia alcuni “segnali” molto evidenti e molto precisi, che se noi riuscissimo a cogliere anche soltanto un decimo di quelli che non cogliamo, invece di impasticcarci automaticamente senza previa riflessione,  potremmo vivere in uno stato di salute ed energia vitale molto più alta. Ci sono infiniti modi per scoprire questo linguaggio, per ascoltarlo, imparare ed evolversi. Se solo ci ascoltassimo un po’ di più! Potremmo vivere una vita molto più Sana e in Equilibrio. (Mi metto in capo alla fila con la mano alzata di tutti quelli che non riescono ad ascoltarsi, e pensa te che io mi arrovello a pensare anche più del dovuto..). Ma così non accade, e allora ci si ammala, il nostro corpo si gonfia perchè mangiamo male, o è mal nutrito, mal di testa, umore a pezzi, tossine su tossine… Insomma, “non ascolto” che si accumula e accumula fino a diventare cronico.Prima di arrivare a gravi complicazioni, ci sono tantissime strade da percorrere per trovare un equilibrio psicofisico. Esistono percorsi psicologici (psiche=anima), poi ci sono tutte le discipline Olistiche,  c’è la Naturopatia,  l’Omeopatia, la Medicina Cinese, l’Ayurveda, la floriterapia, la nutrizione, discipline come lo yoga, per non parlare di tutte tecniche che lavorano con il Chi,  la Meditazione, L’Ayuvedica, il Reiki… E tanti, tanti altri percorsi incredibili e validi che se coltivati con la giusta dedizione, ho visto portare a risultati sorprendenti. (attenzione anche qui esistono molti ciarlatani, e spesso ti arriva tanto fumo negli occhi, bisogna essere molto abili a saper osservare con un dovuto spirito critico..)Ma questo può non bastare.Ho visto ribaltarsi tutte le mie credenze di fronte alla scoperta e poi diagnosi di un linfoma e alla conseguente scelta di affrontare tutte le cure tradizionali. Io che andavo a tutti i corsi di yoga, ero vegetariana da tre anni, meditante, studiavo psicologia e professavo l’amore cosmico, mi ero ammalata di tumore !E mi sono ritrovata a dover affrontare le mie credenze più radicate, molte le ho dovute estirpare come erbacce pericolose e velenose, altre farne prezioso uso nei momenti più critici.Ho visto che quello che veramente mi limitava era il limite che mettevo io stessa.La separazione tra: questo è bene e questo non è bene, non porta a niente: ogni separazione di per se è perdita di qualcosa.Perciò io credo nell’integrazione, ed ecco perchè dico che tutte le varie “medicine” sono complementari e non alternative, perchè il termine “alternativo” di per sè esclude porzione di verità ed occasioni di guarigione.Qualsiasi sia il motivo per il quale ci si ammala di tumore (tutt’ora oscuro alla medicina tradizionale), non è più importante quando ti viene diagnosticato. E’ una malattia troppo aggressiva per essere curata con la comprensione dei meccanismi che avrrebbero potuto causarla: conflitti irrisolti, traumi familiari, cause ambientali, genetiche, karmiche, spirituali, vite passate…Mi sono così affidata nelle mani della medicina, ma non ad occhi chiusi. Ho tenuto sempre un occhio chiuso rivolto all’interno ed uno aperto verso l’esterno.E sono andata così ad indagare parallelamente anche tutte le possibili cause che mi hanno portato ad ammalarmi, comprendendole, accettandole e ringraziando anche il linfoma per avermi permesso di vederle.Ma ho fatto e sto facendo tutti i cicli di chemioterapia necessari, e tra qualche mese anche l’autotrapianto di cellule staminali.Sono venuta così a conoscenza di un mondo a me ancora sconosciuto e per certi versi anche criticato.Ma ora la mia visione è stata rimodellata, ampliata, e io ne sono grata per questo.La medicina è una cosa sacra e ha un valore inestimabile. Oggi sono stati fatti dei progressi incredibili , ogni giorno ci sono nuove scoperte vengono salvate milioni di vite. Se oggi non si muore più di raffreddore è grazie alla medicina. Se l’aspettativa di vita si è allungata è grazie alla medicina. Se noi adesso siamo qui, è grazie alla medicina e alle sue scoperte.A volte ci dimentichiamo da dove veniamo, che in antichità si moriva a 30 anni, che se ti beccavi una polmonite, ciao. E per non parlare dei tumori. Beh, cosa dire. Qui potrei scrivere un infinità di cose.Oggi molte tipologie di tumore sono guaribili, e si può allungare la sopravvivenza in molti atri casi per addirittura anni, o addirittura convivere con un tumore è oggi una realtà molto frequente. Hanno perfino inventato la chemioterapia in pasticche! Oramai siamo lontanti dall’epoca in cui il cancro era visto come un male oscuro incurabile.  Magari tra cent’anni basterà prendere una pasticca e il tumore andrà via il mattino seguente.Siamo in un epoca di transizione su infiniti livelli, e anche su questo. La medicina non può guarire ancora tutto, ma vi assicuro tanto è stato fatto.  Ho stima per tutte le persone che si battono per la ricerca scientifica, per i medici che lavorano perchè credono in quello che fanno, salvano vite, per gli infermieri e tutte le persone che ogni giorno scendono sul campo di battaglia e combattono, e certo non tutte le battaglie si possono vincere, ma fanno parte di una guerra che da certi punti di vista io la vedo già vinta.Putroppo oggi i tumori sono diffusissimi, e come diceva Veronesi recentemente in un intervista: “Oggi una persona su tre ha un tumore. Perciò non bisogna chiedersi se avrò un tumore, ma che tipo di tumore avrò.” Con questo non voglio allarmare nessuno, ma soltanto portare l’evidenza dei fatti per quello che sono.Allora prendiamo questi dati di fatto, e attrezziamoci di conseguenza.La battaglia che porta alla guarigione, secondo me,  si vince se si riesce a mantenere una visione sempre più ampia, se non ci si sofferma ad un sintomo ma con curiosità si cerca di indagare sul significato, si esplorano tante soluzioni.La medicina è necessaria, in questo caso,  quanto lo è l’idagine sul sè.L’una completa l’altra.Il termine terapia deriva dal greco θεραπεία (therapeía) e ha il significato di cura, guarigione.Platone ha usato questa stessa parola nel dialogo Eutifrone,dove Socrate la definisce come “cura degli dei”.“Quando ti occupi di guarire, stai facendo un’opera sacra”, scrive lo psichiatra e amico Eldo Stellucci, in un breve suo scritto, e io non mi posso che trovare d’accordo con lui.Stiamo parlando di qualcosa che è stato dimenticato oggi da molti medici che svolgono il loro lavoro.Questa sacralità è stata mantenuta in discipline che oggi vengono definite “alternative” e vengono disprezzate e tenute in poco conto nell’ambiente scientifico.Visto che non si può cambiare tutto un intero sistema, almeno, io non ho questa volontà, e sinceramente ho tante altre cose che vorrei fare, almeno posso con gli strumenti che ho cercare, almeno tentare, di rimediare a questa “dimenticanza” e non fermarmi a subire passivamente e meccanicamente le “cure” estirpate purtroppo dal loro terreno comune di significato di guarigione intesa come “sacra”.  Le accetto, le ringrazio, ma a modo mio faccio di tutto per completarle.Concludo riportando quelli che sono secondo Ippocrate, di cui famoso è il giuramento che fanno tutti i medici, chirurghi e odontoiatri all’inizio della loro professione, gli strumenti  terapeutici del medico, questi sono: il tocco, il rimedio e la parola.  Da ciò che ho potuto constatare, è quasi tutto oramai centrato sul rimedio da somministrare a secondo della patologia.Mi piacerebbe che ci fosse più parola, sarebbe bello che i medici fossero più aperti al dialogo, che invece di compilare moduli di anamnesi standardizzati, ci fosse proprio un colloquio con ogni paziente per identificare la sua storia, da dove viene, chi è quella persona, la sua storia familiare…Così come che ci fosse più “tocco”. Al di là di tutti quei guanti bianchi, camici, protezioni, quando accade che c’è un contatto vero tra medico e paziente già quello è uno strumento terapeutico, ecco sarebbe bello che ci fosse anche questo (io poi che sono così per il contatto, a volte mi ritrovo a stringere una mano ad un infermiere, attaccarmi al braccio di qualche medico, per l’incredibile distanza che si percepisce, e poi certo ci sono anche dei medici niente male che ti viene proprio voglia di abbracciarli!! Ma quello è un altro discorso.. )Riporto di seguito il video e un articolo che racconta del dottor. Maurizio Grandi, medico specialista in Oncologia Clinica e Immunoematologia a Torino, che cura i suoi pazienti, curando anche la loro anima. Da non perdere!! (vedi Blog
Pubblicato da: fitonews | 15 gennaio 2012

A proposito di menopausa….

….Siamo noi a rendere la menopausa più o meno importante, non i livelli ormonali. Si ritiene che, nonostante quasi tutte le donne presentino sintomi da menopausa, per la maggior parte di esse la rilevanza di tali sintomi non dipenda dagli ormoni. Più importante è infatti l’atteggiamento generale nei confronti della salute, lo stile di vita e la capacità di affrontare quei cambiamenti che sono parte inevitabile del processo di invecchiamento………Ma credo che prima di cominciare a pensare a qualsiasi tipo di cura si debba inquadrarla in una prospettiva. Abbiamo veramente bisogno di una cura o lo pensiamo soltanto? Forse alcuni sintomi sono causati dall’instabilità dei livelli ormonali ma non sono forse peggiorati dal fatto che ci sentiamo non amate, non volute, inutili? Se la risposta è affermativa allora forse è meglio lasciar perdere ogni tipo di cura e riprendere il controllo della nostra vita…. (Liz Grist, 1992) ” (Tratto da: Campanini Enrica, Menopausa…meno paura, Tecniche Nuove)

Pubblicato da: fitonews | 8 gennaio 2012

Cola e coca cola

« Cola nitida (Vent.) Schott & Endl. e la sua varietà: Cola acuminata (P.Beauv.) Schott &Endl. (Cola – Kola – Noce di cola): si tratta di alberi (10-15 m.) che crescono nell’Africa equatioriale appartenenti alla famiglia delle Sterculiaceae. La specie maggiormente impiegata è la Cola nitida (Vent.) Schott & Endl.  Si utilizza il seme del frutto privato del tegumento ed essiccato.
E’ un ricostituente assai adoperato in Africa (la noce di cola viene masticata allo stato fresco) in quanto permette di sostenere sforzi prolungati e di avvertire meno la fame. Nella droga essiccata è presente  una  concentrazione minima di caffeina dal 1,5% al 2,5% in media. Presenti anche polifenoli con i quali la caffeina libera è combinata in modo diverso a secondo che la droga sia fresca o essiccata. In Europa, e successivamente in America, le proprietà della pianta vennero impiegate nella formulazione di preparati ad azione tonico-stimolante (vini, liquori, sciroppi) e di bevande tonico-dissetanti. Alla pianta, infatti, vengono riconosciute essenzialmente proprietà antiasteniche.
Ecco quanto scrive Ernesto Riva nel suo bel libro I segreti di Esculapio: “ Qui […] si inserisce la storia del farmacista di Atlanta di nome John Styth Pemberton, il quale per ben 17 anni lavorò nel retrobottega della sua farmacia alla ricerca di un rimedio risultante dalla mescolanza di zucchero, acqua, foglie di coca e noci di cola. La speranza del nostro farmacista era di individuare un nuovo medicamento contro il mal di testa, ma destino volle che i clienti del suo drug store preferissero la sua “coca cola” come bibita dissetante. Tutto ciò accadeva verso la fine del secolo scorso, dopodiché la “formula magica” fu ceduta per quattro soldi e iniziò la straordinaria ascesa della Coca Cola Company”. » (Tratto da Campanini E., Sovrappeso e cellulite, Ed. Tecniche Nuove)

Pubblicato da: fitonews | 30 dicembre 2011

Un gelato molto speciale….

In questi giorni sto leggendo un libro molto bello dello scrittore peruviano Mario Vargas Llosa: La zia Julia e lo scribacchino. Ad un certo punto viene citato un frutto tipico del Perù, la lúcuma e così ho deciso di …indagare.
Il Lucumo (Pouteria lucuma Ruiz &Pavon) è un albero, appartenente alla famiglia delle  Sapotaceae,  originario delle Ande in Perù: può raggiungere i 10 metri di altezza e cresce bene anche ad altitudini superiori ai 1.000 metri. Il frutto, lúcuma, presenta una forma ovale/sferica lunga circa 5-10 cm, la buccia, sottile e delicata, mostra un colore giallo-verde o verde/ giallo-bronzeo mentre la polpa dolce ed amidacea ha  un intenso colore giallo-arancio ed è considerata molto nutriente. Alcuni frutti possono arrivare a pesare anche 1 kg. «Ricerche archeologiche hanno scoperto che il suo consumo risale al II secolo d.C. ed era tipico della cultura Mochica, civiltà pre-Inca, che nasce e si sviluppa principalmente lungo la costa settentrionale del Perù. Una testimonianza del consumo di questo frutto sin dai tempi più antichi, è il ritrovamento di numerevoli Huacos: antiche ceramiche che rappresentano diversi aspetti e scene della vita quotidiana, in cui la lucuma è spesso rappresentata.»
Il Perù è il maggior produttore: solo una piccola percentuale raggiunge i mercati per essere consumata fresca mentre la maggior parte del raccolto viene usato per ottenere farine non deperibili e con un alto valore nutrizionale e polveri disidratate. Una volta disidratata, la polvere di lúcuma  viene usata principalmente per aromatizzare gelati e prodotti di pasticceria o altri prodotti a base di latte. Ha un caratteristico sapore di cioccolato e “dulce de leche” (un dessert a base di latte caramellato).  Presenta un basso contenuto di zuccheri, è ricco di fibre, ferro, calcio, fosforo e vitamine in particolare beta-carotene, stimolante del sistema immunitario, e  niacina bilanciatore di colesterolo e trigliceridi. Per queste sue caratteristiche viene considerato un dolcificante naturale adatto anche per chi soffre di diabete o per chi ha problemi di linea. Scrive Mariella Balbi: «E’ anche considerato una pianta medicinale. Le foglie sono usate per curare le irritazioni della pelle e nella selva alta  il succo di lúcuma è usato per alleviare il diabete, con risultati positivi  a dire di coloro che lo prendono per questo scopo. Le foglie inoltre sono una buona tintura per i tessuti. […]Siamo allora di fronte a un frutto simbolico, nutritivo e, contemporaneamente, medicinale». (Balbi Mariella .“Il regno della lucuma” in Chasqui – Anno 2, numero 5, Bollettino Culturale del Ministero degli Affari Esteri, ottobre 2004).
«Per avere un’idea del frutto fresco dovete visitare il Perù nei mesi estivi, da gennaio ad aprile. Se andrete in Perù, ricordatevi di chiedere del gelato al lúcuma fatto con la frutta fresca. È semplicemente il meglio. E, mentre la lúcuma stimola i sensi del gusto e dell’odorato, lasciate che la bellezza del Perù riempia i vostri occhi.»

Pubblicato da: fitonews | 21 dicembre 2011

L’orto-giardino in ospedale

L’ ORTOGIARDINO è il nuovo progetto realizzato all’ Ospedale Pediatrico Meyer  di Firenze grazie al contributo e il sostegno della Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Meyer, gli operatori della Ludoteca e la cooperativa Antropozoa e con il supporto del Dipartimento di Ortoflorofrutticoltura della Facoltà di Agraria. L’ortoterapia è “l’utilizzo delle piante e del giardino per la cura e la riabilitazione della persona”: I benefici, di tipo emotivo, sociale, affettivo e fisico, sono  destinati a migliorare la qualità di vita di tutti bambini ricoverati che possono partecipare attivamente alla cura e coltura di un vero e proprio orto. Per un bambino ospedalizzato il fatto di poter frequentare un ambiente tattile e olfattivamente diverso dal proprio ambiente di cura può diventare infatti  uno stimolo alla guarigione. Durante tutto l’anno sono previsti laboratori all’aperto di “orto-giardino”, accessibili a bambini in visita e ricoverati, in cui si possano seminare e coltivare fiori, piante aromatiche e ortaggi.Nell’orto sono presenti: la vasca degli odori (origano, rosmarino, salvia, timo, maggiorana, lavanda, ruta, menta); la vasca degli ortaggi (melanzane, peperoni, zucchine); la vasca dei pomodori (ciliegini, nani, cuori di bue);i semenzai dei radicchi e delle insalate (radicchio rosso, rucola, lattuga, misticanza, insalata riccia, ravanelli).
E’ previsto inoltre  anche un “giardino viaggiante” in modo da portare odori e colori ai bambini che non possono muoversi dalle loro stanze. “Lo scorso 8 luglio è stato fatto il primo raccolto! Radicchio, fiori di zucca e basilico che i bambini si sono portati a casa per un bel pranzetto biologico!”
Cliccando su questo link  ACCOGLIENZA BAMBINI avete la possibilità di fare una donazione, anche  a partire anche da 1 euro, all’Ospedale  Pediatrico Meyer e quindi di aiutare questo progetto!

Pubblicato da: fitonews | 18 dicembre 2011

Una donna intorno al mondo…..

La Bougainvillea è una pianta rampicante originaria  dell’America del Sud. Fu il naturalista, medico e botanico Philibert Commerson (1727-1773) a scoprirla in Brasile e ad  attribuirle  il nome di  Bougainvillea in onore del capo della spedizione  di circumnavigazione del globo (1766 - 1769), il celebre viaggiatore e matematico francese Louis-Antoine de Bougainville (1729-1811) che la importò in Europa da Rio de Janeiro.

Nel leggere notizie intorno a questa spedizione mi sono imbattuta in una storia molto curiosa e “intrigante”: Philibert Commerson portò con sé in questo lungo viaggio la sua compagna Jeanne Barret (1740-1803) facendola però passare per il suo valletto sotto il nome di Jean Baré in quanto in quell’epoca era inammissibile che una donna potesse imbarcarsi. L’inganno venne  scoperto nel 1768 ma  Louis-Antoine de Bougainville si limitò a farli sbarcare a Mauritius dove Commerson morì  nel 1773.

Scrive Bougainville nel suo diario:  ”… Come riconoscere una donna in questo instancabile Baré, botanico di buona esperienza, che abbiamo visto seguire il suo padrone in tutte le  escursioni botaniche, tra la neve e le montagne ghiacciate del Stretto di Magellano, e trasportare in queste marce difficoltose  le provviste, le armi, gli erbari  con un coraggio e una forza che le avevano guadagnato il nome della bestia da soma del naturalista?” E anche :”  …sapeva, salendo a bordo che si trattava di fare il giro del mondo e tale viaggio aveva suscitato la sua curiosità. Lei sarà la prima donna ad averlo compiuto, e io le devo il giusto riconoscimento che a bordo si è comportata con la più scrupolosa saggezza”. Nel 1794, grazie all’interessamento di Bouganville, le fu assegnata una pensione dello Stato in riconoscimento della sua attività di botanica durante il viaggio intorno al mondo e fu designata come “donna straordinaria”. Jeanne Baret, la prima donna ad aver circumnavigato il globo, morì all’età di 67 anni il 5 agosto 1807.
Un’ultima curiosità. Commerson  dedicò a Jeanne una pianta : si tratta della Baretia bonnafidia (conosciuta anche come Turrea heterophylla) pianta dall’incerta identità sessuale….

….

E’ stato pubblicato dalla prestigiosa rivista Phytotherapy Research (Phytother. Res. 21, 1228–1233 (2007) uno studio che ha valutato  l’efficacia, la sicurezza e la tollerabilità dell’Artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens DC) nel trattamento dei cosiddetti dolori reumatici (AORC: Arthritis and other rheumatic conditions). Lo studio, durato otto settimane,  ha coinvolto 259 pazienti e per la valutazione dei risultati clinici sono stati adottati la scala di valutazione WOMAC-I (Western Ontario and McMasters Universities Osteoarthritis), l’indice di AHOI (Algofunctional Hand Osteoarthritis Index), le usuali analisi ematiche, test di funzionalità epatica, questionari di autovalutazione, ecc. Sono risultati significativi (p < 0.0001) i dati relativi al dolore globale, alla rigidità e alla funzionalità articolare. Anche la qualità della vita è risultata migliorata significativamente rispetto alla baseline. Almeno il 60% dei pazienti ha inoltre potuto ridurre o evitare l’assunzione concomitante di farmaci antidolorifici. Gli autori concludono che Harpagophytum procumbens rappresenta una opzione seria per il trattamento delle forme lievi o moderate di artrosi. Appare evidente l’interesse clinico nell’utilizzo in terapia della pianta. Scrive il farmacologo francese J. Brunetton (2002): “In complemento alla terapeutica abituale, o quando la prescrizione antiinfiammatoria come prima istanza non è giustificata, il suo utilizzo è una possibilità che meriterebbe senza alcun dubbio di essere meglio valutata“.

Pubblicato da: fitonews | 3 dicembre 2011

La memoria …al mirtillo

Uno studio pubblicato dalla rivista Journal of Agricultural and Food Chemistry (2010) ha segnalato che l’assunzione di circa 500 ml di una bevanda a base di succo di mirtillo (Vaccinium myrtillus) al giorno   per 12 settimane (l’equivalente di 6-9 ml per Kg di peso corporeo/die)  ha determinato,  oltre alla riduzione di sintomi depressivi e dei livelli di glucosio, miglioramenti a livello della funzione cognitiva (incremento della memoria e dell’ apprendimento)  in persone anziane con problemi di memoria. . “La supplementazione con mirtilli, infatti, può prevenire o attenuare il processo di neurodegenerazione grazie agli effetti benefici dei flavonoidi contenuti nei mirtilli, in particolare di antociani e flavanoli. I flavonoidi attraversano la barriera emato-encefalica, esercitando i loro effetti benefici sull’apprendimento e la memoria, migliorando le connessioni neuronali esistenti, la comunicazione cellulare e stimolando la rigenerazione neuronale.”(Sinut)

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